Giuseppe Catapano: Cooperazione italiana, è giunta l’ora della ribalta

giucatap36Il discorso di Matteo Renzi davanti all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, in occasione peraltro dell’approvazione dei nuovi 17 Obiettivi dello Sviluppo Sostenibile, è stato emblematico della nuova cifra della cooperazione italiana come chiave politica di posizionamento dell’Italia nella comunità internazionale.

L’obiettivo del futuro della cooperazione internazionale è infatti andare oltre l’aiuto per essere ancora più efficaci e raggiungere l’obiettivo dello sviluppo e della promozione umana.

Non si tratta di sottovalutare quanto bisogno di sostegno e assistenza materiale vi sia ancora in molti Paesi, ma di far evolvere le Agenzie nazionali e internazionali di cooperazione, così da adeguarle al nuovo scenario economico e geopolitico che abbiamo dinanzi.

Meno i paesi poveri, ma più i fragili
Abbiamo di fronte un nuovo panorama di Paesi emergenti in cui si riducono quelli poverissimi (scesi secondo la Banca Mondiale da oltre 60 a 34) ma aumentano i “paesi fragili” (36 secondo l’Ocse), il cui sviluppo economico è azzoppato da conflitti, debolezze istituzionali, insufficienze delle reti sociali e imprenditoriali.

Si calcola un gap di infrastrutture per il quale sarebbero necessari 8oo miliardi di dollari l’anno in Asia e quasi 100 miliardi in Africa. Uno scenario in cui si studiano nuovi strumenti di intervento: la finanza sociale per lo sviluppo, il ricorso intensivo e diffuso all’information technology, il contributo del privato e l’insistenza sul trasferimento di know how industriale.

Su tutto, la consapevolezza che i temi della povertà e della sostenibilità si affronteranno con scelte politiche di fondo (dalla tracciabilità dei “minerali da conflitto” alle regole del commercio internazionale) e non semplicemente con il trasferimento di denaro e aiuto.

Ecco perché il dibattito sulla cooperazione deve essere affrontato toccando temi nuovi, coinvolgendo nuove professionalità, con un approccio più agile e trasversale rispetto a quello fino ad ora adottato in questo campo.

Riforma della cooperazione italiana
Non c’è riunione, vertice o incontro in cui il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, non citi la riforma della nostra cooperazione con orgoglio e non indichi con ambizione il traguardo storico di “indossare entro il 2017 la maglietta numero 4” tra i donatori nel club esclusivo del G7. Parliamo di circa un miliardo e mezzo di dollari di nuove risorse da destinare alla cooperazione.

Soldi ben spesi per il Governo non solo perché aiuteranno la stabilizzazione di aree di conflitto, lo sradicamento della povertà e il contrasto al cambiamento climatico, riducendo così la pressione migratoria, ma anche perché garantiranno un ritorno politico per il Paese, per il suo standing internazionale e, non ultimo, stimoleranno una forma di “internazionalizzazione per lo sviluppo” necessaria alle nostre imprese.

Parlando all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, Renzi è partito dall’orgogliosa rivendicazione dell’impegno del Paese per salvare migliaia di vite umane nel Mediterraneo e dallo sforzo di convincere l’Europa a una politica solidale e aperta verso il dramma dei profughi, per spaziare al tema dello sviluppo sostenibile in agenda a dicembre a Parigi, alla sostegno alla moratoria contro la pena di morte fino alla rivendicazione dell’obiettivo di divenire donatore virtuoso nell’aiuto allo sviluppo.

Il tutto con il disegno strategico di ridefinire lo standing internazionale del Paese a partire da queste battaglie e in vista della elezione in Consiglio di Sicurezza del prossimo anno dove ce la dovremmo vedere con Svezia e Olanda, Paesi maestri nell’utilizzare questo tipo di strumenti di “soft power”.

