Giuseppe Catapano: Negli organismi di valutazione solo professionisti doc

giucatapSolo professionisti della valutazione giudicheranno le performance della p.a. e degli enti locali. Gli Oiv (Organismo indipendenti di valutazione), istituiti dalla legge Brunetta (dlgs n.150/2009) restano dunque il centro della misurazione della qualità dell’agire amministrativo, ma dovranno essere composti solo da membri scelti da un elenco ad hoc tenuto dal dipartimento della funzione pubblica. I requisiti per essere iscritti nell’elenco saranno definiti con decreto del ministro delegato per la semplificazione e la p.a. che sarà emanato in tempi stretti. Lo prevede il regolamento che disciplina le nuove funzioni attribuite a palazzo Vidoni in materia di valutazione delle performance, approvato ieri in via preliminare dal consiglio dei ministri. Il dpr rivede in parte la normativa sulla valutazione dei risultati da parte delle p.a., contenuta nella «riforma Brunetta», adempiendo a quanto previsto dal dl 90/2014.

Nello specifico il regolamento anticipa alcune misure che saranno più organicamente oggetto dell’attuazione della legge delega di riforma delle amministrazioni pubbliche, recentemente approvata dal parlamento (legge 124/2015) Secondo il governo il regolamento reca vantaggi sia alla p.a., perché semplifica il ciclo della performance, sia ai cittadini a cui viene garantita una valutazione più indipendente, grazie al ruolo di coordinamento attribuito al Dipartimento della Funzione Pubblica che verranno sottratte all’Anac, l’Autorità nazionale anticorruzione.

Nello specifico, i nuovi Oiv potranno essere in forma monocratica o collegiale (tre componenti) e entreranno a regime a partire dai rinnovi degli organismi attualmente in vigore che resteranno in carico fino alla naturale scadenza del proprio mandato.

Giuseppe Catapano: Rimpatrio capitali da incubo

giucatapProfessionisti sui carboni ardenti sulla proroga della voluntary disclosure. Si apre un week-end al cardiopalma, dopo che il consiglio dei ministri, ieri, ha discusso, ma non approvato, il decreto legge sulla finanza pubblica che contiene la proroga per le istanze di voluntary disclosure al 30 novembre e il completamento della pratica a fine dicembre (si veda ItaliaOggi di ieri). Tutto rinviato al 29 settembre. E l’effetto è che gli studi dovranno comunque, in assenza di notizie ufficiali, sfruttare ogni ora di qui alla fatidica data per almeno presentare più pratiche possibile (c’è poi un mese per perfezionarle). Ieri il sottosegretario al ministero dell’economia, Enrico Zanetti, in mattinata ha confermato l’arrivo del decreto ma poi, nel prosieguo della giornata, ha annunciato il rinvio per ragioni tecniche a martedì 29 settembre, il giorno prima della scadenza.

Oltre alle norme sulla voluntary e la clausola sulle accise,infatti, farebbero parte del decreto anche misure sull’appostamento nei bilanci delle Regioni delle somme destinate al pagamento dei debiti della P.A., lo slittamento dei termini delle delibere comunali su Tasi, Imu, Tari e addizionali Irpef fino a norme sulla pulizia nelle scuole.

Ma alla base delle “ragioni tecniche” del rinvio ci sonopresumibilmente le stesse ragioni all’origine dell’apparente malavoglia del dicastero dell’economia guidato da Pier Carlo Padoan nel rilasciare la proroga della voluntary disclosure: tenere sulle corde gli studi professionali e ricevere entro il 30 settembre quante più istanze possibili.

