Entro la fine del 2016 nello scalo romano di Fiumicino ci sarà un terminal dedicato per Alitalia. Lo ha annunciato il presidente Luca di Montenzemolo nel corso di una conferenza stampa.
“Non c’è dubbio – ha ricordato Montezemolo – che abbiamo pagato un prezzo molto alto per quello che è successo a Fiumicino, però devo dire che da alcune settimane abbiamo creato gruppo di lavoro con aeroporti di Roma in funzione di progetti chiari, tempistiche chiare, necessità chiare in quanto esigenze di alitalia”. “Abbiamo bisogno – ha aggiunto – avendo scelto Fiumicino come hub, di un terminal dedicato, che sia uno show room, dedicato a nuove rotte fondamentali per l’Italia nel mondo e per Alitalia. Siamo confidenti che a fine 2016 avremo un terminal F totalmente dedicato ad Alitalia”.
Mese: ottobre 2015
Giuseppe Catapano: Tangenti, in manette il vicepresidente della giunta lombarda Mantovani. Indagato Garavaglia
Il vicepresidente della Giunta regionale lombarda ed ex assessore alla Sanità Mario Mantovani è stato arrestato con le accuse di concussione, corruzione aggravata e turbata libertà degli incanti, nell’ambito di un’indagine della Procura di Milano. Assieme a lui sono finiti in manette il suo collaboratore Giacomo Di Capua e un ingegnere del provveditorato alle opere pubbliche per la Lombardia e la Liguria, Angelo Bianchi. Secondo quanto confermano fonti investigative, è inoltre indagato per turbativa d’asta anche l’assessore all’Economia del Pirellone, Massimo Garavaglia, ex parlamentare della Lega, perquisito stamane dalla guardia di finanza.
Tra le condotte illecite contestate a Mantovani, gare pilotate sugli appalti per la gestione del trasporto di malati dializzati. Turbative d’asta su opere pubbliche, come la ristrutturazione di alcuni edifici scolastici del comune di Arconate. E ancora, pressioni sul Provveditorato alle opere pubbliche di Lombardia e Liguria per far riacquisire il ruolo di responsabile unico del procedimento ad Angelo Bianchi, sotto inchiesta a Sondrio. Inoltre, stando a quanto si apprende in ambienti giudiziari milanesi, Mantovani avrebbe ottenuto gratuitamente lavori di ristrutturazione in immobili di sua proprietà e in case di riposo riconducibili a sue società in cambio del conferimento di incarichi pubblici all’ingegnere che le ha eseguite. L’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Giulia Perrotti e condotta dal pm Giovanni Polizzi, è nata in seguito all’esposto presentato in Procura da Alfio Leonardi, dirigente del ministero delle Infrasttrutture e dei Trasporti in servizio al Provveditorato delle opere pubbliche della Lombardia e della Liguria. L’arresto di Mantovani, sempre da quanto si è saputo, è stato chiesto nei mesi scorsi ma è stato accolto solo oggi dal gip Stefania Pepe.
Mario Mantovani (FI) sarebbe dovuto intervenire oggi alla “Giornata della Trasparenza” a Palazzo Lombardia. L’incontro, organizzato dalla Regione e dal Consiglio regionale, è iniziato attorno alle 9.30. Alla “Giornata della Trasparenza” era previsto anche l’intervento del governatore Roberto Maroni che, però, avrebbe cambiato programma e non dovrebbe più intervenire all’incontro.
Maroni: sono stupito. “Sono rimasto stupito dell’arresto del vicepresidente e assessore Mantovani e mi auguro che sarà in grado di dimostrare la sua correttezza. Da quanto si apprende, la gran parte delle contestazioni che gli vengono rivolte sono estranee al suo incarico in Regione”, ha dicharato il presidente della Lombardia, Roberto Maroni.
Berlusconi: Mantovani persona corretta, stupiti da inchiesta. “Ci ha stupito molto questa inchiesta di cui non sapevamo nulla. Francamente conosciamo Mantovani come persona corretta e siamo in attesa di notizie”. Lo ha detto Silvio Berlusconi arrivando a Palazzo Madama per un’assemblea con i parlamentari di Forza Italia, commentando l’arresto dell’esponente azzurro in Lombardia.
