Giuseppe Catapano: Gianroberto Casaleggio è morto, era l’anima del Movimento 5 Stelle

giucatap471E’ morto Gianroberto Casaleggio, fondatore con Beppe Grillo del Movimento 5 Stelle. Era ricoverato a Milano. Nell’aprile del 2014 era stato operato di urgenza per un edema al cervello al Policlinico di Milano. E’ morto alle 7 di questa mattina in una camera di degenza dell’istituto Scientifico Auxologico di Milano, in via Mosé Bianchi, dove era ricoverato da almeno due settimane con un nome diverso da quello reale per tutelare la privacy. Nel post di Grillo sul blog figura anche un passaggio di una lettera di Casaleggio al Corsera: “Sono un comune cittadino che con il suo lavoro e i suoi (pochi) mezzi cerca, senza alcun contributo pubblico o privato, forse illudendosi, talvolta anche sbagliando, di migliorare la società in cui vive”.

Era nato a Milano il 14 agosto 1954. Socio fondatore e presidente della Casaleggio Associati, società informatica e editoriale che si occupa di consulenze in materia di strategie di rete. Attività che gli aveva fatto guadagnare l’appellativo di guru del web. Era curatore del blog di Beppe Grillo. Figlio di un interprete di lingua russa, Casaleggio aveva cominciato la sua carriera come progettista di software di base presso l’Olivetti di Ivrea guidata da Roberto Colaninno. Nel 2004 si è candidato alle elezioni nel comune in cui risiede, Settimo Vittone in provincia di Torino, con la lista civica. A 20 anni sposa l’inglese Elizabeth Clare Birks, conosciuta all’Olivetti. Nel 1976 hanno un figlio, Davide. Negli anni novanta si separano e lei torna a vivere in Inghilterra. Esperta in informatica, Birks è sostenitrice del Movimento 5 Stelle, analogamente a Elena Sabina Del Monego (ex dipendente di Webegg) attuale compagna di Casaleggio, che dà a Casaleggio il secondogenito. Lui e Elena Sabina Del Monego si sono sposati nel maggio 2014. Casaleggio era vegetariano. Risiedeva a Settimo Vittone in Piemonte.

Giuseppe Catapano: Renzi, Se i pm vogliono interrogarmi su Tempa rossa, sono pronto. Opposizioni all’attacco

giucatap390“Rivendico con forza tutte le misure per sbloccare le opere pubbliche e private specie al sud. L’Italia e’ ferma da anni. Tempa Rossa, ma anche Bagnoli, Pompei, la variante di valico, il Bisagno, la Napoli Bari, l’Expo o la Salerno Reggio, il tunnel del Brennero, i viadotti in Sicilia, sono opere sbloccate da questo governo”. Così ieri il premier Matteo Renzi ha spiegato su su Faceboook la posizione del governo sulla vicenda che è costata al ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi le immediate dimissioni. Ma il presidente del consiglio nel corso della trasmissione in Mezz’ora condotta da Lucia Annunziata, era stato ancora più chiaro: “Di fronte alla legge anche il presidente del consiglio è come gli altri, non mette bocca nelle indagini”.   “Io spero che ci sia qualcosa di serio, visto che hanno indagato il Capo di Stato maggiore della Marina”, rileva il presidente del Consiglio che poi rilancia e dice: “Io rispondo per me e dico che stiamo talmente cambiando questo Paese che se i magistrati vogliono interrogarmi su quello che stiamo facendo, non solo su Tempa Rossa, mi possono interrogare su tutto il resto. La Salerno-Reggio Calabria, la Napoli-Bari, la Variante di valico? Anche oggi pomeriggio”. Poi su Facebook Renzi ha voluto ricordare tutte le opere sbloccate dall’esecutivo. E ha aggiunto. “L’elenco potrebbe continuare a lungo. Se qualcuno ruba o commette reati va fermato e condannato. Ma va bloccato il ladro, non vanno bloccate le opere. Invece da noi spesso accade il contrario: il ladro se ne va e si ferma solo l’opera pubblica. La musica con noi è cambiata. L’Italia spendeva 40 miliardi di infrastrutture qualche anno fa, adesso è a 20. Non importa essere keynesiani per capire che questo dato spiega in parte la mancata crescita, la disoccupazione, la crisi dell’edilizia. Dunque rivendico con orgoglio di aver sbloccato, in modo corretto e impeccabile, un progetto che era fermo dal 1989. Se poi qualcuno ha commesso illeciti ne risponderà. Ma noi siamo convinti di ciò che stiamo facendo e non ci fermeremo davanti a chi dice sempre e solo no. E a chi ci accusa di fare il gioco delle lobby ricordo che i reati ambientali, l’Anac di Cantone, il voto di scambio sono oggi normate grazie all’impegno del mio governo. Aver sbloccato Tempa Rossa come Bagnoli, Pompei e tutto il resto è stato sacrosanto – ribadisce Renzi – Se qualcuno ha commesso illeciti, si persegua quel qualcuno. Ma noi persone perbene, oneste e trasparenti, rivendichiamo con forza di aver sbloccato in piena correttezza un progetto fermo da troppo tempo”. L’intervento di Renzi è stato criticato dalle opposizioni. Roberto Calderoli, senatore e responsabile della Lega Nord per l’organizzazione e il territtorio, ha attaccato il premier:  “Renzi è alla frutta e vedendolo a ‘In Mezz’ora’, incalzato dal fuoco delle domande di Lucia Annunziata, mi è sembrato di rivedere e risentire l’intervento di Bettino Craxi del 1992 quando, a Montecitorio, cercava di difendere l’indifendibile”. “Un Renzi imbarazzante, che non ha nemmeno potuto fare un appello, anche se forse l’avrebbe voluto fare, in favore dell’astensione sul referendum sulle trivelle, invitando i cittadini ad andarsene al mare, sapendo che altrimenti l’elettorato penserebbe alle trivelle della Total, della Guidi, di Gemelli”. Renato Brunetta, capogruppo di Fi alla camera, ha parlato così della mozione di sfiducia per il governo che sarà presentata da Forza Italia e dal centrodestra: “Sarà contro un intero governo incapace di far uscire il paese dalla crisi e che rischia di portarlo al disastro”. Insomma l’obiettivo della sfiducia è Renzi, perché “i suoi collaboratori non contano sono fantasmi sullo sfondo”. Obiettivo che nel centrodestra si conta di raggiungere, perché, ha detto il segretario della lega Nord Matteo Salvini, “credo che la mozione di sfiducia nei confronti del governo Renzi possa passare. Chiediamo una reazione di dignità al parlamento, di mettere in secondo piano la poltrona, la cadrega”.

