Giuseppe Catapano: Chiuse sei frontiere, Schengen vacilla

epa04505610 A view of Schengen's sign in the village of Schengen, Luxembourg, 14 October 2014. EPA/NICOLAS BOUVY

Ad Amsterdam è partita la corsa contro il tempo per salvare Schengen. Francia, Germania, Austria, Svezia, Danimarca e Croazia hanno chiesto la sospensione del Trattato per due anni. Intanto hanno chiuso le frontiere, con l’obiettivo di fermare l’onda di migranti in arrivo dalla Grecia e dalla rotta balcanica, quasi 900.000 nel 2015 e 40.000 nel solo mese di gennaio. A maggio, pero’, non potranno più legalmente tenere la porta chiusa.
La possibile soluzione c’è, ed è quella invocata dal primo ministro italiano, Matteo Renzi, e dalla cancelliera tedesca, Angela Merkel, che prevede la redistribuzione automatica tra i 28 stati membri dell’Ue dei migranti che arriveranno in Europa. Le sorti di Schengen e dell’Unione, come nella crisi dell’euro, dipendono però dalla Grecia: il premier Alexis Tsipras ha tre mesi per riprendere il controllo delle sue frontiere e provvedere alla registrazione dei richiedenti asilo che giungono dalla Siria. In caso contrario torneranno i confini, e i rifugiati rimarranno bloccati nella penisola greca, innescando quasi certamente una crisi umanitaria. Quasi un paradosso il fatto che la minaccia maggiore per la libera circolazione provenga dai paesi che vogliono salvare Schengen: Germania, Olanda, Lussemburgo e le istituzioni Ue. Ieri ad Amsterdam si è tenuta una riunione straordinaria dei ministri degli Interni dell’Ue, convocata dalla presidenza olandese, per tentare di dare un contenuto politico alle proposte sul tavolo. Dopo nove ore di colloqui, l’austriaca Johanna Mickl-Leitner ha affermato che Schengen “è sull’orlo del tracollo”. Tra quattro mesi, infatti, Berlino e Vienna potrebbero essere le prime capitali a sospendersi dal trattato di libera circolazione. Il commissario agli Interni Ue, Dimitris Avramopoulos, prova a ricordare che “c’è piena intesa fra tutti sull’esigenza si salvare Schengen”, ma è impossibile non fare i conti con il fallimento del meccanismo di redistribuzione dei migranti e dei controlli all’ingresso che avanzano a singhiozzo.
Per l’Italia, l’incubo peggiore sono i Balcani: se la sospensione per due anni di Schengen chiesta dai Sei sembra una catastrofe, ancora peggio sarebbe la chiusura della rotta balcanica. Il rischio è che i migranti possano tornare ad attraversare il mare, mettendo l’Italia nella condizione di dover accogliere tra le 200.000 e le 400.000 persone in fuga dalla guerra.

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