C’è Stefania Prestigiacomo, forzista della prima ora e ministro in vari governo Berlusconi, che si dichiara pronta a votare a favore del disegno di legge Cirinnà che prevede le unioni civili tra persone dello stesso sesso e la stepchild adoption. E ci sono i senatori di Area popolare, Maurizio Sacconi e Nico D’Ascola , che in una nota si rivolgono al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella “affinché sia garante della Costituzione per la parte dei principi che affondano le loro radici nella tradizione nazionale. In particolare l’art.29 richiama i diritti della sola famiglia in quanto società naturale fondata sul matrimonio mentre il ddl Cirinnà consente anche alla coppia dello stesso sesso un atto volontaristico con tutte le caratteristiche del matrimonio, inclusi l’indirizzo comune familiare, la quota di legittima, la pensione di reversibilità”. Un richiamo, quello di Sacconi e D’Ascola, che ha colto nel segno, perché con una sentenza dell’aprile 2010 la Consulta sancì: “I Costituenti tennero presente la nozione di matrimonio che stabiliva (e tuttora stabilisce) che i coniugi dovessero essere persone di sesso diverso”. Il problema sollevato da D’Ascola e Sacconi preoccupa non poco il governo, visto che gli articoli 2 e 3 del ddl Cirinnà disciplinano il matrimonio tra persone dello stesso sesso. Ecco perché molti esponenti dell’esecutivo in questi giorni hanno chiesto al Quirinale se nell’impianto del testo possano davvero emergere incoerenze di carattere costituzionale. Dal Colle la risposta è stata netta: bisogna prendere in considerazione la sentenza 138 della Consulta. Mattarella non ha espresso giudizi o consigli e ha fatto capire che esprimerà le sue valutazioni solo quando la norma sarà approvata e solo sulla base della sua costituzionalità.Ma il tema delle delle unioni civili diivide la politica e induce la Chiesa a intervenire attraverso il presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, che ha invitato il governo e i partiti a occuparsi di altro: “Ci sono diverse considerazioni da fare ma la più importante è che mi sembra una grande distrazione rispetto ai veri problemi dell’Italia, creare posti di lavoro, dare sicurezza sociale, ristabilire il welfare. Nelle nostre parrocchie – ha aggiunto il porporato – noi vediamo una grandissima coda di disoccupati, inoccupati, di gente disperata che non sa come portare avanti giorno per giorno la propria famiglia. Di fronte a questa situazione, tanto accanimento su determinati punti che impegnano il governo e lo mettono in continua fibrillazione mi pare che sia una distrazione grave e irresponsabile”. Certo è che secondo il candidato alle primarie Pd per il comune di Roma, Roberto Giachetti, la questione va affrontata: “Celebrerei molto volentieri un matrimonio gay nel momento in cui ci fosse una legge che lo permettesse”, ha dichiarato. “E’ un tema molto delicato e siccome ci sono molte persone che aspirano a questo, penso che non bisogna creare aspettative che poi possono venir tradite”.