Giuseppe Catapano: Cassa forense, 60 mln per gli iscritti

giucatapSessanta milioni di euro per sostenere gli avvocati più giovani e i legali in stato di bisogno. È questo il «tesoretto» che Cassa forense ha deciso di stanziare per aiutare i propri iscritti che, anche per effetto della crisi, si trovano in situazione di disagio. Grazie all’ultimo via libera arrivato ieri pomeriggio dal ministero del lavoro, dopo quelli già dati da giustizia ed economia, è stato infatti completato l’iter formale del nuovo regolamento sull’assistenza messo a punto a gennaio dal Comitato dei delegati della Cassa forense. Operatività delle nuove disposizioni: primo gennaio 2016. A darne notizia in tempo reale sono stati, ieri, a Rimini, nel corso dell’XI Conferenza nazionale dell’ente di previdenza ed assistenza degli avvocati, il presidente della Cassa Nunzio Luciano, e il vicepresidente vicario Santi Geraci. «Siamo molto soddisfatti, è una promessa mantenuta per tutti i nostri iscritti», ha commentato a caldo Luciano. Unico possibile dubbio operativo, che però, secondo il presidente di Cassa forense non inficia la partenza delle nuove previsioni, viene da una osservazione fatta dal ministero del lavoro nel proprio parere, che subordinerebbe lo stanziamento dei 60 mln all’approvazione del bilancio di esercizio 2015 dell’ente, facendo così ipotizzare per il 2016 la possibilità di utilizzare «solo» i 20 milioni che fino a oggi Cassa forense ha stanziato, come ogni anno, per l’assistenza. La necessità di arrivare a una riforma delle forme di assistenza per la professione forense ha subìto un’accelerazione nel corso degli ultimi anni. Il regolamento, varato nel gennaio scorso dall’ente, riscrive infatti completamente la precedente normativa che, per la sua limitatezza operativa, ha fatto accumulare, in questi anni, nelle casse dell’istituto, oltre 160 milioni di euro rimasti inutilizzati. Quelle somme, d’ora in avanti, potranno essere utilizzate dalla cassa in favore dei propri iscritti non solo con una maggiore flessibilità, ma soprattutto dando copertura a un maggior numero di eventi rispetto a quanto fosse possibile fare oggi, come, per esempio, per dare agevolazioni all’accesso al credito ai giovani legali che vogliano avviare uno studio professionale o costituire studi associati o società tra professionisti, ma anche per far avere borse di studio per l’acquisizione di specifiche competenze professionali. Ampliate anche le prestazioni a sostegno della famiglia, della salute e in generale, dei professionisti «in stato di bisogno».

Giuseppe Catapano: Beni sequestrati, mini-parcelle

Crise financièreVarati i compensi (calmierati) per gli amministratori giudiziari di beni sequestrati. Sono equiparati a quelli dei curatori fallimentari, ma solo se gestiscono un compendio aziendale; sono calcolati al ribasso per altre attività di amministrazione. Vengono computati in percentuale sul valore di beni in sequestro: si va fino al 5% del valore aziendale gestito direttamente da professionista (se il valore è compreso fino a 811 mila euro), oppure fino al 2% se i beni aziendali (dello stesso valore) sono concessi a terzi, oppure ancora si può arrivare al 2,5% per immobili dello stesso scaglione. Il dpr, approvato ieri definitivamente dal Consiglio dei ministri, attua l’articolo 8 del dlgs 14/2010 e calcola, partendo dai compensi per i curatori fallimentari, i compensi degli amministratori giudiziari. Due gli obiettivi di fondo: abbassare le spese e rendere omogeneo il trattamento nei vari tribunali. La relazione al dpr simula alcuni casi per capire come cambia il compenso degli amministratori. Per l’ipotesi di un attivo di un milione di euro (di cui: 400 mila per un’azienda, 300 mila di immobili e 300 mila di beni mobili), zero di passivo e di redditi incassati, il compenso in base al nuovo dpr sarebbe di euro 46.666,80, più alto di quello liquidato dai tribunali di Reggio Calabria (12 mila euro) e di Santa Maria Capua Vetere (7.200 euro), ma più basso della tariffa per il fallimento (euro 53.807,08) o di quella praticata dal tribunale di Roma o di Torre Annunziata (50.600 euro) o di quella proposta dall’Istituto nazionale amministratori giudiziari (154 mila euro). Il decreto, dunque, prende a riferimento i compensi del curatore fallimentare e del commissario giudiziale nella procedura di concordato preventivo. Ma con alcuni correttivi in base alla durata del procedimento di sequestro, ma anche tenendo conto espressamente della maggiore delicatezza dell’incarico di amministratore in contesti di criminalità organizzata.

