Il Decreto Legge “Misure urgenti per la dignità dei lavoratori e
delle imprese”, cd. decreto Dignità, primo provvedimento
economico del Governo Conte, è stato approvato dal Consiglio
del Ministri il 2 luglio 2018 e pubblicato in Gazzetta Ufficiale il
13.07.2018.
Il provvedimento si occupa in particolare di
revisione della normativa su contratti a termine anche
nell’ambito della somministrazione di lavoro;
aumento dell’indennizzo dei licenziamenti per giusta causa;
revoca incentivi per imprese che delocalizzano o riducono
l’occupazione;
semplificazione di adempimenti fiscali (spesometro,
redditometro ..);
split payment;
misure contro la ludopatia.
L’iter di conversione sarà probabilmente abbreviato per
l’imminenza della pausa estiva parlamentare, ma al contempo
si preannuncia denso di modifiche per varie richieste di
aggiustamenti e annunci in questo senso da parte dello stesso
Governo.
Mese: luglio 2018
Ecco tutti i fondi per sostenere ricerca, sviluppo e innovazione
In tema di politica industriale, nel corso degli ultimi anni, i policy maker in Europa e nel mondo si sono misurati con una sfida molto complessa: promuovere crescita economica e rafforzare il tessuto economico e produttivo in uno scenario globale post crisi economico-finanziaria. E’ di tutta evidenza, da un lato, che le conseguenze generate dalla crisi hanno fortemente ridotto la capacità operativa delle imprese: più critico è l’accesso al credito e significativamente più contratta la domanda di mercato. Dall’altro lato, in virtù delle ripercussioni sulla resilienza dei conti pubblici (i.e. crisi dei debiti sovrani), i policy maker hanno visto considerevolmente ridursi il montante di risorse da allocare sulle strategie di rilancio delle attività economiche e produttive.
L’esigenza di contenere e razionalizzare la spesa pubblica, pertanto, ha spinto, nel corso degli ultimi anni, verso un processo di riforma del quadro degli incentivi a supporto delle attività economiche e produttive. L’evoluzione impressa, soprattutto attraverso l’istituzione, presso il Ministero dello Sviluppo economico, del Fondo Crescita Sostenibile – FCS (D.L. 83/12), ha determinato un’apprezzabile riduzione degli strumenti agevolativi esistenti e una conseguente focalizzazione delle risorse verso i fabbisogni ritenuti prioritari del nostro tessuto produttivo: ricerca, sviluppo e innovazione; accesso al credito; investimenti fissi; internazionalizzazione; crisi industriali.
Vista la centralità dei temi, notevole è lo sforzo finanziario destinato alla promozione degli investimenti fissi lordi tramite la Legge Nuova Sabatini (dal 2014 a fronte di circa 864 milioni di euro sono stati attivati circa 11,3 miliardi di euro di finanziamenti) e alla facilitazione dell’accesso al credito per le PMI attraverso il Fondo di garanzia (nel corso del 2017 sono state concesse garanzie per 12,3 miliardi di euro circa a fronte di circa 17,5 miliardi di euro di finanziamenti accolti).
Nell’ambito del nuovo quadro strategico, tuttavia, un ruolo di assoluta centralità è stato riservato al tema del sostegno alle attività di R&S&I, ambito cruciale per la salvaguardia del grado di efficienza dinamica del tessuto economico e produttivo. Il divario rispetto agli altri principali competitor internazionali e dell’Unione, infatti, risulta sempre più marcato (IT 1,3% del PIL; GER 2,94%; FR 2,25%: EU-28 2% circa).
Dal 2014 in poi, attraverso il FCS, sono stati stanziati circa 3,4 miliardi di euro per il sostegno della R&S&I. Per filosofia di fondo e modalità attuative, inoltre, l’approccio seguito segna una profonda linea di discontinuità rispetto al passato. Il disegno di policy, infatti, passa da un approccio di sostegno di tipo verticale basato sull’individuazione delle filiere ad un approccio orizzontale basato sulle tecnologie (i.e. Key Enabling Technologies – Ket’s). In tale prospettiva, pertanto, sono state avviate iniziative volte a incentivare l’attività di ricerca più prossima al mercato (TRL 6-8), ovvero, in ambito ricerca industriale e sviluppo sperimentale (i.e. con esclusione della ricerca di base).