Giuseppe Catapano: Renzi, “Ue, così non va. Troppe riunioni, nessuna decisione”

giucatap168Sì dell’aula della Camera alla risoluzione di maggioranza sulle comunicazioni del presidente del Consiglio Matteo Renzi in vista del prossimo Consiglio europeo. Il documento è stato approvato con 297 sì, 152 no e 11 astenuti.In una “situazione di deflazione impressionante” per abbassare le tasse “in un momento in cui stai facendo una spending review che ha toccato i 25 miliardi devi dare quegli elementi di flessibilità che portano a fare un’operazione sulla pressione fiscale eventualmente anche in deficit ma senza superare il limite visto che nel 2016 siamo il paese con il deficit più basso”: così  Renzi nella replica alla Camera nelle comunicazioni in vista del Consiglio Ue. Il premier ha sottolineato che “sui sistemi istituzionali prima o poi qualcuno farà una riflessione scoprendo che quello italiano rischia di essere il più stabile con buona pace delle tante critiche”. “In molti paesi europei dopo il voto, dal Portogallo alla Spagna fino alla Slovacchia, c’è una situazione di ingovernabilità”, ha detto Renzi. Sulla politica economica europea il premier ha annunciato che “è nostra intenzione proporre ai più alti livelli, anche accademici, una discussione: oggi finalmente c’è qualche piccolo segnale nella giusta direzione, ma ancora decisamente troppo timido in una contingenza in cui l’economia globale sembra rallentare, non più per le difficoltà dei Paesi trainanti ma di quelli emergenti”. Sulla riunione del consiglio europeo, il premier è stato netto: “Si riunisce per terza volta in un mese ed è segnale che qualcosa non va; il Consiglio prende decisioni che devono essere eseguite e non sta accadendo sugli immigrati e su altri settori”.   Renzi ha evidenziato che l’ordine del giorno di domani “e’ sostanzialmente lo stesso degli ultimi Consigli europei”, mentre “le istituzioni europee hanno bisogno di un cambio di organizzazione di lavoro. La ripetizione degli argomenti provoca ripetitivita’”, mentre serve attuare le decisioni.  “Il fatto che l’Europa cresca meno e’ un elemento che deve farci riflettere”, ha continuato Renzi, spiegando che “oggi la realta’ dei fatti vede qualche piccolo segnale nella giusta direzione ma ancora troppo timido in una condizione e in una contingenza in cui l’economia globale sembra rallentare non per le difficolta’ dei paesi trainanti ma per quelle dei paesi emergenti. In questo scenario il fatto che l’Europa cresca meno dovrebbe farci riflettere attentamente”.  Renzi ha poi ribadito che “il fiscal compact e le sue declinazioni hanno comportato a mio giudizio un danno alla direzione politica ed economica dell’Europa, non dell’Italia. Anche dell’Italia, ma di tutta l’Europa”. Cambiare questa direzione “richiede determinazione, energia e tenacia”. “Flessibilità e investimenti sono temi chiave per cambiare la politica in Europa”.  Proprio il principio relativo alla flessibilità e l’aumento degli investimenti “sono stati letti come una richiesta dell’Italia, come una elargizione, come se ci fosse stato fatto un regalo per nostra gentile partecipazione. Mentre noi pensiamo che unire investimenti e flessibilità sia la chiave per affrontare l’attuale situazione”. “La posizione dell’Italia – ha continuato – non e’ tesa a rivendicare qualcosa per se’, e’ una posizione che cerca di spostare la direzione politica ed economica dell’Europa. Il Consiglio europeo di domani sara’ un ulteriore passaggio in questa direzione”. A giugno, poi, ci sarà un Consiglio Ue sulla competitività”, ha annunciato.

(Intervento integrale del Presidente del Consiglio dei ministri)

 Signora Presidente, onorevoli deputati, prendo la parola per illustrare i contenuti del nuovo Consiglio europeo che si terrà domani e dopodomani, ma, in questa data – e sono certo di interpretare il sentimento di tutto il Governo –, vorrei innanzitutto rivolgere, in questo 16 marzo, un pensiero alle famiglie delle vittime della strage di via Fani e dell’onorevole Aldo Moro, nell’anniversario del tragico rapimento e del barbaro eccidio (Applausi – L’Assemblea e i membri del Governo si levano in piedi).Che il sentimento di attaccamento al proprio lavoro di quegli uomini della scorta e che la visione lungimirante e strategica del Presidente Moro possano aiutare tutti noi ad essere all’altezza del compito e della responsabilità a cui siamo chiamati.