Nuova Agenzia italiana per la cooperazione
In questo nuovo contesto internazionale ma anche sulla scorta di questo inedito impulso politico volto a rafforzare il protagonismo internazionale dell’Italia, saranno importanti i primi passi della neonata Agenzia italiana per la cooperazione, un attore chiave della riforma, all’incrocio tra Farnesina, Palazzo Chigi, il tessuto prezioso della solidarietà internazionale e il mondo del profit responsabile.

Un’Agenzia che deve essere moderna, digitale, trasparente e innovativa, mantenere un rapporto più che virtuoso tra volume di aiuti gestiti e costi, deve diventare partner di Cassa Depositi e Prestiti sui temi della finanza per lo sviluppo e della partnership con il privato ma deve anche essere capace di ridare risorse ai progetti della società civile, della cooperazione popolare e di quella territoriale.

È ora di far uscire la cooperazione dall’angolo in cui per anni l’abbiamo relegata, di riconoscerle il ruolo politico centrale che deve avere nella nostra politica estera, un politica estera che si sta trasformandosi in “global politics”, non più limitata alle grandi trattative internazionali e ai consueti incontri bilaterali ma sempre più giocata trasversalmente su tutti i temi (dall’ambiente all’immigrazione, dalla lotta alla povertà ai trattati commerciali) e in cui proprio la cooperazione allo sviluppo potrà giocare un ruolo centrale come strumento di “soft power” per il Paese e chiave per un contributo positivo dell’Italia nel costruire un mondo più sostenibile, equo e sicuro.

Giuseppe Catapano: Riforme, dal Senato via libera all’articolo 1. Governo: “Nessun emendamento su art.2”

giucatapNon ci sarà nessun emendamento del governo all’articolo 2. Lo sottolineano fonti di palazzo Chigi. La linea del governo, spiegano a palazzo Chigi, è che sulle minoranze linguistiche sia più logico rimettersi all’aula. Si tratta di una questione tecnica che ai fini della riforma è indifferente. Un emendamento del governo caricherebbe la questione tecnica di significato politico e dovrebbe costringere il governo stesso a un voto segreto o a porre la questione di fiducia. E Renzi non ha alcuna intenzione di farlo, sottolineano sempre a palazzo Chigi.

La conferma arriva anche dal ministro delle Riforme Maria Elena Boschi, che al termine di una riunione con i capigruppo di maggioranza al Senato assicura non ci sarà un emendamento del governo. “E’ mai stato preso in considerazione?” chiedono i giornalisti. “Sto dicendo che non ci sarà, poi si valutano tante cose”, replica il ministro.

VIA LIBERA ART.1 – Via libera dell’aula del Senato con 172 sì, 108 no e tre astenuti all’articolo 1 del testo di riforma della Costituzione, che ridefinisce le funzioni e la natura del nuovo Senato, modificando il contenuto dell’attuale articolo 55 della Carta.

Clima di alta tensione in Aula dopo il via libera con 177 sì, 52 voti contrari e due astenuti al cosiddetto emendamento canguro, presentato dal senatore del Pd Roberto Cociancich. La proposta di modifica, molto contestata dall’opposizione, avendo un effetto “ghigliottina”, ha fatto decadere tutti gli emendamenti all’articolo 1 (complessivamente 220 pagine di emendamenti) e eliminato i voti segreti.

I senatori della Lega Nord e del M5S non hanno partecipato per protesta al voto sull’emendamento Cociancich.

Tre no anche dal gruppo Pd all’emendamento. Un voto negativo espresso da Corradino Mineo (che lo ha annunciato in aula) e Walter Tocci, mentre Felice Casson si è astenuto, anche se il voto di astensione per Regolamento al Senato, equivale a un voto contrario.

La presidente della commissione Affari Costituzionali, Anna Finocchiaro, ha precisato in Aula: “L’emendamento Cociancich riproduce esattamente l’emendamento da me firmato, insieme ai capigruppo della maggioranza. Il contenuto dell’emendamento non è frutto della mia fantasia creatrice ma dei lavori di commissione e dell’attività emendativa su un terreno comune, sugli assi portanti della riforma”.