Giuseppe Catapano: Antitrust, uno Sportello per raccogliere le segnalazioni
Si chiama “Sportello Antitrust” e sarà lo strumento più diretto per inviare segnalazioni, scritte o vocali, all`Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Da oggi, è a disposizione del consumatore nell`home page del sito Internet dell`Agcm.
Lo “Sportello” – informa l’Autorità – servirà a raggruppare le diverse funzioni già svolte in precedenza e a convogliare le segnalazioni in arrivo. Sono tre i canali utilizzabili: il messaggio on line, attraverso il “form” che si apre automaticamente cliccando sulla prima icona a forma di busta; la chiamata telefonica gratuita al numero verde 800-166661; oppure un semplice Tweet nei consueti 140 caratteri previsti dal social network (@antitrust_it). Rimane, naturalmente, anche la possibilità di inviare una lettera per posta ordinaria all`indirizzo: Agcm – piazza Verdi, 6a – 00198 Roma.
Le segnalazioni, regolarmente protocollate, verranno poi smistate – come di consueto – alle varie Direzioni competenti, in modo da essere valutate nel merito. I funzionari dell`Agcm ne verificheranno quindi l`attendibilità e la fondatezza, per rimettere al Collegio dell`Autorità la decisione se avviare un`istruttoria o archiviare, richiedere impegni specifici alle imprese o esercitare una “moral suasion” in caso di mancato rispetto della normativa antitrust.
Nello stesso “Sportello”, è compresa una quarta icona che riassume e illustra i diritti dei consumatori, secondo la direttiva europea in vigore dal 14 giugno 2014 recepita dal decreto legislativo n.21 del 21 febbraio dello stesso anno. Le novità principali riguardano i contratti a distanza, stipulati via Internet e comunque fuori dai locali commerciali: dall`ampliamento della durata del diritto di ripensamento (14 giorni) fino ai tempi per ottenere il rimborso dei pagamenti effettuati (entro i 14 successivi al recesso). Questa normativa, inoltre, affida in esclusiva all`Antitrust la competenza in materia di pratiche commerciali scorrette anche nei settori regolati.
Giuseppe Catapano: Il Nobel dell’Economia assegnato allo scozzese Angus Deaton
Giuseppe Catapano: Multinazionali sotto tiro
Sono finiti i tempi nei quali la lotta all’evasione fiscale si faceva criminalizzando prima partite Iva e piccole e medie imprese e poi introducendo adempimenti e sanzioni sempre più draconiani. Metodo Visco, tanto per intenderci. Ora gli stati più ricchi si sono resi conto che l’evasione più pericolosa è quella delle società multinazionali e che senza un accordo politico a livello internazionale non è possibile fare nessun passo in avanti. I fatti sembrano dargli ragione. Venerdì scorso, infatti, i ministri delle finanze del G20 hanno discusso a Lima il pacchetto Beps (Base erosion and profit shifting) con l’obiettivo di mettere a punto una strategia comune per contrastare l’elusione internazionale che, secondo i calcoli dell’Ocse, sottrae agli stati produttori di ricchezza tra i 100 e i 240 miliardi di dollari l’anno.
I paesi occidentali, oberati da debiti pubblici sempre più pesanti e livelli di pressione fiscale al limite del tollerabile, non possono più tollerare che società come Google, Amazon, Facebook, tanto per citare quelle più note, facciano profitti stellari versando imposte ridicole grazie a una sapiente attività di pianificazione fiscale internazionale. Nell’anno d’imposta 2012 Amazon ha versato alle casse dell’erario italiano meno di un milione di euro, Google 1,8 milioni, Facebook 132 mila euro.
Il pacchetto commissionato dal G20 e messo a punto in due anni di lavoro dall’Ocse non ha ancora natura vincolante, richiede infatti di essere recepito a livello nazionale. Questo potrebbe richiedere del tempo e avere come effetto una parziale difformità delle norme di recepimento. Ma non c’è dubbio che da quando è risultata chiara la volontà politica dei paesi più importanti di porre un freno all’evasione e all’elusione internazionali, le cose stanno cambiando molto velocemente. Chi poteva immaginare pochi anni fa che i paradisi fiscali si sarebbero aperti alla trasparenza e alla collaborazione più ampia? Il clima è decisamente mutato. Lo dimostra il successo della voluntary disclosure italiana, nonostante tutti i pasticci combinati dal legislatore, che sembra più impegnato a scoraggiare l’adesione, invece di favorirla: senza una forte percezione del rischio legato al possesso di capitali non dichiarati, ben pochi contribuenti avrebbero chiesto la regolarizzazione.
