Giuseppe Catapano: Nella Manovra nessun condono, parola di Renzi che tira dritto con la Ue

giucatap666Si prospetta un nuovo braccio di ferro tra Bruxelles e l’Italia: se infatti il premier, Matteo Renzi, e il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, non troveranno un’intesa sulla legge di bilancio 2017 durante il vertice dei capi di Stato e di Governo dell’Ue, è concreta la possibilità di una lettera per formalizzare la richiesta di uno sforzo di bilancio aggiuntivo. Senza un impegno su un taglio del deficit di almeno 1,6 mld la lettera potrebbe partire la prossima settimana. Si starebbe comunque lavorando anche a una soluzione politica: Juncker e Pierre Moscovici, commissario per gli Affari economici, sarebbero infatti pronti ad aspettare il referendum del 4 dicembre prima di punire in modo irreversibile l’Italia. In questo modo si lascerebbe aperta la porta a un accordo in extremis se Roma modificherà la manovra alle Camere. La posizione di Renzi, tuttavia, non sembra lasciare spazio a molte mediazioni: a fronte delle perplessita’ della Ue sulla manovra italiana “non cambia assolutamente niente: potranno chiedere una lettera con maggiori spiegazioni, ma la sostanza non cambia”. Per il premier, “bisogna dare un segnale ai cittadini più che ai tecnocrati di Bruxelles”. Il premier sottolinea che “se l’Ue avrà osservazioni da fare ascolteremo, ma questa manovra ha il deficit più basso degli ultimi dieci anni”. Nella legge di bilancio “non c’è nessuno condono”, ha detto Renzi, spiegando che anche con l’abolizione di Equitalia “chi ha preso una multa la deve pagare, non è che non la può pagare”. Con la manovra, ha continuato il premier, “Equitalia viene superata, si sceglie un meccanismo diverso non solo nella forma societaria, ma anche nel metodo. Spero che partiremo subito: se ti scordi di pagare la multa, ti arriva un sms, non l’ufficiale giudiziario. Il fisco deve essere il consulente dei cittadini, che sono i datori di lavoro”. L’abolizione prevista nella legge di bilancio e’ quindi “solo il superamento di un meccanismo che era punitivo per i cittadini”, ha aggiunto.

Referendum non è né su di me né su Governo

Se si valuta nel merito la riforma costituzionale, e quindi anche il referendum del prossimo 4 dicembre, non si tratta di una consultazione né sul capo del Governo né sull’esecutivo. Renzi lo ha ribadito. “Il quesito è stato ufficialmente approvato perché i grandi professori del comitato del No hanno fatto ricorso anche al Tar del Lazio e hanno perso anche lì. Ora andiamo al merito, questo referendum non è né su di me, né sul Governo”, ha sottolineato Renzi. Quanto al fatto che in tv le ragioni del Sì al referendum siano maggiormente rappresentate “lo trovo discutibile. In tv -ha messo in evidenza il premier- trovo più facilmente le ragioni del No che quelle del Sì”. “Se guardiamo le trasmissioni, se io vado da Semprini la scorsa settimana, il martedì dopo c’è andato un deputato Cinque Stelle. Se domenica sarò da Lucia Annunziata è perché c’è stato D’Alema, e avevano iniziato le trasmissioni Di Maio e Di Battista. Facciamo l’elenco e vediamo chi partecipa a cosa, ma mi piacerebbe discutere di merito”, ha aggiunto. Sul referendum, ha proseguito, abbiamo “il blocco del no, la coalizione del no, con D’Alema, Berlusconi, Fini, Cirino Pomicino, Lamberto Dini, Beppe Grillo”. Subito dopo aver elencato i nomi di alcuni oppositori del referendum è caduto il collegamento telefonico con Rtl 102.5 e quando è stato ripristinato, Renzi ha ironizzato “Non li ridico, sennò cade la linea. Dico solo che c’è un blocco di persone che dice sempre no, no, no. Ma se poi li chiudi tutti insieme in una stanza non hanno un’idea alternativa a quella messa in piedi da noi”. In merito poi alla posssibilità che ci sia un collegamento tra gli scioperi di oggi, la posizione sulla manovra economica e quella sul referendum, “io rispetto l’autonomia sindacale”, ha sottolineato Renzi spiegando però che “se ci sono alcuni sindacati che in nome del no contestano la legge di stabilità, alla fine penso sarà un boomerang per loro”. “Noi -ha concluso- abbiamo cercato in questa legge di stabilita’ di dare un segnale anche a chi è in difficoltà e non solo nel mondo del lavoro privato. Abbiamo anche messo una misura sul personale pubblico che da anni ha gli stipendi bloccati. Molte cose le abbiamo fatte. Non credo che i sindacati quest’anno contestino la stabilità”.

