PERUGIA – Rudy Guede a Storie Maledette su Rai Tre: “Cercai di scrivere sul muro con il sangue di Meredith Kercher“. E’ una delle cose dette dal ragazzo ivoriano arrestato e condannato per l’omicidio della ragazza inglese nella casa di via della Pergola, a Perugia, nel 2007. “Lo choc e la paura hanno avuto la meglio su di me”. E quindi, ha raccontato Guede, lui ha tentato di scrivere sul muro quello che Meredith gli stava dicendo mentre esalava gli ultimi respiri. Durante l’intervista Guede ha raccontato tanti dettagli di quella sera dell’1 novembre, dall’approccio sessuale con Meredith (“abbiamo fatto petting in salotto”) alcuni minuti prima del delitto, al fatto che Amanda Knox fosse in casa quando Meredith è stata uccisa (“ho riconosciuto la sua voce”). Dal fatto che lui fosse in bagno mentre Meredith era assassinata (“avevo disturbi allo stomaco dopo aver mangiato kebab”). L’uomo ha detto di essere andato in bagno e di essersi messo ad ascoltare musica con le cuffiette, per poi sentire la voce della Knox (conosciuta in un locale dove l’americana lavorava) che discuteva con Kercher la quale si sarebbe lamentata in precedenza per una questione di soldi. “Ho riconosciuto – ha spiegato – la voce di Amanda al 101 per cento. Poi ho sentito un urlo fortissimo mentre ascoltavo l’i-pod a volume altissimo. Una voce straziante”. L’ivoriano ha anche parlato la presenza nella villetta di via della Pergola di un uomo del quale non ha fatto il nome. Caso strano, il giorno dopo l’intervista gli avvocati Valter Biscotti e Nicodemo Gentile lasciano la difesa di Rudy Guede, condannato a 16 anni di reclusione per l’omicidio di Meredith Kercher. Lo hanno riferito all’Ansa. “Gli avvocati Biscotti e Gentile – hanno spiegato in una dichiarazione – rinunciano ai mandati difensivi di Rudy Guede ritenendo ormai esauriti tutti gli aspetti tecnico-processuali che lo hanno coinvolto nella vicenda dell’omicidio Kercher”. Nessun commento da parte dei legali sull’intervista rilasciata da Guede a Storie maledette e mandata in onda da Rai3. Gli avvocati Biscotti e Gentile avevano difeso l’ivoriano da subito dopo il suo arresto da parte della polizia. Guede è stato l’unico a scegliere il processo con il rito abbreviato al termine del quale è stato condannato a 16 anni di reclusione. Pena ormai definitiva anche se l’ivoriano sostiene di non avere ucciso Meredith Kercher. Invece Raffaele Sollecito e Amanda Knox sono stati definitivamente assolti.