La maggior parte dei paesi, di fatto, si sta già muovendo sulla scia degli orientamenti ora formalizzati dall’organizzazione parigina. Per esempio il patent box e la cooperative compliance, la disciplina della stabile organizzazione, la stessa definizione dell’abuso di diritto di recente approvati dal parlamento italiano, sono già tarati sui parametri Ocse. Ci sono poi alcune misure che entreranno in vigore in tempi abbastanza veloci. Scatterà per esempio dal 1° gennaio 2016 il country by country reporting, cioè l’obbligo, per le multinazionali con fatturato superiore a 750 mila euro, di comunicare al fisco dati importanti come fatturato, utile, imposte pagate, numero di dipendenti. Dati che saranno scambiati tra le amministrazioni dei diversi paesi per contrastare il fenomeno dello spostamento di profitti verso paesi a fiscalità privilegiata tramite un transfer pricing ben al di sopra del valore di mercato. L’abuso dei prezzi di trasferimento è anche l’obiettivo di una serie di regole individuate dall’Ocse che, una volta acquisite dai consulenti fiscali delle grandi società, di fatto finiranno per essere applicate anche prima della loro formalizzazione in norme giuridiche nei vari paesi per evitare rischi di accertamenti fiscali negli anni a venire. E non è nemmeno pensabile che nei prossimi anni la tensione degli stati su questo fronte torni ad allentarsi. I problemi di bilancio di tutti i paesi produttori sembrano destinati ad aggravarsi invece che a ridursi e questo renderà ineludibile la ricerca di nuove entrate fiscali. Indietro non si torna.
Non c’è dubbio che questo cambio repentino di atteggiamento creerà qualche problema alle imprese multinazionali che potrebbero in molti casi essere costrette a rivedere il loro assetto societario. Ed è facile prevedere che per minimizzare il rischio di accertamenti fiscali si potenzierà l’istituto del ruling, cioè il dialogo preventivo tra impresa e amministrazione (non è un caso se il nostro legislatore, con il decreto legislativo n. 156, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 7 ottobre ne ha aggiornato la disciplina). Meglio accordarsi prima che tentare di fare i furbi e poi subire danni economici e d’immagine, potenzialmente devastanti.
Giuseppe Catapano: Indennità di accompagnamento Inps per invalidi: chiarimenti dei giudici
Per quali tipi di malattie spetta l’indennità di accompagnamento (anche chiamato “assegno di accompagnamento”) a carico dell’Inps e quali sono le condizioni per ottenerla? In questo breve articolo verificheremo tutti i chiarimenti forniti, in questi ultimi anni, dai giudici e, segnatamente, dalla Cassazione (i testi delle sentenze possono essere letti cliccando sul link presente in nota).
Condizioni per l’accompagnamento
In tema di indennità di accompagnamento e con riferimento alla sua spettanza, la legge richiede due presupposti che devono ricorrere contestualmente anche per chi ha superato 65 anni di età:
– una situazione di invalidità totale, rilevante per la pensione di inabilità civile
– e, alternativamente, o l’impossibilità di deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore oppure l’incapacità di compiere gli atti quotidiani della vita con la conseguente necessità di assistenza continua, requisiti, quindi, diversi dalla semplice difficoltà di deambulazione o di compimento di atti della vita quotidiana con difficoltà (ma senza impossibilità).
Patologie per l’accompagnamento
Per ottenere l’indennità di accompagnamento è necessario che il richiedente dimostri di essere affetto da malattia che lo renda incapace di compiere gli elementari atti giornalieri: tale incapacità va intesa non solo in senso fisico, ossia come semplice idoneità ad eseguire materialmente tali atti (si pensi al soggetto impossibilitato a deambulare se non con l’aiuto di una terza persona), ma anche come capacità di intenderne il significato, la portata e l’importanza, anche ai fini della salvaguardia della propria condizione psico-fisica. Così ben potrebbe essere concesso l’accompagnamento a persona perfettamente capace di camminare da sola, ma con gravi deficit mentali. In diverse sentenze la Cassazione ha avuto modo di precisa che l’accompagnamento spetta quando siano presentidisturbi della sfera intellettiva, cognitiva o volitiva come, per esempio, nel caso di schizofrenia o nel caso di un rendimento mentale quasi del tutto compromesso per incapacità di memorizzare e stare attento, oppure nel caso di ipovalidismo psichico, con manifestazione classiche della oligofrenia.