Giuseppe Catapano: Riforme, Obama pro Renzi, “il Sì al referendum farà crescere l’economia italiana”

giucatap662Barack Obama tifa apertamente per l’amico Matteo Renzi in vista del referendum: “Sta facendo le riforme in Italia, a volte incontra resistenze e inerzie ma l’economia ha mostrato segni di crescita, anche se ha ancora tanta strada da fare”, ha detto il presidente americano alla Casa Bianca dopo il bilaterale tra i due leader. Il Sì al referendum del 4 dicembre può “aiutare l’Italia verso un’economia più vibrante” ma Renzi, ha proseguito Obama, “deve restare in politica” a prescindere dal risultato del voto poiché rappresenta “una nuova generazione di leader non solo in Italia ma in Ue e nel mondo”. “Non ci sarà nessun cataclisma se vince il No”, ha poi commentato Renzi.  Il presidente americano, ribadendo la sua gratitudine per la forte alleanza con l’Italia, ha anche rivolto un pensiero ad Amatrice e alla ricostruzione post-terremoto.  Renzi ha parlato degli Usa come “modello” per la crescita: “Penso – ha aggiunto – che l’Europa possa e debba fare di più. L’Italia considera l’esempio americano come il punto riferimento per questa battaglia”. Obama ha poi detto che “Matteo ha ragione quando dice che l’Italia ha mantenuto la sua parole rispetto all’Ue sulle riforme e l’Ue deve trovare il modo per crescere più rapidamente”. Renzi ha affermato di accettare le regole Ue “talvolta un po’ a malincuore. Vorremmo regole diverse ma finché non cambiano le rispettiamo”. I due leader hanno parlato anche di politica estera. Quella di “Mosul sarà una lotta difficile” ma “l’Isis sarà sconfitta”, ha detto Obama. “Mentre qualcuno sceglie l’odio e la cultura dell’intolleranza, noi vogliamo scommettere sulla libertà, sulla nostra identità e i nostri ideali”, ha ribattuto Renzi. Il presidente americano ha anche ringraziato l’Italia “per il suo ruolo chiave nella coalizione contro l’Isis”.  Obama, nell’accogliere Renzi al suo arrivo alla Casa Bianca con la moglie Agnese, ha lodato il premier italiano.Buongiorno, è l’ultima visita e cena di Stato che faccio da presidente. Abbiamo tenuto il meglio per la fine”, ha esordito il presidente americano. Con l’Italia “patti chiari e amicizia lunga”, ha aggiunto. “Mi considero italiano onorario”, ha detto Obama ricordando i suoi viaggi in Italia con Michelle.  “Sono particolarmente grato per la partnership con il mio buon amico Matteo Renzi”, ha detto Obama, “ha lanciato una visione di progresso che non affonda le sue radici nelle paure della gente ma nelle loro speranze”. Renzi dal canto suo ha risposto esprimendo grande stima: “Con te, Mister Presidente, la storia si è fatta. La coppia presidenziale ha poi offerto a Renzi ed alla moglie Agnese la State dinner, massimo omaggio che l’amministrazione Usa riconosce ai capi di Stato e di governo.

Giuseppe Catapano: Mps prende tempo sulla proposta di Passera

giucatap661Il consiglio di amministrazione di Mps ha preso tempo nella partita in corso con Corrado Passera sul salvataggio della banca senese.
La proposta inviata lo scorso 13 ottobre dall’ex numero uno di Intesa Sanpaolo sarà valutata dopo l’approvazione del nuovo piano industriale, prevista per lunedì 24. Anche se di fatto si tratta di un rinvio di qualche giorno, la sensazione è che il piano bis di Passera sia stato accolto con umori contrastanti ai vertici di Rocca Salimbeni. Una sensazione che al momento non trova evidenze ufficiali, visto che il comunicato diffuso in serata usa i toni della più impeccabile diplomazia: “Il cda ha deciso di proseguire, subito dopo la presentazione del piano industriale, gli approfondimenti avviati, attraverso i propri advisor”, spiega la nota che conferma “la ferma intenzione di proseguire nell’attuazione dell’operazione di ricapitalizzazione e contestuale cessione delle sofferenze”.
La riunione del board, presieduta dal dimissionario Massimo Tononi, ha proseguito nell’esame del piano e confermato la convocazione dell’assemblea straordinaria per l’aumento di capitale entro fine mese. Se insomma formalmente la banca non ha sbarrato le porte a Passera per una seconda volta, non si può neppure dire che le abbia spalancate. E questo probabilmente perché tra amministratori, advisor e stakeholder non è ancora stata raggiunta una posizione di sintesi che permetta di prendere una decisione definitiva.