La strategia complessiva messa in campo nell’ambito delle politiche di sostegno alle attività economiche e produttive è caratterizzata da un quadro di forte coerenza tra l’approccio implementato a livello nazionale e quello di matrice comunitaria:
- concentrazione/focalizzazione delle risorse complessive verso il sostegno alle attività di R&S&I: il 35% delle risorse PON IC ed il 37% delle risorse Nazionali (Fonte: Relazione annuale sugli interventi di sostegno alle attività economiche e produttive, 2017);
- approccio attuato in coerenza con la strategia nazionale di specializzazione intelligente (SNSI) volto, da un lato, a favorire il consolidamento di una filiera dell’innovazione capace di trasformare i risultati della ricerca e dell’innovazione in un vantaggio competitivo per il sistema Paese e, dall’altro, ad individuare tematiche trasversali per lo sviluppo della competitività dei sistemi imprenditoriali, sostenendo le iniziative ad alto potenziale innovativo (Cfr. Horizon 2020, Industria sostenibile e Agenda digitale, le nuove iniziative Agrifood, Scienze della vita e Fabbrica intelligente).
Gli interventi del Fondo per la Crescita Sostenibile
In tema di operatività, osservando sia gli interventi a sportello che quelli negoziali (i.e. Accordi per l’innovazione), dal 2014 ad oggi il Fondo per la Crescita Sostenibile ha agevolato 867 imprese, favorito 2,5 miliardi di euro di investimenti privati e concesso agevolazioni per 1,4 miliardi di euro.
Un elemento particolarmente significativo che emerge dall’analisi di operatività è indubbiamente l’alto tasso di rappresentatività tra le imprese agevolate delle PMI (67%). Tale evidenza testimonia, da un lato, che le PMI italiane segnalano un alto interesse ad attivare o ampliare i processi innovativi in grado di rafforzare la loro capacità competitiva, dall’altro lato, che il FCS nell’operatività corrente è uno strumento particolarmente adatto a colmare tale fabbisogno.
Agrifood, Scienze della vita e Fabbrica Intelligente
In ottica più recente con riferimento alle ultime iniziative avviate sul FCS, di particolare rilievo è l’intervento, a valere sull’asse I del PON I&C, in favore di progetti di ricerca e sviluppo nei settori applicativi della SNSI relativi a Agrifood, Scienze della vita e Fabbrica Intelligente, che prevede una dotazione di circa 563 milioni di euro. Tale nuovo intervento, in termini più complessivi, mira a fornire una risposta robusta ai fabbisogni di ricerca, sviluppo e innovazione emersi dagli operatori nel Mezzogiorno in tali ambiti tematici. Il macro-obiettivo di sfondo all’intervento è rappresentato dall’esigenza di rafforzare l’ecosistema innovativo nel Sud Italia negli ambiti tematici in cui le potenzialità competitive del tessuto produttivo sono alte.
In ottica d’insieme è possibile constatare che molto è stato fatto, tuttavia, resta sul tappeto l’esigenza di verificare quale sia l’effettivo impatto generato dagli interventi. Il tema della ivalutazione, pertanto, nel corso degli ultimi anni è stato incorporato sempre più all’interno dei processi gestionali al fine di garantire una verifica ex post delle attività correnti, individuando punti di forza e di debolezza delle iniziative implementate. Considerata la natura (i.e. strumenti di supporto alle attività privata di R&S&I) e i relativi tempi di maturazione degli interventi (almeno 5 anni), tuttavia, i primi risultati valutativi sull’impatto del FCS potranno essere prodotti tra circa due anni.
Mancato versamento delle ritenute: la pena pecuniaria sostituisce quella detentiva
Reclusione evitata per l’imprenditore che omette di versare le ritenute previdenziali a causa della crisi. A stabilirlo la sezione penale della Corte di Cassazione che, richiamando precedente giurisprudenza delle Sezioni Unite, ha ribadito come “la sostituzione della pena detentiva con quella pecuniaria è consentita anche in relazione a condanna inflitta a persona in condizioni economiche disagiate, in quanto la prognosi di inadempimento, ostativa alla sostituzione in forza della L. 24 novembre 1981, n. 689, art. 58, comma 2, si riferisce soltanto alle pene sostitutive di quella detentiva accompagnate da prescrizioni, ossia alla semidetenzione e alla libertà controllata, e non alla pena pecuniaria sostitutiva, che non prevede alcuna particolare prescrizione”. Errata quindi l’interpretazione fornita dalla Corte di Appello di Brescia in quanto ha motivato il diniego della sostituzione in base alle difficoltà economiche dell’imputato.