GIuseppe Catapano: Esodati e pensioni flessibili, ecco la soluzione allo studio. Con uno spiraglio per le donne…

giucatapUna misura unica in Stabilità per chiudere strutturalmente l’odissea degli esodati e aprire, con tutte le cautele del caso, una formula di maggiore flessibilità in uscita con penalizzazioni. Il confronto tra i tecnici di Lavoro, Economia e Inps procede lungo questo solco sapendo che il limite massimo entro cui si potranno spostare le variabili è quello del miliardo o poco più che il Governo vuole impegnare sulla voce pensioni. Miliardo cui andrebbe aggiunto il mezzo miliardo di maggior spesa determinata dagli effetti della sentenza 70/2015 della Corte costituzionale che ha sbloccato le perequazioni sugli assegni oltre le tre volte il minimo.

La misura allo studio parte dallo schema base delle penalizzazioni il più corrette possibile sotto il profilo attuariale (si dice 4% sulla quota retributiva dell’assegno) con età minima per l’anticipo fissata a 63 anni e qualche mese, ovvero non più di tre anni dall’età di vecchiaia valida dal 2016. Gli anni di contributi minimi restano 35, soglia che consentirebbe di non esporre i lavoratori al rischio di un’uscita (magari indotta da piani di ristrutturazione aziendali) con assegni troppo bassi. Ma c’è anche consapevolezza che con 35 anni minimi la flessibilità nuova sarebbe soprattutto appannaggio degli uomini, vista la difficoltà per le donne di avere carriere continue. E sul punto una soluzione alternativa è ancora allo studio. Il confronto è aperto anche sull’«Opzione donna»: riconoscere alle dipendenti di 58 anni e 35 di contributi, con maturazione del requisito entro l’anno, un ritiro anticipato con penalizzazione del 3% l’anno per massimi tre anni in luogo del ricalcolo contributivo. Misura che potrebbe riguardare circa 30mila donne con un costo basso iniziale che poi cresce negli anni futuri quando le scattano le finestre della decorrenza (fino a 2 miliardi entro il 2020).

Ieri intanto il presidente dell’Inps, Tito Boeri, ha presentato un nuovo Rapporto dell’Istituto sulle pensioni all’estero che fotografa le complesse dinamiche di una parte sempre più importante del mercato del lavoro italiano interessato dai flussi migratori. Tra le tante evidenze statistiche, Boeri ha sottolineato come ci sia un fenomeno significativo di “free riding” sui contributi degli stranieri con una percentuale alta di coloro che adesso avrebbero l’età per la pensione di vecchiaia, che hanno versato contributi senza però percepirla.

Si tratta di circa 200.000 stranieri sui 927.448 provenienti da paesi convenzionati che hanno superato i 66 anni e tre mesi (il 21%): non hanno alcuna prestazione dall’Inps per un totale di versamenti capitalizzati con il criterio contributivo di circa 3 miliardi. «Perché non usare quelle risorse per finanziare politiche di integrazione?» ha proposto Boeri. Sul fronte degli italiani pensionati che si trasferiscono all’estero, invece, è stata segnalata una crescita dei flussi, con il raddoppio tra il 2010 e il 2014 dei beneficiari di una rendita che decidono di vivere oltre confine. Nel 2014 Inps erogava 400mila trattamenti all’estero per una spesa di oltre un miliardo in 154 paesi. In questo caso la proposta è stata di valutare di pagare in futuro per l’estero solo le prestazioni contributive e non quelle assistenziali.

Giuseppe Catapano: Renzi, Italia fuori da sabbie mobili. «Pronti a cambiare sulla sanità»

giucatap«Nel primo anno e mezzo di governo la priorità è stata il salvataggio dell’industria manifatturiera e il lavoro per passare dal segno meno al segno più di tutti gli indicatori economici. Questa prima fase aveva come scopo portare l’Italia fuori dalle sabbie mobili e ora possiamo dire: missione compiuta». Lo ha detto Matteo Renzi al question time alla Camera. E ha aggiunto: «Noi abbiamo nella legge di stabilità un elemento chiave, il momento della svolta definitiva».