Il Consiglio europeo si riunisce, di nuovo, per la terza volta in un mese: già questo è un segnale che qualcosa non va, direi, innanzitutto, nel metodo, prima ancora che nel merito. Il Consiglio europeo è abituato a prendere delle decisioni che devono essere, poi, eseguite: ciò non sta accadendo. Non sta accadendo sui temi della migrazione e, ahimè, non sta accadendo anche in altri settori, forse, meno visibili della vita quotidiana delle nostre istituzioni europee. Questo pone evidentemente una grande questione, che l’Italia ha sottolineato ed evidenziato sia in sede di Consiglio che nei lavori preparatori. Siamo fiduciosi, avendo ascoltato le risposte, le considerazioni, Pag. 3le preoccupazioni dei colleghi, che finalmente si potrà impostare un metodo diverso, ma per il momento dobbiamo prendere atto che l’ordine del giorno è sostanzialmente lo stesso degli ultimi Consigli europei. E il Consiglio europeo straordinario del 7 marzo, quello convocato, ma inatteso, di febbraio e gli incontri che pure si erano svolti nelle settimane precedenti dimostrano che le istituzioni europee hanno bisogno di nuova energia e di un deciso cambio di organizzazione dei propri lavori.
È del tutto evidente che la ripetizione degli argomenti provoca anche in noi un senso di ripetizione e ripetitività delle questioni che vanno all’attenzione e all’ordine del giorno del lavoro. Col «poeta» potremmo dire: «Non starò più a cercare parole che non trovo per dirti cose vecchie con il vestito nuovo». Chi di voi ama alcune canzoni e un particolare cantautore potrà agevolmente far riferimento a quella che, peraltro, è una canzone quasi d’amore, per utilizzare il titolo medesimo. Il punto, però, è che noi stiamo cercando un vestito nuovo per parole vecchie: i temi sono sempre gli stessi. Cercherò, dunque, di essere molto sintetico per rispetto al vostro e al mio tempo.
La questione migratoria è la questione principale nell’agenda di molti Paesi: io trovo che abbia caratteristiche davvero inedite, ma trovo anche che la sottolineatura che viene fatta dei numeri europei strida con la realtà dei fatti di altri Paesi fuori dal nostro continente. In queste ore, il Presidente della Repubblica, cui va il nostro deferente ringraziamento, si trova in una visita ufficiale in Africa ha visitato un campo profughi di decine di migliaia di persone, di centinaia di migliaia di persone. In queste ore, ciò che accade in Turchia è sotto è sotto la luce dei riflettori, ma non altrettanto possiamo dire per ciò che accade in alcune zone del Sud-est asiatico o che accade, anche più banalmente, in Libano o in Giordania.
Dunque, la questione migratoria andrebbe re inserita in un quadro più chiaro, più normale più logico: purtroppo, questo Pag. 4è molto difficile in presenza di una mancanza di attuazione delle decisioni, che pure l’Unione europea aveva preso segnando un passo in avanti non banale, quando aveva finalmente accettato l’idea degli hotspot, delle relocation, dei rimpatri fatti a nome dell’Unione medesima. Glihotspot sono stati fatti, le riallocazioni e i rimpatri no. È evidente, dunque, che questo è il primo tema da affrontare: quanto noi riusciamo a dar corso alle decisioni che prendiamo.
C’è un secondo tema che credo sia particolarmente importante: è l’accordo con la Turchia. Lo dico in modo sintetico: non è questa la sede, anche perché ne abbiamo già parlato più volte altrove, e anche qui, di recuperare il filo storico della relazione tra Unione europea e Turchia e anche gli errori che sono stati commessi da alcuni Paesi.
Lo dico, perché già mi è capitato di sottolinearlo anche in questa prestigiosa Aula: l’Italia si è sempre presentata con una voce uguale nel rapporto con la Turchia nel primo decennio di questo secolo, sia che governasse il centrosinistra sia che governasse il centrodestra. Forse sarà un caso più unico che raro, ma il dato di fatto è che su questa tematica noi abbiamo tenuto sempre la stessa posizione. Non altrettanto possiamo dire per altri Paesi, che hanno frettolosamente interrotto un cammino di negoziato che stava proseguendo e che, però, oggi, è a un punto diverso da quello al quale noi l’avevamo lasciato.
Sintesi: giusto cercare di fare l’accordo con la Turchia, ma, ovviamente, non a tutti i costi. Ci sono dei principi, nel negoziato con la Turchia, che sono per noi principi fondamentali, a partire da quello dei diritti umani, a partire da quello della libertà di stampa, a partire da quello che riguarda i valori costitutivi, l’identità del nostro continente

Ovviamente, l’accordo con la Turchia è prezioso ed importante, in particolar modo per alcune nazioni, su tutte la Grecia. Credo che tutti noi siamo stati molto colpiti nel momento in cui, due giorni fa, abbiamo visto un razzo partire da una base del Kazakistan e far volare verso Marte la prima esperienza europea verso il «pianeta rosso». È stato un elemento anche di orgoglio per quella parte di noi che sottolinea come un fattore significativo della nostra competitività possa essere il contributo che viene da alcune aziende del Pag. 5nostro territorio. Se si va su Marte, se l’Europa va su Marte è anche grazie all’intelligenza e alla capacità delle donne e degli uomini, degli ingegneri, delle lavoratrici e dei lavoratori del nostro Paese.
Tutto questo ci riempie il cuore di orgoglio, ma, allo stesso tempo, io ho provato anche plasticamente a mostrare un’immagine insieme: l’Europa che va su Marte si ferma a Idomeni e vede un bambino costretto ad essere lavato dalla propria mamma con una bottiglia d’acqua, perché quel bambino viene partorito in uno dei campi profughi – chiamiamolo così, se così possiamo chiamarlo – proprio della nostra Europa, del nostro continente, in Grecia. Ecco, l’Europa, che riesce ad andare su Marte, si ferma alle porte di un campo profughi, sia esso in Grecia o sia esso a Calais. C’è bisogno di un’Europa che, quindi, agevoli la conclusione dell’accordo con la Turchia, mantenendo salda la propria coerenza e la propria fedeltà ai valori costitutivi.