Giorno: 25 gennaio 2016
Giuseppe Catapano: Vivere con 350 euro al mese? Si può, ecco dove
ROMA – Vivere con 350 euro al mese. Sono 5 i paese dove un reddito di questo tipo garantisce un tenore di vita più che dignitoso. A elencare i paesi dove si può vivere con poco lasciando l’Italia è il sito Opentravel. Tra i paesi più economici ci sono Thailandia, Cambogia, Vietnam, Costa Rica e Filippine, ma anche il vicino Laos. Mario Valenza su Il Giornale scrive che il costo della vita in questi paesi è decisamente più basso e si può vivere bene anche con pochi soldi: “Anche se 350 euro mensili non sono sufficienti per un alloggio di lusso con vista mare, dalle parte di Chiang Mai, nel Nord della Thailandia, 21 euro al mese bastano per pagare l’affitto. La cifra sale man mano che ci si avvicina alla costa, attestandosi su un minimo di 60 euro. Anche il prezzo del cibo è bassissimo: il pollo con riso o noodles venduto in strada costa meno di un euro, e anche avendo gusti più raffinati la spesa mensile per mangiare non supera i 150 euro, consentendo di tenersi in tasca anche un po’ di soldi per fare shopping. Una meta, come ricorda Lettera43.it, che sta diventando sempre più ambita è la Cambogia, dove con 350 euro al mese si può vivere nella Capitale Phnom Penh. Data la crescente popolarità del Paese, è difficile trovare casa per meno di 150 euro mensili, ma condividendo l’alloggio con altre persone si possono facilmente abbattere i costi. Mangiare, invece, costa più o meno come in Thailandia: per un pasto al ristorante si spende circa 1,50 euro. Se poi non si vuole vivere in Cambogia, si può sempre puntare sui vicini Vietnam e Laos, dove il costo della vita è pressappoco lo stesso. Con 350 euro mensili si può vivere tranquillamente anche nelle Filippine: non nella Capitale Manila, ma nella provincia di Cebu, una delle più sviluppate del Paese con campi da golf, spiagge e centri commerciali. Qui un appartamento costa circa 100 euro al mese, e con altri 150 si possono coprire le spese per il cibo e concedersi anche qualcosa in più. Le Filippine offrono poi un visto speciale per i pensionati, che può essere ottenuto dai 35 anni in su depositando 50 mila dollari in una banca filippina. Per gli over 50 sono invece sufficienti un deposito di 10 mila dollari e provare di avere una pensione di 800 dollari al mese per singoli o di 1000 dollari mensili per le coppie. Anche in Costa Rica il costo della vita è uno dei più bassi al mondo. Se si condivide l’alloggio con qualche amico, a San José si può vivere tranquillamente con 425 euro al mese, e man mano che ci si allontana dalla Capitale i prezzi diminuiscono, infatti bastano meno di 200 euro mensili per affittare una casa medio-piccola a 75 chilometri da San José. Al ristorante, poi, si può mangiare un buon pasto spendendo meno di 4 euro, e se si cucina in casa i costi vengono ulteriormente abbattuti. In tema di cibo, ci si può fare un’idea dei prezzi bassissimi del Costa Rica se si considera che un casco di banane costa appena 30 centesimi. Stesso discorso per altri beni di consumo, come le sigarette, il cui prezzo è di circa 90 centesimi a pacchetto. Il Belize è il posto ideale per chi sogna di vivere a due passi dal mar dei Caraibi spendendo poco. Il piccolo Paese centroamericano può vantare spiagge bellissime e un clima sub-tropicale. La lingua ufficiale è l’inglese, e i prezzi sono molto simili a quelli del Costa Rica: per affittare una grande casa a Cayo, a circa un’ora di macchina da Belize City, sono infatti sufficienti 210 euro al mese”.
Giuseppe Catapano: Prada, sito clonato, prodotti tarocchi venduti su internet
PORDENONE – Clonavano il sito di Prada e vendevano i prodotti tarocchi in tutta Europa: l’organizzazione criminale, attiva su internet, aveva i vertici in Cina ma ora è stata sgominata dalla Guardia di Finanza. La Finanza ha così sgominato, in un’operazione internazionale, una organizzazione criminali del falso ‘Made in Italy’ sequestrando e oscurando il sito che imitava fedelmente il marchio della nota griffe di accessori e abbigliamento. L’organizzazione si dipanava dalla Cina, passando per la Francia, l’Inghilterra e l’Olanda attraverso un lungo filo della rete criminale che vendeva su Internet prodotti contraffatti di un noto marchio della moda italiana di cui aveva creato un falso sito parallelo, provvisto di un’accurata elaborazione grafica che non lasciava presagire la sua non autenticità. La denominazione del sito, per ingannare gli utenti, sembrava non lasciare dubbi sull’autenticità e la originalità dei prodotti, con una “accuratissima elaborazione grafica”, come ha sottolineato il comandante della GdF di Pordenone, Fulvio Bernabei. Sarebbe stato difficile anche per internauti esperti, comprendere che il sito non era quello originale: i prezzi dei prodotti in vendita, equivalenti a quelli degli outlet ufficiali gestiti dalla griffe italiana, il sistema di pagamento, gestito dai maggiori circuiti di moneta elettronica, e di spedizione della merce, affidato a primarie imprese del settore, non lasciavano dubbi. I finanzieri hanno appurato che una volta effettuati gli ordini telematici e accreditati i pagamenti su un conto corrente acceso nel Guangdong, nella Cina meridionale, i prodotti erano consegnati da un corriere internazionale agli indirizzi degli acquirenti. Ma i beni non potevano essere ritirati se non dopo avere pagato inaspettate spese di sdoganamento, dato che risultavano spediti da Hong Kong. Una volta venuti in possesso dei prodotti, per quanto curati fin nei minimi particolari , un occhio attento si sarebbe accorto che si trattava di abilissime contraffazioni, come hanno accertato gli ispettori messi a disposizione proprio da Prada.