Renzi: in 2017 Ires più bassa di Germania e Francia
Renzi ha ribadito che nel 2017 ci sarà la riduzione dell’Ires e già in questa legge di stabilità «indicheremo il livello di riduzione». Lo ha detto anticipando che l’obiettivo è «arrivare a un livello inferiore sia alla Germania, che alla Francia e alla Spagna».

«Sulla sanità non stiamo tagliando, ma pronti a cambiare»
Respinta al mittente anche l’accusa dei tagli alla sanità praticati dall’esecutivo. «Sulla sanità questo Paese non sta tagliando, poi possiamo discutere su come impiegare questi denari» ha affermato il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ricordando nel question time alla Camera gli stanziamenti crescenti per la sanità negli ultimi anni: 106 miliardi nel 2013, 109 nel 2014, 110 quest’anno e 111 nel 2016. «Sono d’accordo che dobbiamo cambiare qualcosa, se c’è da cambiare qualcosa, perché non dobbiamo dare l’impressione che i cittadini non abbiano il diritto alle cure», ha ammesso Renzi.

«Impegno contro povertà in legge di stabilità»
Renzi ha ribadito l’intenzione del governo di intervenire nella manovra con misure di contrasto alla povertà. «In legge di stabilità ci impegniamo a introdurre una misura contro la povertà e in particolare contro la povertà infantile» ha detto il presidente del consiglio Matteo Renzi a Montecitorio per il question time. E ha rivendicato una diminuzione di tre milioni di euro solo per le spese correnti di palazzo Chigi («Le auto di servizio sono state ridotte a 15»).

Su Tasi basta atteggiamento subalternità con Ue
Il premier ha poi rilanciato l’obiettivo di eliminare la tassa sulla prima casa «per tutti e per sempre». E alle perplessità della Commissione Ue su questo punto ha replicato: «Non rilevano le letterine europee; loro facciano quello che devono fare e noi facciamo quello che dobbiamo fare». Poi ha aggiunto: «Questo atteggiamento di subalternità ha da finire una volta per tutte». E ha spiegato: «Rispetteremo i parametri di Bruxelles, ma rispettando Bruxelles rispetteremo questa Camera e l’Aula del Senato che sono le sole a poter legiferare in materia fiscale».

«Rivediamo meccanismo 80 euro, non più sussidio ma riduzione fiscale»
Non solo. Il premier ha annunciato che il governo sta studiando «un meccanismo per far figurare gli 80 euro, finalmente, non più come un sussidio, un contributo, ma come una riduzione fiscale». E ha aggiunto: «Può darsi che questo provochi dei leggeri cambiamenti, può darsi che qualcuno ne prenda 81 e qualcuno 79, ma sempre lì siamo»

«No al reddito cittadinanza si punti su lavoro»
Porte chiuse poi al reddito di cittadinanza rilanciato dal M5s. «Credo che in questo Paese non sia giusto parlare di reddito di cittadinanza. La nostra Costituzione parla di diritto al lavoro, la misura per combattere la povertà è puntare sul lavoro» ha detto il premier Matteo Renzi rispondendo in aula alla Camera nel corso del question time.

«Su Isee pronti a verifica, ma sistema funziona»
In merito all’Isee, il premier ha dato disponibilità a modifiche. «Sicuramente siamo pronti ad una verifica, a discutere se qualcosa non funziona» ma secondo i «dati a disposizione c’è soddisfazione da parte degli utenti» per i nuovi criteri di dichiarazione: «l’80% è più favorevole o 11,7% indifferente»

«Stiamo gestendo una crisi epocale su migranti»
Sull’immigrazione Renzi ha detto che «stiamo gestendo una crisi epocale, senza rincorrere gli spot». E ha attaccati: «Altri sono stati capaci di dire “a casa tutti” e poi “li ospiterò nel mio bilocale”. Sicuramente bisogna fare sforzi per identificare le persone, sicuramente ma quando siamo in presenza di un immigrato che rischia la vita, non ci preoccupiamo se è un migrante economico o un rifugiato, prima lo salviamo e poi ci congratuliamo con chi lo salva». Ma poi ha buttato acqua sul fuoco degli allarmismi. «Non ci sono i numeri di cui state parlando, un milione di persone non sta arrivando in Italia – ha spiegato -. La Giordania, con 4 milioni di abitanti, ha un milione e mezzo di profughi».