Giuseppe Catapano: Il parlamento approva, il caporalato è reato. Esultano governo, sindacati, partiti

ANDREA ORLANDO MINISTRO GIUSTIZIA

Approvato lo scorso 1 agosto dal senato, con il via libera definitivo di ieri da parte della camera (i sì sono stati 346, nessun no), il ddl contro il reato di caporalato diventa legge. Il provvedimento introduce pene non solo per il ‘caporale’ ma anche per il datore di lavoro e le imprese che sfruttano il lavoratore: fino a sei anni di carcere (che possono arrivare fino ad otto se c’e’ violenza o minaccia) per chi commette il reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. Oltre al carcere, è punito anche con una multa da 500 a 1.000 euro per ciascun lavoratore reclutato, che possono arrivare fino a 2.000 euro per ogni lavoratore se vi è l’aggravante della minaccia o violenza. Queste alcune delle novità’ piu’ importanti contenute nel provvedimento che si compone di 12 articoli ed è stato promosso da cinque ministeri: Politiche agricole, Giustizia, Lavoro, Economia e Interno. Il ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina, ha commentato così l’approvazione definitiva della legge:  “Lo Stato risponde in maniera netta e unita contro il caporalato con questa nuova legge attesa da almeno cinque anni. Ora abbiamo più strumenti utili per continuare una battaglia che deve essere quotidiana, perché sulla dignità delle persone non si tratta. E l`agricoltura si è messa alla testa di questo cambiamento, che serve anche a isolare chi sfrutta e salvaguardare le migliaia di aziende in regola che subiscono un`ingiusta concorrenza sleale.  E’ ancora più importante averla approvata adesso che la campagna agrumicola è alle porte. Ringrazio i parlamentari che hanno dato il loro contributo a raggiungere questo risultato. C`è tanto lavoro da fare e una legge da sola non basta, ma la direzione che abbiamo tracciato è inequivocabile. Dobbiamo lavorare uniti per non avere mai più schiavi nei campi”. Il ministro della Giustizia, Andrea OIrlando, ha invece sottolineato: “E’ una grande giornata per il lavoro e la tutela dei diritti dei lavoratori e delle persone più deboli. Si è realizzato un obiettivo che da sempre caratterizza le battaglie della sinistra”. Susanna Camusso, segretario Generale della Cgil osserva che “finalmente” è arrivata “una legge buona e giusta che ci aiuterà nella difesa dei lavoratori italiani e stranieri sfruttati da imprenditori privi di scrupoli, da caporali che lucrano sulla loro povertà e sul loro bisogno di lavoro, dalla criminalità organizzata”. La Cisl, tramite il segretario generale Annamaria Furlan e Luigi Sbarra, segretario generale della FaiCisl,  sostiene che “finalmente l’Italia guadagna una legislazione aggiornata, con norme penali stringenti e più forti strumenti di contrasto partecipato. Un vero traguardo di civiltà”.

Giuseppe Catapano: Manovra, la Ue non intende fare sconti. Inviati della commissione a Roma la prossima settimana

JEAN CLAUDE JUNCKER

Il governo ha una settimana per cambiare la manovra, altrimenti riceverà una lettera preludio alla bocciatura formale dalla Commissione Ue. Lo scrive Repubblica. Il quotidiano aggiunge che  nei primi giorni della settimana prossima una missione di Bruxelles arriverà a Roma per verificare i conti pubblici. Ieri, prosegue il giornale, il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, tramite canali riservati ha fatto sapere al premier, Matteo Renzi, che non è nelle condizioni di far passare la legge di bilancio cosi’ come e’ stata notificata alla Commissione. In vista del referendum, Juncker si è esposto molto per aiutare il premier, ma il testo giunto dal Tesoro non e’ ritenuto commestibile dal punto di vista legale (ogni anno le Capitali devono tagliare il deficit, mentre l’Italia ha già ricevuto ampie deroghe e ora ne chiede altre) sia da quello politico.  È troppo elevato il deficit, al di là dei patti stretti tra lo stesso Juncker e Renzi (ok ad una formulazione che si fermasse al 2,2% rispetto al target dell’1,8%, mentre il governo ora chiede il 2,3%). E oltretutto la composizione della manovra, continua il quotidiano, non permette di giustificare i numeri: troppe una tantum e poi una stima sui costi che l’Italia sosterra’ sui migranti esageratamente superiore a quella che si ottiene applicando i criteri europei. Criteri che Roma ha deciso di ignorare chiedendo un bonus per tutti i costi legati ai profughi previsti per il 2017 anziche’ per il solo incremento delle spese rispetto al 2016.

