Potrebbe arrivare tra poche settimane il primo verdetto della Corte di cassazione sulla validità degli atti di accertamento sottoscritti dai dirigenti «illegittimi» dell’Agenzia delle entrate. È calendarizzata per il prossimo 21 ottobre la prima udienza che tratterà un ricorso riguardante espressamente la questione dei funzionari incaricati decaduti a seguito della sentenza n. 37/2015 della Consulta. Una decisione, quella degli ermellini, che potrà chiarire un contenzioso dalle proporzioni sempre più ampie e che ha visto finora interpretazioni difformi da parte dei giudici di merito. Senza dimenticare che l’orientamento della suprema corte potrà rilevare anche ai fini della configurabilità o meno di eventuali responsabilità erariali in capo a dirigenti dell’Agenzia delle entrate, per le quali la procura della Corte dei conti della Lombardia ha già avviato la fase istruttoria (si veda ItaliaOggi di ieri). Vista l’importanza e la delicatezza della vicenda, la Cassazione avrebbe deciso di anticipare i tempi, senza cioè attendere gli ordinari 2-3 anni. Anche perché ormai la maggior parte dei procedimenti tributari vede come mezzo pregiudiziale di impugnazione proprio il riferimento alla sentenza n. 37/2015 della Corte costituzionale. E anche nei gradi di merito, secondo quanto segnalano alcuni giudici tributari a ItaliaOggi, l’eccezione di illegittimità connessa alla pronuncia della Consulta viene effettuata in maniera sistematica, talvolta in maniera strumentale o perfino «al buio». Alcuni professionisti, infatti, pur senza sapere se i soggetti delle Entrate che hanno firmato gli atti erano nel ruolo dirigenziale a seguito di concorso pubblico o meno, invocano la carenza dei poteri.