Se diciamo Turchia non possiamo, però, non sottolineare che questa settimana si è aperta con un terribile evento, definirlo «uno» è riduttivo, ma si è aperta in Turchia con un terribile evento di stampo, nuovamente, terroristico.
Nel portare la solidarietà e l’affetto di tutto il Governo e credo di tutti noi alle famiglie delle vittime e al popolo turco, di questo dobbiamo avere bene piena consapevolezza, ma dobbiamo anche aver presente che la fase che stiamo vivendo, la stagione che stiamo vivendo, vede una recrudescenza del fenomeno terroristico, che, a dire il vero, probabilmente, non è mai venuta meno. Forse si è un po’ abbassata, talvolta, l’attenzione mediatica, o politica, o istituzionale, ma, se guardiamo il filo rosso che lega gli eventi drammatici di sangue, rosso di sangue, del 2015, fino ai primi mesi di quest’anno, troviamo un continuo emergere, esplodere di violenze, in particolar modo di matrice estremista e terroristica, che ha toccato praticamente tutto il mondo, nessuno escluso.
Ne ha fatto le spese, in questa settimana, non soltanto la Turchia, ma anche la Costa d’Avorio, con il suo resort, come era accaduto in Burkina Faso, come è accaduto in tante parti dell’Africa; e, una volta di più, vediamo colpire i simboli della quotidianità: è accaduto in un albergo, in Costa d’Avorio, come era accaduto in un museo in Tunisia, o come era accaduto drammaticamente in un teatro, o in un ristorante, o davanti a uno stadio in Francia, come accade in una chiesa in Nigeria, come è accaduto per quattro suore nello Yemen, di cui si sono presto dimenticate le tracce su tutti i giornali, che hanno scritto pagine di rara bellezza in una lettera che è sostanzialmente un testamento, come è avvenuto e avviene nelle scuole in Pakistan, nelle università in Kenya. Dunque, il fenomeno, la minaccia, la ferocia terroristica, che colpisce sinagoghe e fedeli musulmani, che colpisce suore cattoliche e studenti del venerdì sera a Parigi, continua a farsi sentire con la sua terribile scia di morte e colpisce al cuore l’idea stessa della nostra Europa.
Non dimentichiamo, dunque, ciò che sta avvenendo e non cediamo rispetto all’approccio che l’Italia ha dato e che sta trovando, mi permetto di dire, accoglienza favorevole, nel Pag. 7momento in cui evidenziamo la necessità di accompagnare ogni euro investito nel campo della sicurezza, della cyber security, della cyber technology, della polizia, del lavoro, del compenso, anche, verso i carabinieri e i poliziotti, verso le forze dell’ordine, verso i militari, accanto all’attenzione doverosa e sacrosanta ai fenomeni culturali, educativi, di investimento nelle periferie: il principio per cui, per ogni euro investito in sicurezza, occorre avere un euro investito in cultura, il principio per cui, per ogni euro investito in polizia, occorre avere un euro investito in educazione, deve diventare non solo patrimonio politico di una parte dell’Assemblea parlamentare europea – ciò è avvenuto a Parigi nel vertice dei Socialisti europei su richiesta italiana –, ma deve diventare, a mio giudizio, patrimonio comune e condiviso di tutti.
Non si risolve la questione del terrorismo se, a fronte di un impegno significativo e innovativo nei settori della sicurezza, non mettiamo in campo una risposta culturale ed educativa, verrebbe da dire, ma probabilmente mi allargo troppo, di senso dell’esistenza; e scusate se cito non un prestigioso documento o una relazione riservata, ma un articolo di un settimanale femminile, che ho letto la settimana scorsa: parla di una mamma, di una mamma belga, di una mamma di seconda generazione, che si trasferisce a Bruxelles in alcune delle periferie più significative di quella città; quella madre parla di suo figlio, del cui percorso verso la radicalizzazione non si rende conto, finché, improvvisamente, quel ragazzo non parte per la Siria, inizia ad avere rapporti con lei via whatsapp, via chat, e dopo tre mesi viene ucciso; una telefonata raggiunge i genitori, dicendo: complimenti, suo figlio è morto da martire.
Leggete le parole di quella madre, il dolore di quella madre che si è trovata di fronte a un fenomeno così grande e rilevante come un processo di radicalizzazione, che è un processo educativo, o meglio diseducativo, per come possiamo giudicarlo noi, e credo che sia sacrosanto giudicarlo diseducativo: di fronte a quel processo diseducativo, quella madre lamenta la sua solitudine, lamenta la sua mancanza di un appoggio, un sostegno, da parte delle istituzioni, da parte della realtà del volontariato. È un punto molto importante.
Se noi vogliamo contrastare la minaccia terroristica, occorre essere molto attenti, in prima fila, sull’innovazione tecnologica, sulla sicurezza, sulla nostra capacità di difesa, sulla presenza dei militari nelle strade, tutte cose che portanoPag. 8sicurezza, anche percepibile, da parte dei cittadini, ma accanto a questo c’è bisogno di un lavoro – io credo davvero, condiviso . che è un lavoro educativo, che è un lavoro a monte: per ogni euro investito in sicurezza, un euro investito in cultura (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico, Scelta Civica per l’Italia e Democrazia Solidale-Centro Democratico).
Il Consiglio europeo dovrà, poi, affrontare le questioni della crescita. Su questo, ancora una volta, non posso che ribadire la posizione italiana. Il fiscal compact e le sue declinazioni hanno comportato, a mio giudizio, a nostro giudizio, un danno alla direzione politica economica dell’Europa: non dell’Italia, anche dell’Italia, ma dell’Europa. Lavorare per avere un approccio diverso richiede tanta energia, tanta determinazione e tanta tenacia. Nei primi mesi del nostro mandato, sfruttando il semestre, siamo riusciti ad affermare un principio di flessibilità, che è una delle due colonne su cui si regge l’accordo politico che ha portato all’elezione di Jean-Claude Juncker: da un lato gli investimenti, dall’altro la flessibilità. Sono questi i due elementi di novità, che hanno portato tre gruppi a sostenere la candidatura del Presidente Juncker e a votarla in sede di Parlamento. Tre gruppi: tutti e tre decisivi, perché PPE, ALDE e PSE non avrebbero avuto la forza di eleggerlo, vedendo i numeri, senza qualcuno soltanto dei tre.