Giuseppe Catapano: Referendum, Monti vota strano. La riforma non è male, ma il senatore dirà No

MARIO MONTI

L’ex premier Mario Monti voterà No al referendum sulle riforme. Lo afferma in una intervista alCorriere della Sera spiegando che “il vero costo della politica non è quello dei senatori. E’ nel combinato disposto fra la Costituzione, attuale o futura, e metodo di governo con il quale si è lubrificata da tre anni l’opinione pubblica con bonus fiscali, elargizioni mirate o altra spesa pubblica perché accettasse questo. Ho riflettuto a lungo in proposito, e ho concluso che votare Sì al referendum significherebbe votare Sì al tenere gli italiani dipendenti da questo tipo di provvidenza dello Stato. Sarebbe un Sì a non mantenere con loro un rapporto da cittadini adulti o maturi nei confronti dello Stato”. Monti ha chiarito che “di questa riforma mi hanno sempre convinto la modifica del rapporto fra Stato e Regioni, l’abolizione del Cnel e la fine del bicameralismo perfetto. Non mi convince un Senato così ambiguamente snaturato, nella composizione e nelle funzioni. Meglio sarebbe stato abolirlo”. In ogni caso, ha aggiunto, “a me risulta impossibile dare il mio voto a una Costituzione che contiene alcune cose positive e altre negative, ma che – per essere varata – sembra avere richiesto una ripresa in grande stile di quel metodo di governo che a mio giudizio è il vero responsabile dei mali più gravi dell’Italia: evasione fiscale, corruzione, altissimo debito pubblico”. Per il senatore a vita “non avrebbe senso darsi una Costituzione nuova se essa deve segnare il trionfo di tecniche di generazione del consenso che più vecchie non si può”. Monti ha assicurato che “se vincesse il No non sparirebbero gli investitori esteri. Se vincesse il Sì non sparirebbe ogni democrazia. E la Ue può stare tranquilla: l’Italia non rischia di cadere e di travolgere l’euro”. Inoltre, “non vedo ragioni per cui Matteo Renzi dovrebbe lasciare in caso di una vittoria del No. Se tuttavia dovesse lasciare, non vedo particolari sconvolgimenti. Toccherà al capo dello Stato decidere, ma sarebbe facilmente immaginabile una sostanziale continuazione dell’assetto di governo attuale con un altro premier parte della maggioranza”.

Giuseppe Catapano: Legge di Bilancio, l’Ue pubblica bozza, confermati Pil 1% e deficit del 2,3%. Padoan: numeri in regola

