Giuseppe Catapano: McDonald’s, la denuncia dei consumatori. Violate le norme Ue sulla concorrenza

giucatap581McDonald’s viola le norme sulla concorrenza con gli accordi di franchising. E’ quanto sostenuto da un gruppo di associazioni di consumatori, che ha presentato ieri all’antitrust Ue una denuncia contro la multinazionale del food & beverage. Secondo Codacons, Movimento difesa del Cittadino e Cittadinanzattiva, sostenuti dai sindacati Usa e Ue, il gigante della ristorazione havrebbe violato le norme europee sulla concorrenza con gli accordi di franchising che ha stipulato. Oltre a preparare e vendere hamburger, il gruppo multinazionale è infatti anche il principale licenziatario di franchising e il più grande proprietario immobiliare del mondo. Una gran parte dei suoi profitti in Europa è dunque generata dai canoni di locazione imposti ai franchisee, fino a dieci volte superiori a quelli di mercato.
Per sostenere la denuncia e mettere in evidenza il danno nei confronti dei consumatori, gli autori della denuncia hanno condotto una ricerca nei ristoranti McDonald’s in Europa da cui risulta che nei locali in franchising i prodotti sono più cari rispetto a quelli direttamente gestiti dalla multinazionale. Secondo le norme Ue, per questo tipo di violazione degli articoli 101 e 102 del trattato, che riguardano l’abuso di posizione dominante, sempre che venga confermata, è prevista una sanzione massima pari al 10% del fatturato globale, che nel caso di McDonald’s, considerando i dati 2014, potrebbe raggiungere i 9 miliardi di dollari. In Europa sono presenti 8 mila ristoranti a marchio McDonald’s, con un volume di vendite di circa 20 miliardi di dollari e oltre 15 milioni di clienti. Il 66% degli utili che il gruppo percepisce dalla sua rete in franchising deriva dagli affitti dei locali, molto più alti di quelli pagati dai concorrenti ai rispettivi marchi. A detta delle associazioni di consumatori, i margini derivanti dal settore immobiliare varierebbero tra il 63 e il 77% in Francia, tra il 61 e il 77% in Italia e tra il 65 e il 74% nel Regno Unito.

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