Compagnia tlc batte comune. Si presume che il progetto di mega antenna per cellulari della società telefonica sia sempre compatibile con il piano regolatore generale del comune: la stazione radio-base, infatti, risulta assimilabile a un’opera di urbanizzazione primaria e dunque non soggiace ai divieti previsti per altri manufatti. Ecco allora che se in base al Prg la zona è soggetta a un piano attuativo già approvato, lo stop all’infrastruttura tecnologica può scattare soltanto quando l’opera si rivela del tutto inconciliabile con l’intervento urbanistico previsto nell’area. Diversamente l’ente locale non può bloccare i lavori. È quanto emerge dalla sentenza 294 del 15 marzo 2016, pubblicata dalla seconda sezione del Tar Veneto, che aggiunge un nuovo episodio alla saga in cui i giganti delle comunicazioni si trovano contrapposti agli enti locali, creando un notevole contenzioso.
Giorno: 18 aprile 2016
Giuseppe Catapano: Rifiuti da navi, stretta dell’Ue
Meno rifiuti scaricabili in mare e più navi sottoposte al regime di conferimento dei residui in impianti portuali. Questi alcuni degli orientamenti che secondo la Commissione Ue gli stati membri dovranno seguire nell’attuazione della disciplina comunitaria in materia di rifiuti prodotti da navi. Le indicazioni Ue offrono una lettura restrittiva della direttiva 2000/59/Ce, di allineamento della legislazione europea alla convenzione internazionale «Marpol», e arrivano con una comunicazione pubblicata sulla Guue dell’1/4/2016 n. C 115.
Le disposizioni comunitarie e nazionali. Oggetto degli orientamenti in parola le disposizioni dell’articolo 7 della direttiva (recepita con dlgs 182/2003) a mente del quale le navi che approdano in porti comunitari devono conferire i rifiuti prodotti a impianti portuali di raccolta prima di ripartire, con possibilità di procedere (in deroga) verso il successivo porto di scalo solo qualora dotate di capacità di stoccaggio sufficiente e sempre che la destinazione sia nota e fornita di impianti adeguati.
Giuseppe Catapano: ‘Ndrangheta, la Guardia di finanza sequestra beni per 215 milioni a Alfonso Annunziata
Beni per un valore complessivo di circa 215 milioni di euro sono stati sequestrati dai finanzieri del comando provinciale di Reggio Calabria, del Nucleo Speciale Polizia Valutaria e del Servizio Centrale I.C.O. di Roma. Il destinatario della misura e’ un imprenditore, Alfonso Annunziata, ritenuto contiguo alla cosca di ‘ndrangheta dei Piromalli, operante sul territorio della provincia reggina. Il patrimonio sottratto comprende le quote sociali di 6 imprese, 85 unita’ immobiliari, 42 rapporti finanziari e denaro contante per quasi 700.000 euro. I beni sono stati sequestrati in Calabria e in Campania in base a un provvedimento emesso dalla Sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria. Secondo gli inquirenti, dalle indagini sarebbe emersa l’esistenza “di un indissolubile rapporto di sinergia economico-criminale” tra l’imprenditore e la cosca Piromalli. Annunziata si sarebbe prestato “volontariamente e consapevolmente, al perseguimento degli scopi imprenditoriali ed economici della predetta consorteria criminale, cosi’ creando e sviluppando, nel tempo, solide cointeressenze economiche, accompagnate da ingenti investimenti commerciali nel territorio di Gioia Tauro”. Annunziata era stato arrestato nel corsod ell’operazione “Bucefalo” nel mese di marzo 2015. Il processo in cui e’ imputato si sta celebrando a Palmi.