Giuseppe Catapano: Ue, piano migranti rischia di scatenare un finimondo

in-ungheria-esercito-potra-usare-gas-lacrimogeni-e-granate-stordenti-trattato-schengen-in-bilico-juncker-120-mila-persone-siamo-ridicoli.aspxAll’indomani della decisione dei ministri UE di ridistribuire 120 mila migranti in tutta Europa, in Ungheria passa una legge ad hoc scioccante.

Il piano che introduce delle quote di accoglienza dei migranti per venire incontro ai paesi piu’ esposti per ragioni geografiche come l’Italia potrebbe essere la goccia che fa traboccare il vaso e porta con sè persino il rischio di far scoppiare una guerra.

L’ultima sofferta decisione dei ministri dell’Interno dell’Unione Europea di trasferire 120mila rifugiati dall’Italia, Grecia e Ungheria ad altri paesi dell’Unione nei prossimi due anni non è piaciuta alla Croazia e ai paesi dell’ex blocco sovietico. Romania, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria hanno votato contro la proposta della Commissione, che per entrare in vigore dovrà essere ratificata il 23 settembre dai leader dell’Ue.

I numeri non dovrebbero essere definitivi visto che secondo l’ONU in Europa negli ultimi tempi sono arrivati circa 480mila migranti via mare, ad una media di 6mila al giorno. Ma secondo il capo della Commissione UE Jean-Claude Juncker è patetico litigare per 120 mila persone. “Siamo ridicoli” ha detto il leader esecutivo dell’Europa unita.

A maggior ragione se si pensa che la parte piu’ consistente del flusso migratorio proviene dalla Siria, paese devastato dalla guerra. In realtà, stando ai dati di Daily Mail, è emerso che solo uno su cinque migranti giunti sinora in Europa è siriano.

I numeri continueranno a crescere e se le autorità europeo non trovano un accordo pacifico quando si tratta di accogliere 120 mila persone, chissà cosa accadrà in situazioni di maggiore emergenza.

Le ultime divisioni mettono in luce i rischi di aumento delle tensioni tra i paesi membri dell’Unione. In Ungheria, dove regna la destra, è passata una legge che permetterà all’esercito di utilizzare granate stordenti, proiettili di gomma e gas lacrimogeni sui migranti.

La proposta della Germania di costringere gli altri Stati membri ad accettare quote fisse di richiedenti asilo non è piaciuta nei giorni scorsi ad alcuni paesi. La Slovacchia ha detto che una simile misura avrebbero portato alla “fine della Ue”.

Dopo l’aggravarsi della crisi dei migranti e le sospensioni temporanee del trattato di Shenghen da parte di alcuni paesi, come per esempio ha deciso quest’estate la Francia quando ha bloccato l’accesso alla frontiera tra Mentone e Ventimiglia, anche una delle poche grandi conquiste dell’Europa unita, il sistema di libera circolazione, rischia di saltare.

Giuseppe Catapano: Eurozona, Pmi delude. Francia immobile

manifatturiero-e-servizi-al-di-sotto-delle-aspettative-pil-francese-invariato-nel-secondo-trimestre-l-europa-perde-slancio.aspxROMA (WSI) – Al di sotto delle aspettative nel mese di settembre, secondo i dati Markit, l’indice del responsabile degli acquisti composito (PMI) che è stato pari a 563,9, in calo dal 54, 3 del precedente mese di agosto.

Per quanto riguarda la crescita trimestrale secondo Markit, i dati dell’indagine hanno indicato una costante crescita dell’economia della zona euro alla fine del terzo trimestre. Prezzi di vendita stabili nonostante i prezzi delle materie prime che sono state drasticamente ridotte. Commenta i dati il capo economista di Markit, Chris Williamson, secondo cui vi erano comunque timori e preoccupazioni dovute alla mancanza di posti di lavoro.

Sotto i riflettori le due più grandi economie della zona euro, Germania e Francia e mentre la prima ha visto il suo indice calare al 54,3 conto il 55,0 del mese precedente, è la Francia che desta una particolare preoccupazione.

Nel secondo trimestre il Pil francese è rimasto invariato a livello congiunturale, facendo come nel primo trimestre. Il risultato era atteso dagli analisti. Nel confronto con lo stesso periodo dell’anno precedente, il prodotto interno lordo è cresciuto dell’1,1%.