«Italia in solco Onu sulla Siria, serve collaborazione»
Per quanto riguarda il fronte siriano, Renzi ha ribadito l’ancoraggio di qualsiasi iniziativa militare al mandato Onu: «La nostra posizione rimane nel solco delle Nazioni Unite – ha spiegato – invitare a tutti livelli alla collaborazione perché non si replichi – dopo 4 anni di guerra – il meccanismo per cui la mancanza di governo porta all’ esplosione di pezzi interi di Medio Oriente»

Question time su ripresa, tasse e casa
Le iniziative per rafforzare la ripresa economica, produttiva e occupazionale, il rilancio della politica industriale, gli orientamenti in merito alla tassazione sulla prima casa e sugli immobili in generale e il finanziamento del Servizio sanitario nazionale, con particolare riferimento alla questione delle prescrizioni sanitarie. Sono questi alcuni dei temi trattati oggi dal presidente del Consiglio, Matteo Renzi, nel question time in programma ala Camera.

Giuseppe Catapano: Mattarella, ragazzi andate a scuola!

SERGIO MATTARELLA

“Andate a scuola!”. Sergio Mattarella sale sul palco allestito nel cortile della scuola, Davide Sannino, nel quartiere Ponticelli di Napoli, per l’inaugurazione dell’anno scolastico con il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, ed esorta i ragazzi a frequentare la scuola: “Andateci. Non ne fuggite. Non fatevi vincere dalla sfiducia. La scuola è vostra, cosi’ come vostro e’ il futuro”. In una città e in una regione in cui ancora e’ alta la dispersione scolastica, il capo dello Stato ricorda l’esempio Malala che “ha ricevuto il premio Nobel per la Pace per aver tenacemente affermato il proprio diritto alla scuola”. La scuola, ha proseguito il presidente della Repubblica “cambia la vita. E’ l’anticorpo al conformismo e, dunque, alla sottomissione. La conoscenza è libertà, libertà di esprimere i talenti diversi e le diverse aspirazioni”. E ancora piu’ in generale “l’istruzione è la chiave della coscienza civile di un Paese. La capacità’ di crescere insieme agli altri rappresenta la porta che apre a una cittadinanza piena”. Mattarella non ha nascosto “i molti problemi che siete costretti ad affrontare quotidianamente. Non dimentico le difficolta’, le carenze, le sofferenze contro le quali combattete”, ma con la sua presenza a Napoli “voglio dire a voce alta che avanzare insieme è possibile e che la scuola è strumento straordinario di crescita personale e collettiva. Se la scuola non fosse questo, tradirebbe la sua ragione costitutiva”.
“La camorra e le mafie possono essere sconfitte. La camorra e le mafie saranno sconfitte”, ha detto poi Mattarella, aggiungendo che “la scuola è presidio di legalità. E’ il luogo dove apprendere che possiamo farcela. La scuola è dignità”. Proprio da Napoli, da una scuola intitolata a un giovane assassinato dalla malavita, da una città in cui pochi giorni fa è stato gravemente ferito l’agente di polizia Nicola Barbato a cui “va affetto e riconoscenza”, il presidente della Repubblica sprona i giovani a frequentare le scuole, a partecipare e a non farsi intimorire dalla criminalità organizzata: “La camorra e le mafie saranno sconfitte. E voi, giovani di Napoli, sarete alla testa di questa storica vittoria”.
Il presidente della Repubblica ha rivolto un appello ai ragazzi “impegnatevi a coltivare la speranza” per vincere la sopraffazione, per guadagnarsi rispetto; “chi si intruppa nelle gang giovanili, chi cerca la droga, chi spaccia violenza, chi si fa strumento di criminali ha gia’ perso”. “La vita e’ davanti a voi – ha sottolineato Mattarella – scegliete la vita e non la morte”.
Infine, il capo dello stato ringrazia gli insegnanti, e il personale ausiliario delle scuole, nel giorno dell’inaugurazione dell’anno scolastico. “Vi sono state difficoltà in questi anni, lo so bene. Anni in cui la crisi economica ha penalizzato oltre misura il patrimonio della scuola. Anni nei quali si sono accentuate condizioni di precarietà, affrontate recentemente dal Parlamento”. Il capo dello Stato ha voluto dire “grazie” agli insegnanti che sono riusciti “a dare risposte positive laddove sarebbe prevalso lo scoraggiamento”: “Oggi senza di voi non sarebbe possibile immaginare un salto in avanti”.