Giuseppe Catapano: Fisco, verso anticipo taglio Irpef
Potrebbe essere anticipata nella finanziaria 2017, e quindi di un anno, la riforma dell’Irpef. Lo scrive il Corriere della Sera spiegando tra le misure al vaglio dell’esecutivo ci sarebbe un intervento sulle aliquote intermedie (27% e 38%), ma anche il potenziamento degli assegni familiari dal secondo figlio in poi, il taglio strutturale dei contributi sul lavoro e la riduzione del prelievo sui fondi pensione. L’obiettivo del Governo e’ ridurre l’aliquota effettiva sui redditi bassi e poi correggere la struttura del prelievo che adesso penalizza chi supera un reddito lordo annuo di 28.000 euro e salta da un’aliquota del 27% a una del 38%. Ridurre questo salto aiuterebbe il ceto emdio. La priorita’ del Governo, conclude il quotidiano, resta quella di trovare i 15 mld per evitare che dal 2017 scattino le clausole di salvaguardia, cioe’ l’aumento dell’Iva.
Giuseppe Catapano: Il referendum contro le trivelle manca il il quorum
Quorum mancato per il referendum cosiddetto trivelle. Secondo il dati del ministero dell’Interno relativi a 9.372 seggi elettorali su 9.377 in Italia e all’estero, la percentuale dei votanti e’ stata pari al 31,18% degli aventi diritto, quindi largamente al di sotto della soglia del 50% piu’ uno necessaria per la validita’ della consultazione popolare abrogativa. La regione con piu’ bassa affluenza alle urne e’ stata il Trentino Alto Adige con il 25,19%, mentre il maggior numero di votanti e’ stato registrato in Basilicata con il 50,16%. Flop di partecipazione anche in Puglia, la regione guidata dal presidente capofila della contestazione alle scelte del governo, dove la partecipazione si e’ fermata al 41,65%. Lo scrutinio dei voti espressi segnala il si’ al referendum all’85,85% e il no al 14,15%.
Il governatore della Puglia, Michele Emiliano, capofila del Si’, ha promesso che il movimento continuera’ a battersi contro le trivelle e ha affermato che il voto e’ stato comunque “un successo” con 14 milioni di votanti. Sono “gli stessi voti che il Pd ha preso nel suo piu’ grande risultato elettorale, che sono le europee di due anni fa”, ha osservato, “il governo dovra’ tenerne conto”. “E’ stato uno straordinario successo”, ha poi ribadito in una intervista al Corriere della Sera e a Repubblica, “avevo detto che sarebbe stato un successo avere dieci milioni di voti. Siamo andati ben oltre. E’ il secondo referendum più partecipato negli ultimi 15 anni, dopo quello sull’acqua. E’ più di quanto ha preso il Pd alle Europee. Siamo di fronte alla più grande aggregazione ambientalista d’Europa, che chiede risposte”.
Matteo Renzi nel commentare l’esito del referendum sulle trivelle si è presentato davanti alle telecamere per dire che “gli sconfitti di questo referendum hanno nomi e cognomi”. Ce l’ha con chi “ha preso in ostaggio i social network”, con i grandi esperti che “hanno parlato di spallate e di sconvolgimenti”, con una parte della classe dirigente che “vive solo su facebook e su twitter”, con “la vecchia politica autoreferenziale”. “Qualche consigliere regionale, qualche presidente di regione”, tutti coloro che “ora faranno una esibizione e diranno di aver vinto nonostante abbiano perso”, chi ha voluto questa consultazione “solo per fare una conta interna e a scopi personali”. Ebbene a costoro il presidente del Consiglio manda a dire che “la demagogia non paga”. “Il governo non si ascrive tra i vincitori” e che chi ha votato merita rispetto” ma “il risultato e’ netto, chiaro”. Bisogna festeggiare, alzare i calici “per quei lavoratori che non hanno perso il posto di lavoro”. Eppure, aggiunge Renzi, “ho sofferto per la scelta del non voto”, una scelta decisa “per non mandare in crisi un intero settore” ma il premier “sta dove si rischia anche un posto di lavoro”. Invece di sprecare 300 mln per un referendum che “si poteva evitare” le regioni “pensino ai depuratori”, “non possiamo accettare lezioni da chi pensa alle piattaforme e poi si disinteressa della raccolta differenziata”. Ma Renzi dopo le divisioni sul referendum, dopo aver visto “una campagna elettorale” basata “su un odio sconsiderato” invita italiane e italiane a “mettere da parte le polemiche. Basta con la vecchia politica, fino alle elezioni del 2018 – e’ l’appello di Renzi – concentriamoci solo sull’Italia, che e’ uno scrigno, facciamo che torni ad essere un punto di riferimento”, che si “superi questa guerra civile” e si pensi solo al bene del paese. “Noi – promette Renzi – faremo dell’Italia il Paese piu’ verde d’Europa ma il passaggio alle energie rinnovabili non si puo’ fare da qui a domattina”.
