Giuseppe Catapano: Aprite gli ombrelli, arriva il ciclone Poppea. Sabato possibile nubifragio a Roma

pioggia_ombrello_xinAprite gli ombrelli, arriva il ciclone Poppea. Già dalla giornata di venerdì si prevedono temporali al Nord, che con il passare delle ore si trasferiranno anche al Centro, con nubifragi tra Toscana e Lazio. Sabato mattina possibile nubifragio a Roma. Domenica più sole e clima settembrino. A riferirlo sono gli esperti del sito ilmeteo.it

Oggi il tempo sarà caratterizzato da correnti instabili che portano nubi e piogge su diverse aree del Nord, più intense in giornata tra Piemonte e Lombardia, anche con temporali forti, e fenomeni spesso forti la sera tra il Trentino, il Bellunese e il Friuli. Nubi irregolari in transito tra Toscana, Umbria e Marche, ma senza piogge o qualche rovescio su Marche. Ampio soleggiamento altrove al Centro, bello e caldo al Sud.

Giuseppe Catapano: Riaperta la stazione di Budapest, assalto dei migranti ai treni

01092015_101118687La principale stazione ferroviaria di Budapest è stata riaperta alle centinaia di migranti che per due giorni sono rimasti davanti all’ingresso. Secondo quanto riferito dai media locali, dopo che la polizia ungherese ha lasciato l’ingresso della stazione, i migranti hanno iniziato a stiparsi all’interno di un treno. Il primo convoglio con i migranti è partito. E’ diretto a Sopron, al confine ungherese con l’Austria. E’ previsto anche un altro treno per la stessa destinazione.

ORBAN A BRUXELLES – Proprio oggi il premier dell’Ungheria, Viktor Orban, ha incontrato a Bruxelles il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, per discutere dell’emergenza migranti. Il forte afflusso di migranti in Ungheria “non è un problema ungherese, ma tedesco. Nessuno vuole stare in Ungheria o in Estonia. Tutti vogliono andare in Germania”, ha detto il premier ungherese al termine di un incontro con il presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz. In ogni caso, ha sottolineato, tutti i migranti attualmente alla stazione di Budapest “saranno registrati”.

“Il trattato di Schengen è minacciato. Noi ungheresi beneficiamo della libertà di circolazione e vogliamo difenderla. E per questo difendiamo le frontiere esterne”, ha sottolineato. Per Orban “i cittadini ungheresi ed europei sono pieni di paura perché i premier e i leader politici europei hanno dimostrato di non essere in grado di gestire la situazione”.

Il premier ungherese ha sottolineato che “controllare le frontiere esterne è compito degli Stati membri. Nell’ultimo vertice europeo avevamo deciso che i Paesi di Schengen dovessero rafforzare i controlli alle frontiere esterne e sono venuto a Bruxelles a dire che l’Ungheria ha fatto tutto il possibile per applicare le regole, installando delle barriere fisiche e aumentando i controlli”. Per questo, ha aggiunto, “non bisogna criticare l’Ungheria per quello che il Paese è obbligato a fare per rispettare le regole europee”.

“Se l’Unione europea continua con questa politica migratoria, che accetta chiunque, arriveranno ai suoi confini decine di milioni di persone” ha incalzato Orban al termine di una seria di incontri con i vertici delle istituzioni Ue. “Moltissime delle persone che arrivano ai confini della Ue non sono rifugiati, ma sono alla ricerca di una vita migliore. Non dobbiamo però creare illusioni, se si accetteranno tutti, sarà la fine dell’Europa”, ha aggiunto.

Per il presidente del Parlamento europeo Martin Schulz per alleviare i problemi causati dal forte afflusso di migranti in Europa “serve un sistema di redistribuzione basato su parametri giusti. Se si concentrano tutti i migranti in pochi Paesi, quello diventa un problema”. Schulz ha riconosciuto che “il trattato di Schengen è minacciato”, ma ha definito “sbagliato” l’approccio di Orban alla gestione dell’immigrazione, definita un problema tedesco.