giucatap643Il documento programmatico per il bilancio 2017 del governo italiano è arrivato la notte scorsa negli uffici della Commissione europea, che ha ora alcune settimane per analizzarlo prima della scadenza fissata a fine novembre dalle regole del cosiddetto “semestre europeo”. Si tratta di una sessantina di pagine in cui il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, presenta le previsioni e le cifre approvate nei giorni scorsi. In particolare, si ricorda che l’economia italiana è in recupero da tre anni ma che “il tasso di crescita è ancora più basso di quanto sarebbe necessario per tornare all’andamento pre crisi entro il 2025”. Il governo conferma la previsione di un aumento del Pil dell’1% nel 2017 e del rapporto deficit-Pil al 2,3%. “L’obiettivo di disavanzo del 2,3 per cento sarà raggiunto tramite interventi pari nel complesso allo 0,7 per cento del Pil, basati su tagli di spesa e incrementi di gettito realizzati attraverso il miglioramento della compliance fiscale, escludendo aumenti di imposte e anzi proseguendo nella loro riduzione”. E’ quanto si legge ancora nel Documento programmatico di bilancio per il 2017 trasmesso alla Commissione europea. I risparmi di spesa, spiega il governo, “deriveranno da un nuovo ciclo di Spending Review e dalla riduzione di vari stanziamenti di bilancio. L’aumento di gettito sarà conseguito attraverso l’efficientamento dei meccanismi di riscossione dell’Iva secondo le direttrici gia’ attuate con successo nel 2016, il riallineamento del tasso di riferimento dell’Ace (la detassazione degli utili reinvestiti) ai tassi di mercato, le aste per le frequenze e l’estensione della ‘voluntary disclosure’ (ovvero la procedura per il rientro volontario dei capitali detenuti all’estero, ndr“. La voluntary disclosure 2 “non è assolutamente un condono”, ha detto a questo propositoil ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, in un’intervista con Uno Mattina spiegando che già il primo rientro dei capitali (la voluntary disclosure 1)  “ha ottenuto risultati molto importanti”. Inoltre, “l’ambiente internazionale è diventato più trasparente”. “Il rapporto con la Commissione Ue è molto positivo e continuo e ci consultiamo a vicenda”, ha poi sottolineato Padoan, riferendosi alla legge di bilancio i cui “numeri andranno valutati, ma a nostro avviso siamo in regola” anche perchè il deficit del 2,3% previsto per il 2017 “è il più basso da tanti anni a questa parte”, ha aggiunto il ministro dell’economia. “I numeri andranno valutati ma a nostro avviso siamo in regola, perchè un deficit del 2,3% che è un deficit che implica un abbattimento di questa grandezza, non un aumento come spesso sento dire. Nel 2016 avremo un deficit del 2,4% e nel 2017 del 2,3%”. “Abbiamo chiesto il permesso al Parlamento di passare dal 2% al 2,3% – ha ricordato il Ministro – proprio in virtù delle spese eccezionali che sono quelle del terremoto e dei migranti, una grande emergenza di cui l’Italia si fa carico per se stessa e per tutta l’Europa”. Il commissario agli Affari economici Pierre Moscovici, secondo Padoan, “come al solito sarà molto franco e molto severo, ma io mi aspetto che si applichino le regole, alcune delle quali sono veramente astruse. In fondo abbiamo un deficit del 2,3%, il più basso da tanti anni a questa parte”. Infine una risposta alle critiche mosse alla manovra da più fronti. “La legge di bilancio varata dal governo non è uno spot elettorale”, ha detto Padoan, sottolineando che la manovra “è nel solco della strategia del governo” e “fa bene al paese”. Il segretario della Cgil, Susanna Camusso, ha dichiarato che nella legge di bilancio di sono troppi interventi a pioggia, ma il ministro ha replicato affermando che “c’è sempre qualcuno che non è soddisfatto e chiede un po’ di più di quanto ha ottenuto. Rivendico la grande coerenza del governo da quando in carica e le misure di questa manovra vanno esattamente in questa direzione”, ha concluso.

Circa 1 miliardo per la pubblica amministrazione e 1,8 miliardi per le pensioni

Dalle tabelle allegate al Documento programmatico di bilancio inviato dal Governo italiano alla Commissione europea emerge che circa un miliardo di euro, pari allo 0,061% del Pil, è previsto nel 2017 per il rinnovo dei contratti della P.A., gli 80 euro alle forze di polizia e l’assunzione del personale. Alle misure in materia pensionistica saranno destinati nel 2017 circa 1,8 mld di euro, pari allo 0,11% del Pil. In particolare, le misure includono per i pensionati in essere un aumento del 30% della quattordicesima per i redditi fino a 750 euro al mese e l’estensione all’importo originario per i pensionati tra i 750 e i 1.000 euro al mese; è anche previsto l’incremento della no tax area per i pensionati. Per i futuri pensionati, sono previste: agevolazioni per l’accesso al pensionamento per i lavoratori con anzianità contributive in più gestioni prevedendo il cumulo dei periodi assicurativi senza oneri aggiuntivi per gli stessi; il potenziamento delle agevolazioni per l’accesso al pensionamento dei lavoratori sottoposti ai lavori usuranti; agevolazioni per l’accesso al pensionamento dei lavoratori precoci con una riduzione del requisito contributivo indipendente dall’età anagrafica di 1 anno e 10 mesi per gli uomini e di 10 mesi per le donne. Inoltre, in via sperimentale, è prevista dal 1° maggio 2017 al 31 dicembre 2018 per soggetti in condizioni particolari la possibilità di conseguire una prestazione assistenziale non superiore a 1.500 euro mensili di accompagno alla pensione se di eta’ non inferiore a 63 anni. E’ inoltre previsto, sottoposto alla previa verifica delle autorità statistiche circa l’assenza di impatto sulle finanze pubbliche, un meccanismo sperimentale di prestito a garanzia pensionistica per i soggetti con 63 anni e un’anzianita’ contributiva minima di 20 anni.