Obbligo pagamento retribuzioni con strumenti tracciabili
Dal 1° luglio 2018 è vietato per i datori di lavoro pagare le
retribuzioni ai lavoratori tramite contante. E’ necessario utilizzare
a tal fine strumenti di pagamento tracciabili.
L’Ispettorato del lavoro (INL) è intervenuto a tale riguardo due
volte, dapprima con la nota 4538 del 22.05.2018,
successivamente con nota 5828 del 4.7.2018, per fornire
importanti chiarimenti in merito alle nuove regole di pagamento.
Di seguito un riepilogo della nuova disciplina.
Fattura elettronica
E’ stato prorogato al 1° gennaio 2019 l’obbligo di utilizzare la
fattura elettronica (ed abbandonare quindi la scheda
carburante) per le cessioni di carburante per autotrazione
presso gli impianti stradali di distribuzione.
Per tale tipologia di operazione, pertanto, sarà possibile
continuare ad utilizzare la scheda carburante fino al 31.12.2018.
Resta fermo però l’obbligo, dal 1° luglio 2018, di utilizzare
strumenti tracciabili di pagamento al fine di poter detrarre l’Iva e
dedurre il relativo costo.
Imprese e competitività
Il ministero dello Sviluppo economico (Mise), con il decreto
direttoriale 23 aprile 2018, ha finito le regole da seguire e gli
adempimenti amministrativo-contabili da effettuare per le
imprese per accedere alle risorse Pon (Programma operativo
nazionale “Imprese e competitività” 2014-2020 Fesr) in relazione
al credito d’imposta per gli investimenti nel Mezzogiorno alla
luce delle modifiche introdotte dal Dl 243/2016
Islam, tra crescita, identità, implicazioni politiche
Secondo una ricerca del Pew Research Center ,nel periodo 2010/2050 le popolazioni musulmane nel mondo aumenteranno a un tasso del 73%. Ciò significa che i circa 1,6 miliardi di musulmani che si contavano nel 2010 saliranno nel 2050 a 2,76 miliardi. Nello stesso periodo le popolazioni cristiane cresceranno del 35%, passando dai 2,17 miliardi del 2010 a 2,92 miliardi nel 2050. In sostanza, lo scarto esistente fra i due gruppi nel 2010 andrà progressivamente assottigliandosi, fino a quasi scomparire nel 2050.
Questa previsione contribuisce a rafforzare il senso dell’urgenza del dialogo fra queste due realtà, che già oggi rappresentano quasi quattro miliardi di individui su una popolazione mondiale di poco superiore ai sette miliardi e mezzo.
Il mutuo recupero della consapevolezza degli elementi comuni
In questa prospettiva, se è vero che l’Occidente deve recuperare la consapevolezza degli elementi che condivide con il mondo islamico e che per secoli hanno permeato le rispettive culture, è anche vero il reciproco, e cioè che il mondo islamico deve impegnarsi nella ricerca di basi solide a partire dalle quali condurre un dialogo mutuamente vantaggioso e fondato sul riconoscimento dell’altro.
In questo contesto, un grande problema che il mondo islamico si trova a dover affrontare e risolvere è quello del conflitto fra modernità e tradizione, in un approccio che vede la modernità nella nostra accezione, frutto di un percorso culturale che nell’Islam non si è sviluppato, come espressione di un Occidente laico, oppressivo e prepotente e nel laicismo e nella secolarizzazione l’incarnazione del male.
Il concetto occidentale della laicità delle strutture di governo, sia pure con declinazioni diverse da Paese a Paese, non comporta la negazione del ruolo della religione nella società: la religione che accetti le regole del gioco democratico può portare al dibattito pubblico un prezioso nutrimento morale in un ambito nel quale la misura delle scelte politiche è affidata ad un confronto libero e pluralista per la ricerca di soluzioni il più possibile condivise..