“E’ sbagliato dire che tutti i migranti vogliono andare in Germania. E’ vero che l’Ungheria è sotto pressione, ma servono regole comuni per affrontare questo fenomeno”. Schulz ha invitato a “trovare una base comune per gestire l’immigrazione legale verso l’Europa e regole comuni per la protezione temporale dei richiedenti asilo. Anche per l’Ungheria sarebbe meglio far parte di una soluzione comune”.

Il presidente del Consiglio Ue, Donald Tusk, durante un incontro a Bruxelles Orban ha detto: “E’ lecito ritenere che vedremo più di mezzo milione di arrivi irregolari alle frontiere europee quest’anno, si tratta in parte di richiedenti asilo provenienti dalla Siria e da altrove”, ha spiegato il funzionario avvertendo che l’Ue intende adempiere alle proprie responsabilità ai sensi della Convenzione delle Nazioni Unite sui rifugiati, ma “questo non può essere fatto sacrificando l’ordine pubblico”.

ESODO SENZA FINE – Intanto, continuano gli sbarchi. E’ arrivata a Cagliari qualche minuto dopo le 7 la nave norvegese Siem Pilot con a bordo 781 migranti salvati a largo delle coste libiche tra domenica e lunedì nelle operazioni di salvataggio coordinate dalla Guardia costiera italiana.

La nave con i migranti, dei quali 595 uomini, 175 donne e 11 bambini, che ha a bordo anche quattro cadaveri, è attraccata al Molo Rinascita dov’è stato allestito il punto di prima assistenza della Protezione civile regionale.

Giuseppe Catapano: 9mila euro di pedaggi non pagati sull’A14, è caccia all’auto fantasma

Autostrada_casello_inf-kxFE--1280x960@ProduzioneE’ ormai ricercata in tutte le autostrade italiane la macchina che, da due e mezzo, riesce a non pagare il pedaggio. Come si legge su ‘Rimini Today’, il primo passaggio dell”auto fantasma’ risale a marzo 2013 al casello dell’A14 di Cattolica.

Da allora, sfruttando quasi sempre il trucchetto di infilarsi dietro alle auto che utilizzano la corsia del Telepass per poter uscire impunemente dai vari caselli, la macchina di grossa cilindrata con targa straniera ha accumulato quasi 9mila euro di pedaggi non pagati.

Regolarmente fotografato dalle telecamere, gli inquirenti a causa di quella targa straniera non riescono a risalire al proprietario che, dopo lunghi viaggi in tutta Italia, sembra tornare regolarmente tra Cattolica e Riccione.

Per il guidatore è già pronta un’accusa di truffa e insolvenza fraudolenta.

Giuseppe Catapano: Culle sempre più vuote in Italia, meno di 500mila neonati nel 2015

culla_inf-k8rD--1280x960@WebLe cicogne disertano i cieli della Penisola. “Le culle italiane sono sempre più vuote: il bollettino demografico dell’Istat relativo ai primi 3 mesi dell’anno riporta 118.498 nati, il 3,71% in meno rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente. Se il trend continuerà, dunque, prevediamo quest’anno una riduzione di natalità quasi doppia rispetto al 2014, con per la prima volta nella storia meno di mezzo milione di bebè della ‘classe 2015′”. Parola di Italo Farnetani, pediatra di Milano autore del volume ‘Da 0 a 3 anni’, che da tempo studia l’andamento della natalità nel nostro Paese.

“Il primo trimestre – spiega l’esperto all’AdnKronos Salute – è indicativo per quanto riguarda l’andamento delle nascite dell’anno. Ebbene, nei primi tre mesi del 2015 la riduzione di natalità è stata quasi doppia rispetto al 2014, quando già c’era stato un -2,13% (pari a 2.691 nati in meno) rispetto allo stesso periodo del 2013. Un dato poi confermato su base annua: -2,27%. Quest’anno nel primo trimestre abbiamo avuto 4.568 nati in meno, che in proiezione diventeranno 19 mila in meno a fine anno. In tutto, infatti – spiega – arriveremo a circa 483 mila neonati quest’anno: per la prima volta saremo sotto quota mezzo milione di nati. Un primato negativo che ritengo sia collegato alla crisi”.

