C’è preoccupazione nei piani alti delle istituzioni europee per i rapporti con l’Italia. Jean-Claude Juncker era e resta amico di Matteo Renzi ed il miglior alleato dell’Italia. Che però venerdì ha sostanzialmente perso la pazienza a causa di troppi malintesi nati perché Bruxelles non ha un interlocutore per dialogare con Roma sui dossier più delicati. Lo si apprende da fonti europee, che osservano come i problemi di comunicazione con le capitali possono diventare problemi politici.
In mattinata il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni aveva parlato di “polemiche inutili” da parte di Bruxelles. “Credo che francamente da Bruxelles siano arrivate delle polemiche che io considero inutili. Noi non partecipiamo a polemiche inutili. Teniamo, naturalmente, alle nostre posizioni”, sottolinea il ministro degli esteri, “ma lo facciamo come lo fa ciascun paese: discutendo sui diversi argomenti. Penso che la situazione in Europa sia molto delicata sia sul fronte economico che sul fronte migratorio e questa situazione delicata dovrebbe essere affrontata senza accenti polemici come quelli che ho sentito da Bruxelles nei giorni scorsi che francamente sono, lo ripeto, inutili”. Il governo italiano, in ogni caso, sta valutando il possibile ricorso contro la Commissione Ue per aver vietato il salvataggio della Banca Tercas con l’intervento del Fondo interbancario. Ne dà notizia il Corriere della sera, che spiega: “Il trattamento delle banche in difficoltà è solo uno dei punti di attrito tra il governo e la Commissione. C’è la procedura contro gli aiuti alla bonifica dell’Ilva, la trattativa sulla gestione delle sofferenze bancarie, la questione del gasdotto russo, i fondi per l’emergenza immigrazione in Turchia. Poi, naturalmente, c’è anche il dossier dei conti pubblici. Il quotidiano di Via Solferino aggiunge che il governo ha smentito qualsiasi “ipotesi di revisione o proposta italiana di revisione del fiscal compact” e sottolinea come senza un’interpretazione della flessibilità di bilancio meno rigida di quella di Bruxelles, nel 2017 e nel 2018 l’Italia incontrerà enormi difficoltà nel rispettare i vincoli di bilancio europei”. Con la legge di Stabilità 2016, in effetti, il governo ha potuto aumentare il disavanzo di sei decimi di punto di pil, circa 10 miliardi, per effetto delle riforme (valgono un decimo di punto), delle spese sostenute per salvare e accogliere i profughi (due decimi) e degli investimenti (3 decimi). Se l’Ue non confermasse questa flessibilità per il 2017-2018, l’esecutivo sarà costretto a trovare tra i 20 e i 25 miliardi l’anno per scongiurare l’aumento dell’Iva e abbassare le tasse per le imprese. Senza contare che bisognerebbe pure riprendere a ridurre il deficit di mezzo punto l’anno, operazione che farebbe salire il totale a più di 30 miliardi da trovare con tagli di spesa o altre tasse.