In questi casi, quindi, l’indennità di accompagnamento può essere accordata anche a chi è in grado di deambulare, ma che, per ragioni inerenti alla propria sfera psichica, non è comunque in grado di compiere i più elementari atti della vita quotidiana. Non bisogna tenere conto del numero degli elementari atti giornalieri, ma, soprattutto, sulle loro ricadute in termini di incidenza sulla salute del malato e sulla sua dignità come persona, sicché anche l’incapacità di compiere un solo genere di atti può, per la rilevanza di questi ultimi e l’imprevedibilità del loro accadimento, attestare la necessità di una effettiva assistenza giornaliera.
Allo stesso modo è stata riconosciuta l’indennità di accompagnamento a chi si trova in ciclo di chemioterapia, mentre è stata negata a chi, per camminare, ha necessità di avere sempre il bastone sul presupposto che, per ottenere l’accompagnatore, si deve trattare di impossibilità e non di semplice difficoltà.
L’indennità di accompagnamento serve per fornire un sostegno economico non solo al malato, ma anche alla sua famiglia, al fine di consentire al primo – benché obbligato a ricevere controlli e assistenza continua – di continuare a vivere all’interno del proprio nucleo familiare e non dover, invece, farsi ricoverare in una casa di cura. Il che ovviamente si ripercuote anche in un beneficio per la spesa sociale. Ne deriva che il diritto al beneficio va riconosciuto in relazione a tutte le malattie che, per il grado di gravità espresso, comportano, per il malato, una consistente limitazione delle facoltà cognitive e, quindi, richiedono una giornaliera assistenza al fine di evitargli pericoli per sé e per gli altri.
Anoressia
L’anoressia in forma grave, quale sindrome nevrotica caratterizzata dal rifiuto sistematico del cibo, gioca un ruolo importante anche nel campo giuridico previdenziale. Tale malattia è stata, infatti, al centro di una sentenza della Cassazione, con la quale la Suprema Corte ha affermato il principio, già valido per l’esistenza del diritto all’assegno ordinario di invalidità della valutazione complessiva del quadro morboso del soggetto e non delle singole manifestazioni morbose. Per cui anche in caso di anoressia può essere riconosciuto l’accompagnamento.
Soggetti
Gli invalidi di età compresa fra i 18 e i 65 anni, nei cui confronti sia stata accertata una riduzione della capacità lavorativa pari almeno al 74% per minorazioni (congenite o acquisite, anche a carattere progressivo, ivi comprese le irregolarità psichiche per oligofrenie sia organiche che dismetaboliche e le insufficienze mentali per difetti sensoriali e funzionali), hanno diritto a un assegno mensile (per tredici mensilità) in presenza anche del possesso del requisito reddituale personale. Gli invalidi civili di età compresa tra i 18 e i 65 anni, nei cui confronti sia stata accertata, invece, una inabilità totale (100%), hanno diritto a una pensione di inabilità se in possesso anche del requisito reddituale personale.
L’indennità di accompagnamento scatta per dodici mensilità quando l’inabile (cioè l’invalido totale al 100%, minorenne o maggiorenne, per affezioni fisiche o psichiche) non sia in grado di deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore oppure abbia bisogno di assistenza continua, trovandosi nell’incapacità di compiere gli atti quotidiani della vita. Va subito notato che per l’ottenimento di tale indennità non sono previsti limiti di reddito per il semplice fatto che la corresponsione dell’indennità è legata solo alle minorazioni accertate.