Il principio della flessibilità e il principio degli investimenti sono stati letti, nella stampa in particolar modo italiana e nel dibattito politico in particolar modo italiano, come una richiesta dell’Italia o, se volete, una concessione, come appunto si trattasse di una elargizione octroyée, secondo i principi francesi del tempo, come se ci fosse dunque stato fatto un regalo, un gentile cadeau per la nostra partecipazione. Noi pensiamo, invece, che questi due elementi – il tema della flessibilità e il tema degli investimenti – siano la chiave per cambiare la politica economica in Europa. Possiamo discutere di quanto si sia lavorato, tanto in ordine alla flessibilità, quanto in ordine agli investimenti. Quello che a me pare significativo è che, dopo qualche periodo di polemica e di discussione, appare ormai evidente a tutti – almeno nel palcoscenico europeo, che è quello in questo senso più rilevante – che la posizione dell’Italia non è una posizione tesa a rivendicare qualcosa per sé: è – e questo mi pare finalmente Pag. 9chiaro, nonostante le polemiche dell’inizio di questo anno solare – una posizione che circa di spostare la direzione politica ed economica dell’Europa.
Il Consiglio europeo di domani sarà un ulteriore passaggio in questa direzione. Nelle parole del Presidente Mark Rutt, il Presidente di turno, il Primo Ministro olandese, sarà soprattutto il Consiglio di giugno quello dedicato e destinato ai temi della competitività. È nostra intenzione proporre ai più alti livelli, ai livelli di premi Nobel, ai livelli di discussione degli accademici, degli scienziati, degli economisti, una discussione su qual è la strategia di politica economica che viene indirizzata, fatto sta che oggi la realtà dei fatti vede finalmente qualche piccolo segnale nella giusta direzione, ma ancora decisamente troppo timido, in una condizione e in una contingenza nella quale l’economia globale sembra rallentare.
E sembra rallentare non più per le difficoltà dei Paesi trainanti, ma per le difficoltà dei Paesi emergenti. Poi, naturalmente, in questo scenario il fatto che l’Europa cresca meno è un elemento che dovrebbe farci riflettere con grande attenzione. Dunque, il tema della crescita vede una posizione molto chiara da parte del Governo italiano e, mi permetto di dirlo in quest’Aula, anche una posizione che finalmente è presa da almeno qualche forza politica a livello continentale, nel senso che negli ultimi incontri fatti – e qui parlo, ovviamente, sulla base della mia appartenenza al gruppo dei socialisti e dei democratici europei – vedo finalmente una condivisione ampia su questo punto che, se messa in atto e finalmente resa operativa, potrà portare a delle risposte che poi si misurano sul grado degli occupati e non più sulle virgole e sui decimali dei parametri.
Questo scenario – e ho davvero concluso – è uno scenario che, però, non può che fare i conti con una situazione di progressiva ingovernabilità di alcune nazioni. Può sembrare paradossale che torni al punto dal quale sono partito: la difficoltà di far decidere e di far rendere operative le decisioni che vengono prese. Questo vale per il complicato giuoco degli equilibri europei e continentali. Ma questo sta valendo sempre di più nella dinamica politica europea. Si tende a rappresentare questa dinamica come un crescente sguardo verso il populismo, ma si ignora o si fa finta di ignorare che stiamo parlando di due fenomeni diversi. Se è vero che c’è un’onda di rabbia, di rifiuto della politica tradizionale, di populismo Pag. 10(ognuno lo chiami col nome che preferisce); se è vero che in Europa e, mi permetto di dire con il rispetto che si deve, non soltanto in Europa, cresce un’onda di rabbia verso i sistemi tradizionali della politica e ottiene risultati significativi, dalle primarie americane alle regionali in Germania; se è vero che questo c’è ed è un fatto di natura politica, di sociologia politica, di lettura politica, c’è un fatto che, invece, attiene alla sfera istituzionale, cioè a come funzionano le regole del gioco. Quando noi abbiamo iniziato questa legislatura o, meglio, più correttamente, quando abbiamo iniziato il percorso di riforme con questo Governo, la discussione che era fatta e che naturalmente ha visto molte divisioni anche al nostro interno era sul modello di legge elettorale. Ricorderete che ciascuno aveva una proposta e, talvolta, anche all’interno dei partiti c’erano più proposte. Ricordo con grande attenzione come il modello spagnolo era immaginato, senza entrare nel merito delle valutazioni, come il sistema della governabilità. Nella nostra discussione si diceva che il modello spagnolo avrebbe garantito governabilità. Oggi vediamo quello che accade in Spagna, ma, se mi permettete, fate l’elenco dei Paesi che, avendo votato, si trovano in difficoltà. C’è una parte di Paesi in cui l’austerity come minimo porta al cambiamento di Governo. Io lo dico scherzando ai miei colleghi che sono contro le nostre proposte sulla crescita. Dico, guardate che, non parlo di politica, ma l’austerity come minimo porta sfortuna. Infatti, guardate cosa sta succedendo in tutti i Governi che sono guidati da una politica economica legata all’austerity. Ma al di là di queste che sono poco più che battute c’è un punto politico e, cioè, che le istituzioni in molti Paesi non riescono più a eleggere il Governo o meglio non riescono più ad avere un Governo in grado di rappresentarli. Non so come andrà a finire in Spagna e ho pieno rispetto per un Paese amico e alleato. È possibile che si torni a elezioni. Non so come andrà a finire in Irlanda, fatto sta che non ci sono i numeri, se non con una grande coalizione. Non so come andrà a finire in Slovacchia. So che in Portogallo il partito che è arrivato primo si è trovato all’opposizione sulla base di un accordo degli altri partiti. Era già accaduto in Lussemburgo. Si è votato due volte in Grecia.