Giuseppe Catapano: Beni sequestrati, mini-parcelle

Crise financièreVarati i compensi (calmierati) per gli amministratori giudiziari di beni sequestrati. Sono equiparati a quelli dei curatori fallimentari, ma solo se gestiscono un compendio aziendale; sono calcolati al ribasso per altre attività di amministrazione. Vengono computati in percentuale sul valore di beni in sequestro: si va fino al 5% del valore aziendale gestito direttamente da professionista (se il valore è compreso fino a 811 mila euro), oppure fino al 2% se i beni aziendali (dello stesso valore) sono concessi a terzi, oppure ancora si può arrivare al 2,5% per immobili dello stesso scaglione. Il dpr, approvato ieri definitivamente dal Consiglio dei ministri, attua l’articolo 8 del dlgs 14/2010 e calcola, partendo dai compensi per i curatori fallimentari, i compensi degli amministratori giudiziari. Due gli obiettivi di fondo: abbassare le spese e rendere omogeneo il trattamento nei vari tribunali. La relazione al dpr simula alcuni casi per capire come cambia il compenso degli amministratori. Per l’ipotesi di un attivo di un milione di euro (di cui: 400 mila per un’azienda, 300 mila di immobili e 300 mila di beni mobili), zero di passivo e di redditi incassati, il compenso in base al nuovo dpr sarebbe di euro 46.666,80, più alto di quello liquidato dai tribunali di Reggio Calabria (12 mila euro) e di Santa Maria Capua Vetere (7.200 euro), ma più basso della tariffa per il fallimento (euro 53.807,08) o di quella praticata dal tribunale di Roma o di Torre Annunziata (50.600 euro) o di quella proposta dall’Istituto nazionale amministratori giudiziari (154 mila euro). Il decreto, dunque, prende a riferimento i compensi del curatore fallimentare e del commissario giudiziale nella procedura di concordato preventivo. Ma con alcuni correttivi in base alla durata del procedimento di sequestro, ma anche tenendo conto espressamente della maggiore delicatezza dell’incarico di amministratore in contesti di criminalità organizzata.

Giuseppe Catapano: Ue, piano migranti rischia di scatenare un finimondo

in-ungheria-esercito-potra-usare-gas-lacrimogeni-e-granate-stordenti-trattato-schengen-in-bilico-juncker-120-mila-persone-siamo-ridicoli.aspxAll’indomani della decisione dei ministri UE di ridistribuire 120 mila migranti in tutta Europa, in Ungheria passa una legge ad hoc scioccante.

Il piano che introduce delle quote di accoglienza dei migranti per venire incontro ai paesi piu’ esposti per ragioni geografiche come l’Italia potrebbe essere la goccia che fa traboccare il vaso e porta con sè persino il rischio di far scoppiare una guerra.

L’ultima sofferta decisione dei ministri dell’Interno dell’Unione Europea di trasferire 120mila rifugiati dall’Italia, Grecia e Ungheria ad altri paesi dell’Unione nei prossimi due anni non è piaciuta alla Croazia e ai paesi dell’ex blocco sovietico. Romania, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria hanno votato contro la proposta della Commissione, che per entrare in vigore dovrà essere ratificata il 23 settembre dai leader dell’Ue.