Giuseppe Catapano: Legge di bilancio, Boccia, bene la spinta alle imprese

giucatap651Bene la spinta alle imprese, ma mancano gli incentivi sul capitale. E’ questa la sintesi del giudizio sulla legge di bilancio appena varata dal Governo espresso dal presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, in un’intervista a Il Messaggero.
“Sono due le valutazioni che vanno fatte: una sul metodo, l’altra sul merito. Quanto al primo -ha sottolineato Boccia- si tratta di una manovra che definisce una politica economica che non sceglie i settori, ma interviene sui fattori di sviluppo. Il Governo ha condiviso un’idea semplice: che le imprese sono il motore della ripresa. Dunque, stando a quello che leggiamo, della manovra possiamo dirci soddisfatti”. Quanto al merito, “avevamo suggerito al Governo tre priorità: le prime due, spinta a una maggiore produttività e riattivazione degli investimenti privati, sono state pienamente accolte. La terza, che può essere sintetizzata nella maggiore attenzione alla finanza per le imprese, non è stata adeguatamente considerata, sebbene il Fondo di garanzia sia stato potenziato e ciò è positivo. Penso che quanto prima -ha proseguito Boccia- torneremo sul punto, perché è indispensabile agevolare la crescita delle imprese attraverso capitali propri invece che con il credito bancario”.

Giuseppe Catapano: L’Agenzia delle entrate amica

giucatap650Una Agenzia delle entrate «amica», sempre più orientata alla consulenza e meno al braccio di ferro con il contribuente: per questo ci penseranno maggiormente la Guardia di finanza e, per la riscossione, il braccio operativo di Equitalia incorporata nel nuovo modello di Agenzia. È questo l’identikit del fisco che verrà che arriva dal Rapporto sui risultati conseguiti in materia di misure di contrasto all’evasione fiscale e contributiva pubblicato ieri dal ministero dell’economia.
Il ministero dell’economia sceglie di far proprie le indicazioni di Ocse e Fmi sul nuovo impianto dell’Agenzia delle entrate: «Coerentemente con quanto suggerito da Fmi e Ocse, appare opportuno assicurare alle agenzie fiscali una maggiore autonomia, sia con riguardo alle procedure di bilancio sia in merito all’assunzione e incentivazione del personale, bilanciata da una maggiore vigilanza strategica a livello governativo».
In agenda nel nuovo disegno puntare alla tax compliance: carota per i contribuenti adempienti («approccio collaborativo»), bastone per gli inadempienti con un approccio più rigoroso. Di pari passo dovrà andare la riforma della riscossione. Nel documento trovano conferma le anticipazioni dei giorni scorsi da parte del vice ministro all’Economia Luigi Casero di nuove norme sul magazzino dei ruoli di Equitalia.
«Al fine di migliorare la riscossione coattiva», si legge, «appare necessario aumentare l’accuratezza e l’integrità del magazzino dei ruoli, adottando misure tese a riallineare gli obblighi e i poteri in tema di riscossione coattiva ai migliori standard internazionali».

Giuseppe Catapano: La potenza tedesca scricchiola

BANDIERA TEDESCA GERMANIA

La locomotiva d’Europa è anche la più criticata dagli altri partner del Vecchio Continente perché accusata di scarso spirito solidaristico e di mancato rispetto di una serie di parametri previsti dall’Ue.

Data la complessità della questione e il peso specifico che deriva alla Germania per il suo ruolo di guida dell’economia continentale, ci sono poche possibilità che gli equilibri, e quindi le scelte di politica economica, possano cambiare a breve-medio termine. Data la situazione, anche l’orientamento degli analisti continua a privilegiare il listino di Francoforte rispetto a quelli del Sud Europa. Anche se nelle ultime settimane si sono moltiplicati i timori per le ricadute dei problemi che hanno investito i due colossi nazionali del credito, Deutsche Bank e Commerzbank. La sensazione è che senza una soluzione definitiva ai loro problemi di bilancio, che potrebbe passare anche per un intervento di matrice pubblica, vi possa essere un effetto contagio verso gli altri comparti.