  Allora, sul sistema istituzionale prima o poi qualcuno farà una riflessione scoprendo forse che il modello istituzionale italiano rischia – può sembrare un paradosso – di essere il più stabile con buona pace delle tante critiche che abbiamo sentito in questo periodo.

Giuseppe Catapano: Spese personali con i soldi della Lega, Riccardo Bossi condannato a venti mesi

giucatap133Riccardo Bossi, il primogenito del fondatore della Lega Umberto, è stato condannato a un anno e otto mesi per appropriazione indebita aggravata per le presunte spese personali con i fondi del Carroccio. Lo ha deciso l’ottava sezione penale del tribunale di Milano. È la prima sentenza dopo lo scoppio dello scandalo sui fondi del partito emerso nel 2012. Il giudice Vincenzina Greco nel processo con rito abbreviato, è andato oltre la richiesta di un anno del pm Paolo Filippini. Il figlio di Umberto Bossi era imputato per spese con i fondi della Lega per circa 158mila euro. Soldi pubblici che avrebbe usato, tra il 2009 e il 2011, per pagare «debiti personali», «noleggi auto», le rate dell’università dell’ Insubria, l’affitto di casa, il «mantenimento dell’ex moglie», l’abbonamento alla pay-tv, «luce e gas» e anche il «veterinario per il cane».

Giuseppe Catapano: 8 marzo, Ocse, discriminare le donne costa 12.000 miliardi di dollari di pil mondiale

giucatap81Le disparità di genere nella società e nel mondo del lavoro hanno un impatto “sostanziale” sull’economia globale, con un costo in termini di reddito di circa 12 mila miliardi di dollari, pari al 16% del Pil mondiale. Lo calcola il Centro per lo sviluppo dell’Ocse, in uno studio pubblicato in occasione della giornata della donna. La discriminazione nei confronti delle donne, sottolinea la presentazione dello studio, genera un duplice effetto negativo, perché”riduce sia il livello del capitale umano femminile, sia la partecipazione alla forza lavoro e la produttivita’ totale”. Se si riuscisse ad eliminarla e a raggiungere la parità di genere, calcola sempre l’Ocse, nel 2030 il reddito pro capite medio mondiale arriverebbe a 9.142 dollari, ben 764 dollari in più di quello che si potrebbe ottenere se i livelli di discriminazione restassero quelli odierni. Un effetto che sarebbe benefico soprattutto per i Paesi meno sviluppati, che oggi subiscono piu’ pesantemente l’impatto della limitata partecipazione femminile al mondo del lavoro sul loro reddito nazionale. Per questi motivi, conclude l’organizzazione parigina, “eliminare la discriminazione verso le donne e promuovere le pari opportunità sono sia scelte economicamente intelligenti, sia leve importanti per una crescita sostenibile ed inclusiva”.

Giuseppe Catapano: Padoan, non rivediamo le stime del Pil

PIER CARLO PADOAN

Le previsioni fatte dal Governo “sono serie”, quindi per ora non c’è nessuna revisione del Pil per il 2016. Le tasse continueranno a scendere e i prossimi interventi saranno a favore delle imprese, che si trovano in una fase di incertezza globale che frena gli investimenti. Sono questi alcuni dei temi affrontati dal ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, a Radio Anch’io. Nel dettaglio, “i dati economici sono molto vicini ai dati del Def. Significa che il Governo fa previsioni serie”.
Alla domanda se saranno riviste le proiezioni di crescita del Pil per il 2016 il ministro ha risposto che “rifaremo le stime quando avremo evidenza empirica. Poi, Non si rivedono le stime ogni 5 minuti”. Non solo, “il +0,8% del Pil nel 2015 è molto vicino al +0,9% stimato dal Governo, che era stato criticato come irrealistico”. “Lo 0,8% non soddisfa nessuno, ma migliorera’”, ha assicurato Padoan. Dal punto di vista fiscale, “finora il Governo ha tagliato le tasse e continuerà a farlo. Il taglio delle tasse è uno dei segni distintivi della strategia economica del Governo che continuera’”.
Il ministro ha quindi precisato che “i tagli delle tasse devono essere credibili e sostenibili altrimenti non danno il segnale che le tasse scendono stabilmente”. Padoan ha quindi ricordato gli interventi già adottati dal Governo mettendo in evidenza che “nel taglio di tasse va ricompresa quella componente che è l’eliminazione delle clausole di salvaguardia che servono se i conti non sono sotto controllo, ma i conti sono sotto controllo e le elimineremo”.
“Taglieremo le tasse alle imprese. Abbiamo iniziato dalle famiglie perché erano in una fase di recessione profonda. Adesso bisogna sostenere anche, e sottolineo anche, le imprese”, ha annunciato Padoan invitando “a guardare ad una strategia pluriennale. In Italia c’è ancora incertezza ma si sta affievolendo grazie a politiche credibili, cosa che il Governo sta facendo”. Infatti, “abbiamo abbattuto il cuneo fiscale, detassato la prima casa, dato l’ammortamento accelerato e agevolazioni fiscali al sud”, ha sottolineato. Secondo il ministro, con “l’incertezza globale” si fanno “pochi investimenti. Le imprese investono poco perché c’è poca domanda, il commercio globale rallenta”, ha osservato.
Infine, “la lotta all’evasione fiscale è l’altra faccia dell’abbattimento delle tasse” e in materia “stiamo ottenendo risultati importanti perche’ il rapporto con i cittadini sta cambiando”, grazie anche all’aiuto dell’Agenzia delle Entrate “verso i cittadini onesti ad adempiere” i propri doveri, ma “non tutti i cittadini sono onesti e verso questi rimane l’aggressione all’evasione fiscale”.