I numeri non dovrebbero essere definitivi visto che secondo l’ONU in Europa negli ultimi tempi sono arrivati circa 480mila migranti via mare, ad una media di 6mila al giorno. Ma secondo il capo della Commissione UE Jean-Claude Juncker è patetico litigare per 120 mila persone. “Siamo ridicoli” ha detto il leader esecutivo dell’Europa unita.

A maggior ragione se si pensa che la parte piu’ consistente del flusso migratorio proviene dalla Siria, paese devastato dalla guerra. In realtà, stando ai dati di Daily Mail, è emerso che solo uno su cinque migranti giunti sinora in Europa è siriano.

I numeri continueranno a crescere e se le autorità europeo non trovano un accordo pacifico quando si tratta di accogliere 120 mila persone, chissà cosa accadrà in situazioni di maggiore emergenza.

Le ultime divisioni mettono in luce i rischi di aumento delle tensioni tra i paesi membri dell’Unione. In Ungheria, dove regna la destra, è passata una legge che permetterà all’esercito di utilizzare granate stordenti, proiettili di gomma e gas lacrimogeni sui migranti.

La proposta della Germania di costringere gli altri Stati membri ad accettare quote fisse di richiedenti asilo non è piaciuta nei giorni scorsi ad alcuni paesi. La Slovacchia ha detto che una simile misura avrebbero portato alla “fine della Ue”.

Dopo l’aggravarsi della crisi dei migranti e le sospensioni temporanee del trattato di Shenghen da parte di alcuni paesi, come per esempio ha deciso quest’estate la Francia quando ha bloccato l’accesso alla frontiera tra Mentone e Ventimiglia, anche una delle poche grandi conquiste dell’Europa unita, il sistema di libera circolazione, rischia di saltare.

Giuseppe Catapano: Eurozona, Pmi delude. Francia immobile

manifatturiero-e-servizi-al-di-sotto-delle-aspettative-pil-francese-invariato-nel-secondo-trimestre-l-europa-perde-slancio.aspxROMA (WSI) – Al di sotto delle aspettative nel mese di settembre, secondo i dati Markit, l’indice del responsabile degli acquisti composito (PMI) che è stato pari a 563,9, in calo dal 54, 3 del precedente mese di agosto.

Per quanto riguarda la crescita trimestrale secondo Markit, i dati dell’indagine hanno indicato una costante crescita dell’economia della zona euro alla fine del terzo trimestre. Prezzi di vendita stabili nonostante i prezzi delle materie prime che sono state drasticamente ridotte. Commenta i dati il capo economista di Markit, Chris Williamson, secondo cui vi erano comunque timori e preoccupazioni dovute alla mancanza di posti di lavoro.

Sotto i riflettori le due più grandi economie della zona euro, Germania e Francia e mentre la prima ha visto il suo indice calare al 54,3 conto il 55,0 del mese precedente, è la Francia che desta una particolare preoccupazione.

Nel secondo trimestre il Pil francese è rimasto invariato a livello congiunturale, facendo come nel primo trimestre. Il risultato era atteso dagli analisti. Nel confronto con lo stesso periodo dell’anno precedente, il prodotto interno lordo è cresciuto dell’1,1%.

Giuseppe Catapano: Volkswagen, conseguenze truffa diesel dureranno anni

aver-truccato-i-risultati-dei-test-usa-sulle-emissioni-di-diesel-potrebbe-costare-a-volkswagen-fino-a-18-miliardi-di-dollari-di-multa.aspxNEW YORK (WSI) – Secondo gli analisti di Frost & Sullivan le rivelazioni sulle emissioni ‘truccate’ di Volkswagen “potrebbero far arretrare il gruppo per gli anni a venire”. Pare per giunta che il governo tedesco sapesse della truffa sui motori diesel.

Sui mercati intanto prosegue per il terzo giorno consecutivo il selloff dei titoli della casa automobilistica tedesca. Le vendite hanno iniziato a scatenarsi lunedi’ in seguito all’ammissione di colpe e le scuse del Ceo della divisione Usa Michael Horn.