Se la perdita progressiva di culle “negli ultimi anni era stata compensata solo dagli stranieri, i numeri – sottolinea Farnetani – ci dicono che anche loro fanno meno figli. Nel 2014 i neonati figli di genitori stranieri erano il 14,93% del totale”. Insomma, il trend sembra ‘contagioso’. La natalità “è il miglior indicatore dell’economia reale del Paese. Lo si è visto in questi anni. E la riduzione di nascite – aggiunge il pediatra – è figlia di una situazione difficile, incerta, oltre che di politiche che non hanno favorito una scelta simile”.

La buona notizia, però, è che “se abbiamo davvero visto il fondo di questa brutta e lunga crisi, come alcuni dati lasciano credere, gli effetti non tarderanno a vedersi. Anche i dati sui contratti a tempo indeterminato e le assunzioni annunciate con la ‘Buona scuola’ potrebbero spingere le giovani famiglie a pensare di allargarsi e mettere in cantiere un bimbo”. In questo caso, “dal momento che il periodo maggiore di concepimento in Italia tradizionalmente coincide con le vacanze di Natale e fine anno, complice anche il mix benevolo di luce e temperature, attorno a settembre-ottobre 2016 dovremmo vedere un’inversione di tendenza rispetto alle nascite”, conclude Farnetani.

Aylan, morire a 3 anni in mare. Il papà: “Ho provato a salvare i miei figli”

A cura di: Giuseppe Catapano

bimbi_migranti_doppia_2-U301524295365zOC--1280x960@WebIl barcone che si capovolge, l’onda che gli porta via i suoi due figli che teneva stretti a sé, l’arrivo della guardia costiera turca quando ormai non c’è più niente da fare. Sono le immagini della tragedia che ancora ha negli occhi Abdullah al-Kurdi, il padre del piccolo Aylan, il bimbo siriano di tre anni trovato senza vita sulla spiaggia di Bodrum , in Turchia, la cui foto è diventata il simbolo della tragedia dell’immigrazione.

Abdullah, fuggito con la sua famiglia da Kobane, la città curda assediata lo scorso anno dai jihadisti dello Stato islamico (Is), ha perso in mare due figli e la moglie. “Ho tentato di salvare i miei ragazzi”, ha raccontato disperato a Radio Rozana, una stazione radiofonica vicina all’opposizione siriana, ma non c’è stato nulla da fare. “Li stringevo entrambi quando la barca si è capovolta, ma un’onda alta prima ha ucciso mio figlio più grande, Galip, e poi si è presa il più piccolo”, ha aggiunto l’uomo. Anche la moglie Rehan è morta nell’incidente.

Il corpo di Aylan al-Kurdi sarà seppellito nella cittadina curda di Kobane, in Siria, ha riferito all’agenzia Dpa Idriss Nassan, portavoce delle forze curde nel nord della Siria, spiegando che il piccolo sarà seppellito insieme al fratello Galip, di cinque anni, e alla madre Rehan, nella città da cui erano fuggiti, teatro nei mesi scorsi di violenti scontri con i jihadisti del sedicente Stato islamico (Is). Il padre Abdullah, sopravvissuto nel naufragio di ieri, nel fine settimana sarà a Kobane per seppellire i suoi cari.

Nel raccontare la tragedia, il padre del piccolo Aylan ha spiegato che, come migliaia di migranti, in passato aveva provato “diverse volte” a raggiungere l’Europa attraverso i barconi dei trafficanti di esseri umani, ma tutti i precedenti tentativi erano “falliti” a causa dell’intervento della guardia costiera turca. “Stavolta ero riuscito, con l’aiuto di mia sorella e mio padre, a mettere insieme 4mila euro per fare questo viaggio”, ha aggiunto Abdullah, che in Siria faceva il parrucchiere.