Giuseppe Catapano: Incaricati, palla in Cassazione
Potrebbe arrivare tra poche settimane il primo verdetto della Corte di cassazione sulla validità degli atti di accertamento sottoscritti dai dirigenti «illegittimi» dell’Agenzia delle entrate. È calendarizzata per il prossimo 21 ottobre la prima udienza che tratterà un ricorso riguardante espressamente la questione dei funzionari incaricati decaduti a seguito della sentenza n. 37/2015 della Consulta. Una decisione, quella degli ermellini, che potrà chiarire un contenzioso dalle proporzioni sempre più ampie e che ha visto finora interpretazioni difformi da parte dei giudici di merito. Senza dimenticare che l’orientamento della suprema corte potrà rilevare anche ai fini della configurabilità o meno di eventuali responsabilità erariali in capo a dirigenti dell’Agenzia delle entrate, per le quali la procura della Corte dei conti della Lombardia ha già avviato la fase istruttoria (si veda ItaliaOggi di ieri). Vista l’importanza e la delicatezza della vicenda, la Cassazione avrebbe deciso di anticipare i tempi, senza cioè attendere gli ordinari 2-3 anni. Anche perché ormai la maggior parte dei procedimenti tributari vede come mezzo pregiudiziale di impugnazione proprio il riferimento alla sentenza n. 37/2015 della Corte costituzionale. E anche nei gradi di merito, secondo quanto segnalano alcuni giudici tributari a ItaliaOggi, l’eccezione di illegittimità connessa alla pronuncia della Consulta viene effettuata in maniera sistematica, talvolta in maniera strumentale o perfino «al buio». Alcuni professionisti, infatti, pur senza sapere se i soggetti delle Entrate che hanno firmato gli atti erano nel ruolo dirigenziale a seguito di concorso pubblico o meno, invocano la carenza dei poteri.
Giuseppe Catapano: In Sicilia 350 mila ruoli ai morti
In Sicilia i morti non contano. Ci sono infatti, il dato è aggiornato a giugno 2015, 350 mila morti che i comuni della regione vogliono mantenere in vita per non perdere la possibilità di redigere i propri bilanci di previsione di entrate ma soprattutto di uscite. Dovendo riconoscere che il titolare della cartella esattoriale è passato a miglior vita quello che è un credito da poter indicare nei residui attivi dando una qualche flessibilità al fabbisogno di spesa, scomparirebbe. A raccontarlo è il presidente di Riscossione Sicilia, Antonio Fiumefreddo a ItaliaOggi: «Sono 350 mila i contribuenti siciliani contitolari di ruoli esattoriali invalidi a causa del decesso del contribuente. Decesso che non viene registrato adeguatamente e tempestivamente dal comune. Noi ce ne accorgiamo una volta che abbiamo attivato le procedure di notifica con le relative spese. Ed è difficilissimo fare in modo che il comune attivi lo sgravio del ruolo». Così tra una storia di ordinaria follia burocratica e l’altra, Riscossione Sicilia, la società di riscossione dell’isola, di proprietà quasi totale della regione, fino all’anno scorso a fronte di 5,7 miliardi di ruoli in carico riusciva a riportare nelle casse dello stato 480 milioni. «Ora però», commenta Fiumefreddo, «qualcosa è cambiato. Quest’anno abbiamo incrementato il riscosso del 23% e continuiamo a puntare ai grandi evasori dell’isola». Il presidente della società di riscossione tributi deve fronteggiare una situazione dei conti per niente rosea. Come anticipato da ItaliaOggi del 3/10/2015, infatti, la società viaggia, se non si prenderanno gli opportuni provvedimenti, verso il default. «Il debito a fine anno», precisa Fiumefreddo, «sarà di circa 15 milioni di euro, con gli interventi che stiamo mettendo a punto, e comunque, con il dato certo di bilancio, si apriranno due strade: la ricapitalizzazione o portare i libri in tribunale».
Giuseppe Catapano: Pugno di ferro contro i caporali
Arresto e confisca obbligatori contro il caporalato. A chi collabora, però, pena ridotta fino a metà. A prevederlo, tra l’altro, è la bozza di decreto legge ieri in pre consiglio dei ministri, contenente norme urgenti contro il lavoro nero (come già anticipato da ItaliaOggi del 30 settembre scorso). Da una parte c’è l’inasprimento delle sanzioni per l’intermediazione illecita e lo sfruttamento del lavoro (l’arresto diventa obbligatorio, mentre oggi è facoltativo); dall’altra l’introduzione di circostanze attenuanti al fine di abbattere il muro di omertà dietro cui trovano spesso copertura i colpevoli.