Recuperi d’identità e arroccamenti difensivi
Di fronte al recupero di identità in corso nelle variegate realtà del mondo islamico, nel cui ambito la religione diventa spesso una difesa contro la complessità e le contraddizioni del mondo globalizzato e l’islamismo politico anche un’espressione del rifiuto di una ancora percepita volontà di dominio occidentale, cresce nell’Occidente, soprattutto europeo, la tendenza ad attestarsi su una posizione di difesa, a chiudere i canali di comunicazione, a rifugiarsi nella propria identità, cristiana o laica che sia, a ripiegare gelosamente sui proprî percorsi.
Mentre sarebbe necessario, invece, recuperare comunicazione e contatti e promuovere i presupposti del dialogo, superando la tentazione di travasare in modo impositivo costumi e modelli, fermi restando i principi fondamentali di uguaglianza giuridica e dignità di tutti gli esseri umani.
La divergenza sulla universialità dei diritti è emblematica
Tra le divergenze, quella sulla universalità dei diritti è emblematica delle difficoltà esistenti. Le riserve formulate in relazione alla Dichiarazione sui Diritti Umani del 1948 dai Paesi islamici esprimono una sensibilità in tema di identità cultural-religiosa con la quale è inevitabile doversi confrontare. D’altra parte, le istanze che esprimevano le piazze delle Primavere arabe echeggiavano, come si era manifestato senza seguiti duraturi e consolidati in altre fasi della storia recente di quei Paesi, temi del liberalismo e della democrazia occidentali.
Il dialogo al quale dobbiamo rivolgerci dovrà quindi saper conciliare l’esigenza del rispetto del sentimento religioso, e della spiritualità che esso esprime, con la ricerca di basi culturali e di valori umani e civili comuni per la convivenza pacifica tra i popoli e all’interno di essi.
Questa ricerca interpella tutti gli interlocutori del dialogo affinché non cedano a tentazioni di affermazione di una supremazia culturale, ma accettino invece la regola fondamentale di ogni dialogo, e cioè sapere misurare le proprie convinzioni sul metro di quelle altrui, superando la componente totalizzante che spesso le religioni e le ideologie recano in sé.
Sulle prospettive di un dialogo veramente costruttivo gravano spesso pregiudizi e suggestioni fuorvianti, come ad esempio quella che legge nei conflitti in corso nella regione mediorientale esclusivamente l’espressione del contrasto religioso fra sciiti e sunniti, sottovalutando, e spesso ignorando, la loro natura di scontro geo-politico per la supremazia nell’area in cui l’elemento religioso, lungi dall’essere il fattore scatenante, diviene spesso pretesto e strumento. Le vicende degli ultimi anni hanno inoltre alimentato una tendenza a parlare di Islam soprattutto in relazione al terrorismo, complicando al livello delle percezioni popolari le prospettive del dialogo.
Islam e democrazia, una narrazione stereotipata
Infine, la narrazione secondo la quale il mondo islamico è incapace di produrre sistemi democratici contrasta con l’evidenza che in non pochi Paesi musulmani si è assistito e si assiste a processi favoriti anche dalla sempre più accentuata circolazione culturale.
Si pensi – a fronte dell’oscurantismo pur con tante contradizioni di molti regimi, specie nell’area del Golfo, o all’autoritarismo di altri a noi geograficamente vicini – ai limitati ma innegabili progressi in alcuni Paesi islamici, specie della sponda sud del Mediterraneo, in materia di condizione femminile o diritto di famiglia, o al pluralismo – imperfetto quanto si vuole, ma comunque operante – di sistemi, come ad esempio quello algerino, nel quale da tempo i partiti di ispirazione islamica hanno accettato il gioco elettorale o, ancora, alla monarchia “benevola” marocchina o al coraggioso percorso seguito dalla Tunisia verso il riconoscimento generalizzato della libertà di fede e di coscienze in un quadro che, pur confermando l’Islam religione di Stato, non prevede la sha’aria come base del diritto del Paese.
Da questa varietà di situazioni sembra potersi concludere che ogni popolo ha i suoi ritmi evolutivi: sta al dialogo riconoscerli e auspicabilmente accompagnarli verso traguardi di ulteriore crescita.