Potrebbe arrivare tra poche settimane il primo verdetto della Corte di cassazione sulla validità degli atti di accertamento sottoscritti dai dirigenti «illegittimi» dell’Agenzia delle entrate. È calendarizzata per il prossimo 21 ottobre la prima udienza che tratterà un ricorso riguardante espressamente la questione dei funzionari incaricati decaduti a seguito della sentenza n. 37/2015 della Consulta. Una decisione, quella degli ermellini, che potrà chiarire un contenzioso dalle proporzioni sempre più ampie e che ha visto finora interpretazioni difformi da parte dei giudici di merito. Senza dimenticare che l’orientamento della suprema corte potrà rilevare anche ai fini della configurabilità o meno di eventuali responsabilità erariali in capo a dirigenti dell’Agenzia delle entrate, per le quali la procura della Corte dei conti della Lombardia ha già avviato la fase istruttoria (si veda ItaliaOggi di ieri). Vista l’importanza e la delicatezza della vicenda, la Cassazione avrebbe deciso di anticipare i tempi, senza cioè attendere gli ordinari 2-3 anni. Anche perché ormai la maggior parte dei procedimenti tributari vede come mezzo pregiudiziale di impugnazione proprio il riferimento alla sentenza n. 37/2015 della Corte costituzionale. E anche nei gradi di merito, secondo quanto segnalano alcuni giudici tributari a ItaliaOggi, l’eccezione di illegittimità connessa alla pronuncia della Consulta viene effettuata in maniera sistematica, talvolta in maniera strumentale o perfino «al buio». Alcuni professionisti, infatti, pur senza sapere se i soggetti delle Entrate che hanno firmato gli atti erano nel ruolo dirigenziale a seguito di concorso pubblico o meno, invocano la carenza dei poteri.
Giorno: 12 ottobre 2015
Giuseppe Catapano: In Sicilia 350 mila ruoli ai morti
In Sicilia i morti non contano. Ci sono infatti, il dato è aggiornato a giugno 2015, 350 mila morti che i comuni della regione vogliono mantenere in vita per non perdere la possibilità di redigere i propri bilanci di previsione di entrate ma soprattutto di uscite. Dovendo riconoscere che il titolare della cartella esattoriale è passato a miglior vita quello che è un credito da poter indicare nei residui attivi dando una qualche flessibilità al fabbisogno di spesa, scomparirebbe. A raccontarlo è il presidente di Riscossione Sicilia, Antonio Fiumefreddo a ItaliaOggi: «Sono 350 mila i contribuenti siciliani contitolari di ruoli esattoriali invalidi a causa del decesso del contribuente. Decesso che non viene registrato adeguatamente e tempestivamente dal comune. Noi ce ne accorgiamo una volta che abbiamo attivato le procedure di notifica con le relative spese. Ed è difficilissimo fare in modo che il comune attivi lo sgravio del ruolo». Così tra una storia di ordinaria follia burocratica e l’altra, Riscossione Sicilia, la società di riscossione dell’isola, di proprietà quasi totale della regione, fino all’anno scorso a fronte di 5,7 miliardi di ruoli in carico riusciva a riportare nelle casse dello stato 480 milioni. «Ora però», commenta Fiumefreddo, «qualcosa è cambiato. Quest’anno abbiamo incrementato il riscosso del 23% e continuiamo a puntare ai grandi evasori dell’isola». Il presidente della società di riscossione tributi deve fronteggiare una situazione dei conti per niente rosea. Come anticipato da ItaliaOggi del 3/10/2015, infatti, la società viaggia, se non si prenderanno gli opportuni provvedimenti, verso il default. «Il debito a fine anno», precisa Fiumefreddo, «sarà di circa 15 milioni di euro, con gli interventi che stiamo mettendo a punto, e comunque, con il dato certo di bilancio, si apriranno due strade: la ricapitalizzazione o portare i libri in tribunale».
Giuseppe Catapano: Pugno di ferro contro i caporali
Arresto e confisca obbligatori contro il caporalato. A chi collabora, però, pena ridotta fino a metà. A prevederlo, tra l’altro, è la bozza di decreto legge ieri in pre consiglio dei ministri, contenente norme urgenti contro il lavoro nero (come già anticipato da ItaliaOggi del 30 settembre scorso). Da una parte c’è l’inasprimento delle sanzioni per l’intermediazione illecita e lo sfruttamento del lavoro (l’arresto diventa obbligatorio, mentre oggi è facoltativo); dall’altra l’introduzione di circostanze attenuanti al fine di abbattere il muro di omertà dietro cui trovano spesso copertura i colpevoli.
Lotta al caporalato. Le nuove disposizioni, introdotte con effetto immediato attraverso una modifica di norme già vigenti, mirano a prevenire, colpendo, il fenomeno dello sfruttamento dei lavoratori in condizioni di bisogno e necessità (il cosiddetto «caporalato»). Un fenomeno crescente in seguito alla crisi economica e al sempre più crescente numero di immigrati, anche irregolari in cerca di lavoro, presenti sul territorio nazionale. Il reato di «intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro» è disciplinato (dal 2011) dal codice penale che all’art. 603-bis stabilisce, quale pena per chi «svolga un’attività organizzata d’intermediazione, reclutando manodopera o organizzandone l’attività lavorativa caratterizzata da sfruttamento, mediante violenza, minaccia, o intimidazione, approfittando dello stato di bisogno o di necessità dei lavoratori», la reclusione da 5 a 8 anni più la multa da 1.000 a 2.000 euro per ciascun lavoratore reclutato; nel caso in cui il numero di lavoratori sia superiore a tre o il reclutamento riguardi soggetti minori in età non lavorativa o abbia esposto i lavoratori a situazioni di grave pericolo, la pena è aumentata da un terzo alla metà.
