La voluntary disclosure rottama gli accertamenti fiscali di importo inferiore a 10/15 mila euro. Sugli atti di accertamento fiscale in scadenza la parola d’ordine a Milano, nella direzione provinciale 1, è archiviare. «In considerazione dell’elevata incidenza dell’impiego di risorse richieste dalle istanze di accesso alla procedura di voluntary disclosure», scrive il responsabile della direzione provinciale 1 di Milano, in una nota che ItaliaOggi è in grado di raccontare, «si rende ora necessario adeguare il Pac 2016 alle capacità operative residue delle due aree per la restante parte di esercizio». Nella nota dunque si procede a fornire linee guida per procedere alle archiviazioni operando delle distinzioni per categoria di elemento. Causa voluntary disclosure, dunque, la programmazione dell’attività dell’Agenzia delle entrate è stata, si legge nel documento, «fortemente condizionata dalla rilevanza strategica che l’Agenzia, anche su input dell’autorità politica, ha attribuito al completamento delle lavorazioni connesse alle istanze di rientro dei capitali dall’estero». La linea della più qualità e meno quantità è una linea intrapresa dall’Agenzia proprio con la scelta di un’azione più di compliance e meno percepibile come vessatoria. In altri uffici locali, infatti, (si veda ItaliaOggi del 2/12/2016) si sono fornite linee guida sulla selezione degli accertamenti. La peculiarità dell’iniziativa della direzione provinciale lombarda è quella di individuare una procedura smaltimento degli atti in scadenza evidenziando la straordinarietà del lavoro effettuato sul rientro dei capitali. Procedura, peraltro, confermata dal decreto legge 193/2016 anche per il 2017.