Giuseppe Catapano: Conti pubblici, Morando: lo stop alle clausole di salvaguardia sarà strutturale dal 2017

giucatap882Impegno del governo per neutralizzare le clausole di salvaguardia in modo “strutturale” dal 2017 in poi attraverso la riduzione dell’evasione fiscale, in particolare Iva, e tagli “selettivi” alla spesa pubblica.
Lo ha fatto sapere il viceministro dell’Economia, Enrico Morando, nell’Aula del Senato in sede di replica sul decreto Milleproroghe.
“Voglio rassicurare – ha detto Morando – noi neutralizzeremo tutte le clausole di salvaguardia per il 2017-2018-2019 e seguenti. Non ci sarà l’aumento dell’Iva e delle accise previsto dalle clausole di salvaguardia nel 2017 per 15,5 miliardi di euro”, ha detto Morando, il quale ha rivendicato il “diritto” del governo “a qualche riconoscimento di credibilità perché al momento della formazione del governo Renzi ci siamo presi l’impegno a nutralizzare le clausole di salvaguardia che la legislazione vigente prevedeva per il 2015; mi darete atto che per il 2015” sono state “neutralizzate. Poi c’erano le clausole di salvaguardia previste per un’entità particolarmente significativa, grosso modo un punto di pil per il 2016, ci siamo impegnati a neutralizzarle e lo abbiamo fatto”.
“Crediamo di avere diritto a un qualche credito quando affermiamo che noi neutralizzeremo interamente le clausole di salvaguardia nel 2017 attraverso interventi che combineranno una riduzione dell’evasione fiscale, in particolare quella Iva, con interventi di riduzione della spesa pubblica selettiva in modo tale da non determinare l’aumento dell’Iva previsto a legislazione vigente per il 2017 e per gli anni successivi”, ha concluso.

Giuseppe Catapano: Fisco, sequestrati beni per 28 mln. C’è anche lo yacht di Mussolini

giucatap694C’è anche la “Fiamma Nera”, l`imbarcazione appartenuta a Benito Mussolini, tra i beni sequestrati per un valore di 28 milioni di euro a un imprenditore, legato ad alcune cooperative finite nell’ inchiesta “Mafia Capitale”. Il provvedimento è stato emesso dalla Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Roma.
Le Fiamme Gialle della compagnia di Fiumicino, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia della procura di Roma, hanno sequestrato 32 terreni e 75 immobili, alcuni dei quali concessi in locazione alla “Domus Caritatis” di Tiziano Zuccolo e alla “Eriches 29” di Salvatore Buzzi.

Giuseppe Catapano: Orlandi, la Gdf sta notificando il verbale a Google. Le Fiamme Gialle: evase imposte per 227 mln

giucatap688La guardia di finanza sta notificando in queste ore un verbale a Google riguardo alla presunta evasione della società. Lo ha affermato il direttore dell’Agenzia delle entrate, Rossella Orlandi. “Non faccio dichiarazioni su un’operazione in corso – ha detto – la guardia di finanza sta notificando un verbale frutto di un lungo lavoro. Non abbiamo incontrato la società e non ho idea di cosa succederà”.
La conferma è arrivata anche dalla Guardia di finanza. Secondo una verifica fiscale delle Fiamme Gialle è di 227 milioni di euro l’imposta evasa su un imponibile di 300 milioni da parte della società irlandese Google Ireland ltd. Nel verbale sono cristallizzati due rilievi: il primo consiste nella constatazione del reddito imponibile non dichiarato di 100 milioni; il secondo nella constatazione di omessa effettuazione e versamento delle ritenute sulle royalties di 200 milioni.
Entrambi i rilievi si riferiscono al periodo compreso tra il 2009 e il 2013. In sostanza, il calcolo porta a 227 milioni di imposta evasa partendo da 100 milioni di euro ricavati in Italia in questo arco di tempo che non sarebbero stati pagati e sui quali Google non avrebbe versato l’Ires che ammonta al 27% del totale.
La verifica fiscale firmata dai finanzieri verrà messa a disposizione della Procura di Milano che indaga Google da tempo per frode fiscale perché, pur avendo una “stabile organizzazione fiscale in Italia”, non avrebbe pagato le tasse dovute nel nostro Paese.
Dopo la notifica del verbale di contestazione a Google, entrerà in gioco l’Agenzia delle Entrate che emetterà un verbale di accertamento, che potrebbe chiudere il contenzioso se dovesse intervenire un accordo tra le parti. La somma di 200 milioni di euro di imposte sulle royalties non versate all’Erario potrebbe lievitare in quanto, spiegano fonti investigative, va integrata con interessi e sanzioni che saranno calcolati dall’Agenzia delle Entrate.

