Catapano Giuseppe: Renzi apre su Italicum e senato elettivo. E la direzione approva all’unanimità

giucatap628“Il vero oggetto del contendere è se c’è o non c’è una maggioranza fuori dal Pd per cambiare la legge.Perchè da soli non ce la facciamo”. Lo ha sottolineato il premier e segretario Pd Matteo Renzi, chiudendo la Direzione del partito che ha approvato all’unanimità ma senza i voti della minoranza la relazione del presidente del consiglio e numero uno del Nazareno.  “Si può costruire l’unità del Pd e poi costruire il consenso fuori, ma abbiamo fatto i miracoli in questa legislatura per riuscirci. Chi dice facciamo l’accordo nel Pd e poi cambiamo la legge, nega la realtà dei numeri”, ha avvertito Renzi. Che in apertura della riunione aveva spiegato: “Questa è la direzione numero 31 dal gennaio 2014: in tutti i passaggi chiave abbiamo riunito la direzione, abbiamo scelto la democrazia interna e non i caminetti dei big, o presunti tali. Lo avevamo promesso nelle primarie, quelle che mi hanno indicato legittimamente e democraticamente segretario, perchè l’impegno con gli iscritti vale più dei malpancia dei leader, noi parliamo qui”. Renzi ha dichiarato sulla legge elettorale che ormai è tempo di giocare a carte scoperte: “Bisogna tirar fuori le proposte, io sono pronto a offrire una soluzione. Siamo pronti a discutere del ballottaggio, sul premio alla lista o alla coalizione e al modo con il quale si scelgono i deputati. Il Pd è pronto a fare una discussione profonda, seria con tempi certi”, aggiunge il segretario dem, “il Pd è pronto a discutere già dalla settimana successiva al 4 dicembre, data di svolgimento del referendum costituzionale”,”, afferma ancora, “andiamo a vedere le carte. Non possiamo farlo in campagna referendaria ma l’impegno è iscriverlo in discussione nelle commissioni competenti nelle due settimane immediatamente successive”, aggiunge il segretario dem. Renzi ha aggiunto, a proposito del senato elettivo, che  “c’e’ una proposta che viene da persone che hanno combattuto sostenendo idee opposte, Vannino Chiti e Federico Fornaro su tutti. Sono pronto a partire da questo testo per aprire una discussione” sull’elezione dei senatori, nel nuovo senato previsto dalla riforma costituzionale”. Il premier ha comunque sottolineato che la mediazione non può bloccare il paese:  “La riforma costituzionale non è un giocattolo per addetti ai lavori, è una partenza per il Paese e siamo disponibili a farci carico di ulteriori mediazioni, ma non siamo disponibili a bloccare un Paese. Per i miei figli e i nostri figli non ci fermeremo”, ha detto. Una affermazione netta in risposta alle dichiarazioni che oggi hanno già fatto parlare di spaccatura già consumata:  Pier Luigi Bersani e Roberto Speranza hanno annunciato di essere pronti a schierarsi per il no. E’ stato poi Gianni Cuperlo a parlare delle aperture di Renzi: “Apprezzo le aperture alle nostre richieste e penso che si debba dare seguito con un atto politico. Forti sono le attese per una prova di saggezza, la via che hai indicato qui pochi minuti fa si è come arrestata a metà del sentiero, ma io la voglio compiere per intero.. Il tema è se esiste la volontà di ricomporre una frattura al limite del trauma e il problema è vedere la sostanza. Il Pd ha investito molto, troppo sull’Italicum, ma oggi deve avere una sua proposta. Non è un alibi, ma la convinzione che una combinazione tra monocameralismo e legge ipermaggioritaria sia molto negativa. Penso che abbiamo fatto un passo sul sentiero e occorre andare avanti subito a vedere e dopo, lo faremo nel rispetto di questa comunità, ma anche di noi stessi. Fuori di qui ci sono due eserciti in armi, ma io non ho ancora indossato una divisa perché la rottura si deve limitare.  Certo è che in queste condizioni, se perdi il referendum avrai paralizzato l’Italia, ma se vinci avrai diviso il centrosinistra”. Cuperlo ha concluso:  “Se un accordo non ci dovesse essere, io il 4 dicembre non potrò votare quella riforma. Ma se a quella scelta mi spingerai, stai sereno perchè insieme comunicherei al presidente della camera le mie dimissioni da deputato”. Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ha invitato maggioranza e minoranza a raggiungere un accordo per evitare che a trionfare siano le forze politiche populistiche e di destra.  “La resa dei conti riguarda un pezzo del nostro fururo, e quindi bisognerebbe evitare fratture e cercare un’intesa sulla base delle porposte fatte dal nostro segretario”, ha concluso. Nelle sue conclusioni Renzi ha chiarito che  “checché ne pensiate delle leggi elettorali, le elezioni si vincono prendendo i voti. Se nel 2013 avessimo preso il 40% avremmo vinto – ha aggiunto – abbiamo preso il 25% e questo è il peccato originale della legislatura. Un premio elettorale eccessivo ci ha permesso di avere la maggioranza alla Camera ma non al Senato. E la maggioranza attuale non è frutto di un disegno perverso ma di uno stato di necessità”. Il presidente del consiglio ha anche negato di avere “inchiodato il paese al referendum”: “Queste riforme costituzionali sono un puntiglio di qualcuno che ci si è fissato, o sono elemento e condizione della competitività del Paese e della credibilità della politica? Alla domanda del perchè ci stiamo giocando tutti lì, dobbiamo dare una risposta. E a Cuperlo che mi chiede perchè ho inchiodato il paese su questo dibattito, io dico che penso che il Paese fosse inchiodato quando siamo arrivati, al punto da non riuscire ad eleggere il presidente della Repubblica. Un parlamento in cui la riforma veniva fatta non con il 138 ma cambiando il 138. E c’è una bella differenza col portare il Parlamento a votare le modifiche”. Renzi ha aggiunto che sarà fondamentale l’impegno per il Sì nel referendum, perché, ha detto, “la riforma del bicameralismo ha tempi più lunghi di quelli delle apparizioni della cometa di Halley. Il referendum non è sulla legge elettorale, non è sui poteri del premier. E’ sul superamento del bicameralismo paritario. E non ci dobbiamo stupire se questo argomento viene posto da 70 anni e non viene risolto. Fa prima a tornare la cometa di Halley…

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