Giuseppe Catapano: Volkswagen, conseguenze truffa diesel dureranno anni

aver-truccato-i-risultati-dei-test-usa-sulle-emissioni-di-diesel-potrebbe-costare-a-volkswagen-fino-a-18-miliardi-di-dollari-di-multa.aspxNEW YORK (WSI) – Secondo gli analisti di Frost & Sullivan le rivelazioni sulle emissioni ‘truccate’ di Volkswagen “potrebbero far arretrare il gruppo per gli anni a venire”. Pare per giunta che il governo tedesco sapesse della truffa sui motori diesel.

Sui mercati intanto prosegue per il terzo giorno consecutivo il selloff dei titoli della casa automobilistica tedesca. Le vendite hanno iniziato a scatenarsi lunedi’ in seguito all’ammissione di colpe e le scuse del Ceo della divisione Usa Michael Horn.

Lo scandalo riguarda 482.000 modelli diesel del segmento medio che sono stati dotati di un software detto “defeat device”, il quale è stato in grado di ridurre le emissioni fino al 40% durante la prova delle emissioni rispetto al normale utilizzo.

Ora il mercato, osserva Andrew Lee di Frost & Sullivan, si interroga su quale impatto le rivelazioni avranno “sugli investimenti per 7 miliardi di dollari programmati nel mercato statunitense per aumentare le vendite”. Il gruppo è stato costretto ad accantonare già 6,5 miliardi per le eventuali multe.

“Dal 2012 Volkswagen sta lottando nel mercato statunitense. Le vendite negli Stati Uniti rappresentano oggi solo il 6% del fatturato del gruppo. Il significato di questa rivelazione tuttavia ha già visto i prezzi delle azioni crollare del 22% dal momento che il Gruppo potrebbe essere sanzionato per 18 miliardi di dollari, per non parlare dell’impatto mediatico negativo”.

All’apertura delle contrattazioni, le Volkswagen scivolano del 3-4% dopo il crollo avvenuto lunedì all’annuncio della bufera abbattutasi sulla casa automobilistica tedesca. Dopo che il numero uno del Gruppo di Wolfsburg, Martin Winterkorn, ha reso la prima ammissione di responsabilità, ora è la volta di Michael Horn, Ceo di Volkswagen USA. Winterkorn ha fatto poi sapere che rimarrà alle redini del gruppo nonostante lo scandalo inaudito.

La multa che pesa in capo alla società, accusata di aver barato sistematicamente per superare le prove d’inquinamento atmosferico delle sue auto diesel, ha l’importo pari a 18 miliardi di dollari e in più ad essa si aggiungono le accuse penali per i suoi dirigenti e azioni legali da parte dei clienti degli azionisti.

L’azienda ha annunciato lo stop alle vendite dei diesel 4 cilindri negli Stati Uniti, ma la vicenda non sembra aver coinvolto il marchio Porsche.

Giuseppe Catapano: Riforma riscossione, c’è la mini-sanatoria

PIER CARLO PADOAN

La riforma della riscossione parte con una minisanatoria. Tutti i contribuenti i cui piani di rateazione risultano decaduti nei 24 mesi antecedenti l’entrata in vigore del decreto legislativo, potranno infatti richiedere la rimessione in termini attraverso un nuovo piano di dilazione, di durata non superiore a 72 rate e con decadenza al mancato pagamento di due sole rate. Per accedere alla nuova rateazione in proroga i contribuenti avranno però poco tempo a disposizione. Dovranno presentare la relativa richiesta entro i trenta giorni successivi alla data di entrata in vigore della riforma.
Oltre a tale misura di carattere straordinario, introdotta durante i lavori in commissione finanze della camera, in considerazione delle particolari difficoltà finanziarie in cui versano molti contribuenti italiani, la riforma della riscossione varata dall’esecutivo contiene tutta una serie di misure destinate ad incidere, anche profondamente, sulla delicata materia. Fra le novità di maggior rilievo occorre evidenziare fin da subito la retromarcia in materia di decadenza dai benefici della dilazione concessa al contribuente ai sensi dell’articolo 19 del dpr 602/1973. Per le dilazioni concesse o per i ruoli consegnati a decorrere dalla data di entrata in vigore del decreto legislativo di riforma della riscossione, si prevede infatti la decadenza dalla rateazione con il mancato pagamento di cinque, anziché otto, rate, anche non consecutive del piano originariamente concesso. Per mitigare questo inasprimento delle cause dei decadenza la riforma prevede tuttavia l’inserimento all’interno dello stesso articolo 19 sopra ricordato, della possibilità per i contribuenti decaduti di accedere a una nuova ulteriore dilazione. Questa proroga potrà essere ottenuta solo dietro presentazione di apposita istanza e con il pagamento contestuale delle rate di piano originario scadute e non versate. La rimessione in termini del contribuente potrà avvenire solo entro il limite delle rate originariamente concesse e non ancora pagate.