Giuseppe Catapano: Roma, crollo palazzo Lungotevere per lavori in casa?
ROMA – Crollo del palazzo sul Lungotevere di Roma, forse la colpa è di lavori di ristrutturazione in un appartamento. L’indirizzo dell’edificio è lungotevere Flaminio 70. E’ l’ipotesi su cui si sta lavorando in queste ore. Il comandante dei vigili urbani di Roma Raffaele Clemente, accorso sul posto, ha affermato: “C’è un’ indagine di polizia giudiziaria, pare ci fossero dei lavori e dobbiamo capire che tipo di interazione ci sia stata tra i lavori e il collasso. Si saprà di più nel primo pomeriggio”. Intanto la polizia giudiziaria dei vigili ha sequestrato in Comune gli atti relativi al palazzo. Anche un inquilino suggerisce un problema legato a lavori interni a un appartamento, al V piano, ricordando infatti che “il palazzo era stato ristrutturato due mesi fa, ed erano stati scongiurati i rischi primari. Si tratta di uno stabile del 1928, finito nel 1939 – riporta – costruito con determinati criteri strutturali. Tutto il resto dell’edificio infatti ha retto, qualcosa sarà successo al V piano, e infatti il solaio sottostante regge da solo il peso delle macerie”. L’appartamento, ricorda l’uomo, era stato appena acquistato, “a 1,1 milioni” e dai balconi si gode di una straordinaria vista sul fiume, su Monte Mario e fino alla Farnesina. E’ il palazzo dove si trova il Teatro Olimpico, dove é in cartellone uno show di Max Giusti, nel cuore di un quartiere di pregio, abitato da professionisti. “Adesso chi ha causato tutto questo deve pagare“. E’ quanto afferma l’inquilina che ha per prima dato l’allarme nel palazzo poi parzialmente crollato in lungotevere Flaminio nella notte a Roma, la signora Agea. A chi le chiedeva se si rendesse conto di aver probabilmente salvato delle vite la donna ha risposto: “Non ho fatto nulla, ho solo chiamato i soccorsi”. “Al momento del crollo non ho visto nulla, c’era una grande nube, sembrava come le Torri Gemelle. Saranno state le 2 di notte, ma avevo perso la cognizione del tempo”. Lo ha detto Andrea Ciacchella, ingegnere civile e residente del palazzo di Lungotevere Flaminio dove è avvenuto il crollo. “I vigili del fuoco stavano per rientrare per un secondo sopralluogo – ha aggiunto – per fortuna non sono rientrati”. Nella mattinata il traffico è a lungo rimasto paralizzato sul Lungotevere, in entrambi i sensi di marcia, per la chiusura di Lungotevere Flaminio. Le ripercussioni stanno riguardando un vastissimo quadrante della città, in particolare quello nord, che va dalla Salaria a Prati, ma si estendono anche alla tangenziale. Gli incolonnamenti riguardano sia i flussi di traffico in entrata a Roma che quelli in uscita.