Lotta al caporalato. Le nuove disposizioni, introdotte con effetto immediato attraverso una modifica di norme già vigenti, mirano a prevenire, colpendo, il fenomeno dello sfruttamento dei lavoratori in condizioni di bisogno e necessità (il cosiddetto «caporalato»). Un fenomeno crescente in seguito alla crisi economica e al sempre più crescente numero di immigrati, anche irregolari in cerca di lavoro, presenti sul territorio nazionale. Il reato di «intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro» è disciplinato (dal 2011) dal codice penale che all’art. 603-bis stabilisce, quale pena per chi «svolga un’attività organizzata d’intermediazione, reclutando manodopera o organizzandone l’attività lavorativa caratterizzata da sfruttamento, mediante violenza, minaccia, o intimidazione, approfittando dello stato di bisogno o di necessità dei lavoratori», la reclusione da 5 a 8 anni più la multa da 1.000 a 2.000 euro per ciascun lavoratore reclutato; nel caso in cui il numero di lavoratori sia superiore a tre o il reclutamento riguardi soggetti minori in età non lavorativa o abbia esposto i lavoratori a situazioni di grave pericolo, la pena è aumentata da un terzo alla metà.
Giuseppe Catapano: “Elena Ceste morta di freddo”: difesa Michele Buoninconti
ASTI – “Elena Ceste è morta di freddo”. Assiderata. E’ la tesi sostenuta dalla difesa di Michele Buonincontri, marito della donna scomparsa di casa e poi trovata morta vicino a un canale ad Asti. Buoninconti è accusato di aver ucciso la moglie e poi di aver nascosto il cadavere. Buoninconti è anche l’uomo che, intercettato, faceva discorsi inquietanti ai figli e gli chiedeva di mentire. Ma secondo i suoi avvocati lui con l’omicidio della moglie nulla c’entra. Era lei quella “disturbata”: “Elena Ceste era una psicotica, con personalità bipolare, una madre esemplare ma incapace di reggere il peso della sua doppia vita, le avventura extraconiugali”. Racconta Michele Numa su La Stampa che secondo i legali di Buoninconti il quadro accusatorio sarebbe tutto sbagliato. A cominciare dalle descrizioni sul ritrovamento del cadavere che non terrebbero conto dell’inquinamento della scena del crimine causato dai primi ad accorrere sul posto: Scolari (esordio con una citazione di Albert Einstein: «Osserviamo la teoria?», un modo per criticare l’impostazione delle indagini, condotte in base a una tesi precostituita) ha poi tentato di demolire, mattone dopo mattone, con l’aiuto di una serie di diapositive, il castello accusatorio costruito dal pm Laura Deodato: «Non è vero che il cadavere di Elena Ceste, la mattina del 18 ottobre 2014, sia stato trovato così come lo descrivono i consulenti del pm, cioè come “un soldato sull’attenti”, le braccia parallele al corpo, prono». Come se l’assassino, insomma, l’avesse deposto per nasconderlo con cura tra gli arbusti. Le foto dei rilievi dei carabinieri, precisa il legale, racconterebbero, invece, un’altra storia: il braccio sinistro perpendicolare al corpo; idem una gamba, il dorso lievemente voltato. Il cranio, inglobato in un sarcofago di fango, staccato dall’addome. Ma il sindaco di Isola d’Asti, Fabrizio Pace, accorso sul luogo del ritrovamento, aveva preso in mano la testa, alterando così irrimediabilmente (senza dolo) la scena del delitto. Ma gli avvocati per difendere la loro teoria della “morte per freddo” attaccano direttamente gli investigatori. Arrivano a citare il caso Meredith come modello di indagini tutte sbagliate. Addirittura capovolte, secondo loro, come nel caso della ricostruzione dei movimenti di Buoninconti: Poi: il percorso in auto di Buoninconti è stato ricostruito, dal perito del pm, in base agli impulsi del suo telefono agganciati dalle celle. «Quesito sbagliato, capovolto – dice la difesa – Bisognava partire dagli impulsi e individuare tempi e percorso. Si è partiti da una teoria. Le prove contaminate, i vestiti ritrovati custoditi in contenitori che avevano già tracce di terriccio; il numero di particelle esaminate che, secondo la difesa, avrebbero dovuto essere almeno 2 mila per formare una prova, ma ne furono esaminate solo sei; l’utilizzo di una perizia psichiatrica per «costruire» sopra la personalità di un killer, quando l’art. 220 del codice penale vieta l’utilizzo di questi esami per sostenere l’imputabilità dell’indagato. Scolari definisce il lavoro dei periti come un esempio di «deprecabile superficialità» e si richiama alla sentenza della Cassazione sul caso Meredith.