Giuseppe Catapano: Singapore è la destinazione preferita dagli expat. Italia fanalino di coda

img168089Singapore è la destinazione preferita dagli “expat”, davanti a Nuova Zelanda e Svezia.
Lo ha stabilito l’ottava edizione dello studio HSBC Expat Explorer, che ha effettuato un’indagine tra oltre 20 mila espatriati in tutto il mondo.
Singapore ottiene un vero e proprio plebiscito: per un’ampia maggioranza degli expat, la città-stato offre una migliore qualità della vita rispetto al paese di origine, un alto livello di sicurezza e condizioni favorevoli a un miglioramento della carriera.
La Nuova Zelanda offre invece il meglio in termini di “esperienza”: vita quotidiana, qualità della vita, facilità di integrazione. Mentre la Svezia dà il meglio di sé nella categoria “famiglia”: servizi per l’infanzia, qualità della vita dei bambini ecc. La Svizzera, decima in classifica, è prima per la categoria “economia”: livello dei redditi, tenore di vita, percezione dell’economia locale.
Italia fanalino di coda, al penultimo (38esimo) posto della classifica Hsbc. Peggio fa solo il Brasile.

Giuseppe Catapano: Immigrazione, accordo raggiunto tra i ministri dell’interno della Ue. Stasera vertice straordinario

img128429I ministri dell’Interno dell’Unione Europea hanno raggiunto un accordo sul piano per la redistribuzione, nei prossimi 2 anni, di 120.000 migranti tra i Paesi membri. L’Ungheria, la Romania, la Repubblica Ceca e la Slovacchia si sono opposte alla proposta mentre la Finlandia si e’ astenuta dal voto sul piano. “Avremmo preferito ottenere il pieno consenso, ma non siamo stati in grado di raggiungere questo obiettivo”, ha dichiarato Jean Asselborn, ministro degli Esteri e dell’interni lussemburghese. “Se non avessimo raggiunto un accordo, l’Europa sarebbe stata ancora piu’ divisa e la sua credibilità minata”, ha spiegato il ministro.
Intanto i leader europei si incontrano stasera per un vertice straordinario, convocato dal presidente del Consiglio Ue Donald Tusk, all’indomani dell’intesa a maggioranza tra i ministri degli Interni. Il vertice di oggi si concentrerà sul rafforzamento dei confini esterni della Ue e sul finanziamento di Paesi che accolgono i rifugiati siriani, quali Turchia, Giordania e Libano, oltre che delle agenzie Onu. Ma la Grecia potrebbe non gradire gli aiuti dall’estero per la gestione dei suoi confini, che potrebbero riaccendere i timori per la sovranità nazionale. Prima della riunione di oggi il presidente Barack Obama ha inviato i paesi Ue ad accettare alla “giusta quota” di rifugiati, dopo una telefonata con la cancelliera tedesca Angela Merkel.
E a poche ore dall’inizio del Consiglio europeo straordinario, la Commissione Ue ha proposto un aumento di 1,7 miliardi di euro delle risorse per la gestione delle crisi umanitarie, per il biennio 2015-2016. Da Bruxelles è arrivata inoltre una richiesta di informazioni all’Italia sull’attuazione delle norme sulla raccolta delle impronte digitali dei migranti in arrivo e sulla direttiva rimpatri. Il primo vice presidente della Commissione, Frans Timmermans, ha inoltre ribadito l’appello all’Italia a rendere operativi “quando prima” gli ‘hotspot’, i centri di registrazione e smistamento dei migranti.