Lo scandalo riguarda 482.000 modelli diesel del segmento medio che sono stati dotati di un software detto “defeat device”, il quale è stato in grado di ridurre le emissioni fino al 40% durante la prova delle emissioni rispetto al normale utilizzo.

Ora il mercato, osserva Andrew Lee di Frost & Sullivan, si interroga su quale impatto le rivelazioni avranno “sugli investimenti per 7 miliardi di dollari programmati nel mercato statunitense per aumentare le vendite”. Il gruppo è stato costretto ad accantonare già 6,5 miliardi per le eventuali multe.

“Dal 2012 Volkswagen sta lottando nel mercato statunitense. Le vendite negli Stati Uniti rappresentano oggi solo il 6% del fatturato del gruppo. Il significato di questa rivelazione tuttavia ha già visto i prezzi delle azioni crollare del 22% dal momento che il Gruppo potrebbe essere sanzionato per 18 miliardi di dollari, per non parlare dell’impatto mediatico negativo”.

All’apertura delle contrattazioni, le Volkswagen scivolano del 3-4% dopo il crollo avvenuto lunedì all’annuncio della bufera abbattutasi sulla casa automobilistica tedesca. Dopo che il numero uno del Gruppo di Wolfsburg, Martin Winterkorn, ha reso la prima ammissione di responsabilità, ora è la volta di Michael Horn, Ceo di Volkswagen USA. Winterkorn ha fatto poi sapere che rimarrà alle redini del gruppo nonostante lo scandalo inaudito.

La multa che pesa in capo alla società, accusata di aver barato sistematicamente per superare le prove d’inquinamento atmosferico delle sue auto diesel, ha l’importo pari a 18 miliardi di dollari e in più ad essa si aggiungono le accuse penali per i suoi dirigenti e azioni legali da parte dei clienti degli azionisti.

L’azienda ha annunciato lo stop alle vendite dei diesel 4 cilindri negli Stati Uniti, ma la vicenda non sembra aver coinvolto il marchio Porsche.

Giuseppe Catapano: Riforma riscossione, c’è la mini-sanatoria

PIER CARLO PADOAN

La riforma della riscossione parte con una minisanatoria. Tutti i contribuenti i cui piani di rateazione risultano decaduti nei 24 mesi antecedenti l’entrata in vigore del decreto legislativo, potranno infatti richiedere la rimessione in termini attraverso un nuovo piano di dilazione, di durata non superiore a 72 rate e con decadenza al mancato pagamento di due sole rate. Per accedere alla nuova rateazione in proroga i contribuenti avranno però poco tempo a disposizione. Dovranno presentare la relativa richiesta entro i trenta giorni successivi alla data di entrata in vigore della riforma.
Oltre a tale misura di carattere straordinario, introdotta durante i lavori in commissione finanze della camera, in considerazione delle particolari difficoltà finanziarie in cui versano molti contribuenti italiani, la riforma della riscossione varata dall’esecutivo contiene tutta una serie di misure destinate ad incidere, anche profondamente, sulla delicata materia. Fra le novità di maggior rilievo occorre evidenziare fin da subito la retromarcia in materia di decadenza dai benefici della dilazione concessa al contribuente ai sensi dell’articolo 19 del dpr 602/1973. Per le dilazioni concesse o per i ruoli consegnati a decorrere dalla data di entrata in vigore del decreto legislativo di riforma della riscossione, si prevede infatti la decadenza dalla rateazione con il mancato pagamento di cinque, anziché otto, rate, anche non consecutive del piano originariamente concesso. Per mitigare questo inasprimento delle cause dei decadenza la riforma prevede tuttavia l’inserimento all’interno dello stesso articolo 19 sopra ricordato, della possibilità per i contribuenti decaduti di accedere a una nuova ulteriore dilazione. Questa proroga potrà essere ottenuta solo dietro presentazione di apposita istanza e con il pagamento contestuale delle rate di piano originario scadute e non versate. La rimessione in termini del contribuente potrà avvenire solo entro il limite delle rate originariamente concesse e non ancora pagate.