In Uk continuano le polemiche. Bufera politica in Gran Bretagna sull’accordo fiscale che il governo ha raggiunto con Google, che pagherà circa 170 milioni di euro su arretrati contestati risalenti fino al 2005. Una intesa salutata dal ministro delle Finanze George Osborne come “una grande vittoria” Uk, ma che è stata contestata pesantemente dallo Scottish National Party, tanto da chiamare in causa la Commisisone europea a cui si chiede di accertare se non implichi una forma di aiuto di Stato. A doversene occupare quindi sarà la responsabile della concorrenza, Margarethe Vestager, che sta già indagando su Google per possibile abuso di posizione dominante sui motori di ricerca.
A difendere l’intesa è sceso in campo il premier David Cameron. “Stiamo parlando di una tassa che avrebbe dovuto essere incassata sotto il governo laburista – ha detto – che è stata aumentata sotto il governo conservatore. Questo è quello di cui stiamo parlando”.

Giuseppe Catapano: Kamikaze fra i turisti in centro a Istanbul, dieci morti

giucatap579Almeno dieci morti e 15 feriti in un’esplosione che si sospetta sia di matrice terroristica nel cuore storico e turistico di Istanbul. Il kamikaze dell’attentato, stando a quanto riportato dal vicepremier turco, sarebbe un siriano di 28 anni. Fonti interne riportano inoltre che tra le vittime, 9 sono tedesche.
Una potente esplosione ha scosso il quartiere di Sultanahmet che ospita i principali monumenti della megalopoli sul Bosforo, ex capitale degli imperi ottomano e bizantino, visitata ogni giorno da decine di migliaia di turisti.  La Farnesina sta verificando la presenza di turisti italiani nell’area. La Turchia è in allarme dopo vari attentati terroristici, tra cui il doppio attentato kamikaze di Ankara  che a ottobre ha ucciso 103 persone. “Sospettiamo legami terroristici” ha detto una fonte di governo all’Afp, mentre il premier Ahmet Davutoglu ha convocato una riunione di emergenze dedicata alla sicurezza, ed è stato imposto il bando sulla  diffusione di notizie sulla strage. “L’indagine sulla causa dell’esplosione, il tipo di esplosione e l’autore o gli autori è in corso” ha detto l’ufficio del governatore di Istanbul, che ha diffuso il bilancio di 10 morti e 15 feriti. Numerose ambulanze e camion dei pompieri sono stati inviati in piazza Sultanahmet, dove è avvenuta l’esplosione, tra la Moschea blu e l’ex basilica di Aya Sofia. I media turchi parlano di un attentato kamikaze, ma non ci sono conferme. La polizia ha isolato la zona e bloccato la circolazione dei tram. La stampa riferisce che l’esplosione ha avuto luogo attorno alle 10.20 locali nei pressi dell’obelisco di Teodosio, antico monumento egizio portato a Costantinopoli dall’imperatore romano Teodosio. La strage di Ankara, come altri due attentati avvenuti nel sudest curdo del Paese nei mesi scorsi, è stata attribuita ai jihadisti dell’Isis e molti membri dell’organizzazione sono stati arrestati nelle ultime settimane, mentre sono circolate voci di un possibile attentato jihadista a Istanbul. Ma il governo turco ha avviato una guerra senza quartiere contro i militanti curdi del Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk), che nel sudest hanno effettuato decine di imboscate mortali ai danni delle forze dell’ordine. Una cellula fuoriuscita dal Pkk, i Falchi della libertà del Kurdistan (TAK), ha rivendicato un attacco a colpi di mortaio a un aeroporto di Istanbul il 23 dicembre scorso. Ma anche l’ultrasinistra del Fronte- Partito rivoluzionario per la liberazione del popolo (DHKP-C) ha realizzato vari attentati su piccola scala ad Istanbul negli ultimi mesi.

 “L’Unità crisi della Farnesina si è immediatamete attivata ed è in contatto con il Consolato generale d’Italia a Istanbul per verificare l’eventuale coinvolgimento di connazionali” nell’esplosione che è avvenuta in pieno centro storico e turistico a Istanbul a piazza Sultanahmet, provocando 10 morti. Lo ha dichiarato il ministero degli Esteri.

“Si tratta di un terribile attentato. La solidarieta’ del Governo va a tutto il Paese”. Lo ha detto il premier, Matteo Renzi, intervistato da Repubblica tv . “Dal punto di vista politico c’e’ da dire che c’e’ una condivisione per tutta quella parte di mondo. La comunita’ internazionale si e’ messa in moto”, ha aggiunto Renzi, sottolineando che “c’e’ da combattere una battaglia fortissima contro il terrorismo insieme alla presa di coscienza che occorre un approccio culturale”. Secondo Renzi, “c’e’ una grande questione: l’identita’ europea ed e’ una questione molto complicata. Ma la cosa importante e’ riacquisire i valori: accanto all’azione militare occorre avere la forza di dire che tenere aperto un centro culturale in alcune zone e’ comunque strategia di politica”. Quanto alla possibilita’ di cancellare il reato di clandestinaita’, “ci vuole una normativa che mentre abolisce il reato di clandestinita’ sia anche piu’ dura contro chi delinque”. C’e’ comunque “ancora del tempo” per approvare questo pacchetto”, ha concluso il premier anche perche’ sono regole da “accordare” con quelle dell’Unione europea.