Il segretario della Lega Nord Matteo Salvini ha scritto: “Referendum, ha votato il 31,5% degli italiani. Renzi esulta, Napolitano esulta, i petrolieri esultano. Vince l’arroganza. Non esultano gli italiani a cui Renzi, non accorpando il referendum alle altre elezioni, ha fatto sprecare 300 milioni”. Così sull’esito del referendum sulle trivelle. “Io ringrazio i milioni di cittadini che hanno partecipato, alla faccia del silenzio dei “giornalisti” e dell’arroganza di certi politici. “Odio gli indifferenti” scriveva Gramsci nel 1917. Sono d’accordo con lui”.
In un tweet il ministro dell’Ambiente, Gianluca Galletti spiega: “Al referendum vince l’Italia moderata che non contrappone ambiente e sviluppo, che difende il lavoro. Perdono i partiti del populismo ipocrita”.
Per Renato Brunetta l’importante è che sono 16 milioni di voti contro Renzi. “Per analizzare i dati sullapartecipazione al voto del referendum sulle trivelle, e cominciare a ragionare, in prospettiva, sulle implicazioni che questo risultato avra’ in relazione al prossimo referendum costituzionale di ottobre e’ utile ricordate i dati dell’ultimo referendum confermativo, svoltosi nel 2006 sulla riforma della Costituzione portata avanti dal governo Berlusconi”, ha dichiarato il presidente dei deputati di Forza Italia. “In quell’occasione, 25 e 26 giugno 2006, parteciparono al voto poco piu’ di 26 milioni di aventi diritto, il 52,46% del corpo elettorale. Vinse il ‘no’ con 15.783.269 voti (il 61,29%), mentre i ‘si” raccolsero 9.970.513 preferenze (il 38,71%)”, aggiunge Brunetta. “Quel referendum fu vinto con oltre il 61%, poteva essere vinto anche con il 51%, e quindi con poco piu’ di 13.300.000 voti. Considerando una buona affluenza per un referendum che comunque non aveva bisogno del raggiungimento del quorum. Possiamo dunque affermare, in un ragionamento comparativo serio, che al prossimo referendum costituzionale di ottobre, per vincere basteranno poco piu’ di 13 milioni di voti”. “Al referendum sulle Trivelle, considerando anche una campagna mediatica senza precedenti del presidente del Consiglio Renzi che ha invitato all’astensione, la quasi totalita’ dei votanti molto probabilmente votera’ ‘no’ al referendum confermativo di ottobre. I votanti di oggi sono per la stragrande maggioranza contro il premier e contro il governo Renzi”, sottolinea l’esponente di Forza Italia. “Alle 19 aveva votato poco piu’ del 23% degli aventi diritto, quasi 12 milioni di cittadini, 12 milioni di italiani che non hanno dato ascolto ai diktat di Renzi e si sono recati alle urne per esprimere un loro diritto-dovere. Alle 23 questi 12 milioni sono diventati 15-16 milioni: lo stesso numero di elettori che nel 2006 disse ‘no’ alla riforma Berlusconi. Abbiamo uno zoccolo duro di 15-16 milioni di cittadini, tutti potenziali voti contro Renzi al referendum costituzionale, quello della vita per il segretario-premier. Si parte da qui – conclude Brunetta – da questa partecipazione, da questa disobbedienza, per costruire la vittoria del ‘no’ ad ottobre”.