L’uomo ha affermato che ad un tratto la piccola imbarcazione di cinque metri sulla quale viaggiava con i suoi familiari è stata colpita da diverse onde, quando erano a metà circa della traversata. “Improvvisamente abbiamo visto il trafficante turco saltare in mare e ci hanno lasciati soli a lottare per le nostre vite – ha aggiunto – Sono restato tre ore in mare fino all’arrivo della guardia costiera turca”. Secondo i media canadesi, Abdullah e la sua famiglia avevano chiesto asilo in Canada prima di tentare il tragico viaggio, ma la richiesta era stata respinta. Le autorità turche, intanto, hanno arrestato quattropersone sospettate di responsabilità nella morte di Aylan. Hanno tutte tra i 30 e i 41 anni e apparentemente sono di nazionalità siriana.

La famiglia del bimbo trovato senza vita sulla spiaggia di Bodrum in Turchia, la cui foto ha fatto il giro del mondo provocando l’indignazione internazionale, aveva chiesto asilo in Canada prima di tentare il tragico viaggio, ma la richiesta era stata respinta. A rivelarlo è stata una zia del piccolo che vive a Vancouver al quotidiano Canada’s National Post, spiegando che già in passato aveva cercato di aiutarli a lasciare il Medio Oriente. Il bambino si chiamava Aylan Kurdi, aveva tre anni. È morto, insieme con il fratellino di cinque anni, Galip e la madre Rehan. Avevano lasciato la città assediata di Kobane lo scorso anno per fuggire all’avanzata dello Stato Islamico.

“Ero pietrificata”. Così la fotoreporter turca Nilufer Demir ha descritto il momento in cui ha visto il corpo del piccolo Aylan Kurdi riverso sulla spiaggia sulla costa egea della Turchia, un attimo prima di scattare le foto che hanno fatto il giro del mondo. “In un primo momento, quando ho visto quel bimbo, ero pietrificata”, ha raccontato la fotoreporter dell’agenzia Dogan, aggiungendo di aver poi pensato che immortalare quella scena era un suo dovere professionale, nella speranza che, grazie a quello scatto, “qualcosa possa cambiare”.

La giovane fotografa ha scattato la foto ieri mattina intorno alle 6, sulla spiaggia di Akyarlar, nella provincia di Bodrum. “Aylan Kurdi, di tre anni, giaceva senza vita a faccia in giù, tra la schiuma delle onde – ha raccontato – nella sua t-shirt rossa e nei suoi pantaloncini blu scuro, piegati all’altezza della vita. L’unica cosa che potevo fare era fare in modo che il suo grido fosse sentito da tutti”. Il fratello di Aylan, “Galip, giaceva a 100 metri – ha spiegato Demir – Mi sono avvicinata e ho visto che non aveva giubbetto salvagente, braccioli galleggianti o qualunque cosa che potesse aiutarlo a restare a galla. Un’immagine che dimostra quanto sia stato drammatico quell’incidente”.

Giuseppe Catapano: Dendroid, il lato oscuro della sicurezza informatica

Si dichiara colpevole il ventenne sviluppatore del malware: ha venduto codice per insidiare i dispositivi Android dopo aver svolto uno stage presso la security company FireEye

Roma – 20 anni, studente presso la Carnegie Mellon University, aveva militato per 4 mesi presso la security company FireEye e nel mese di luglio era stato arrestato dalle autorità statunitensi nel corso dell’operazione di smantellamento del forum Darkode, presso cui cracker e cybercriminali si assiepavano per condividere e commercializzare bug e il codice atto a sfruttarli. Morgan Culbertson si è dichiarato colpevole di aver attentato alla sicurezza di Android contribuendo a sviluppare il malware Dendroid.

Non è dato sapere quanti dispositivi siano stati infettati dal toolkit, ma Dendroid è stato individuato in almeno una app distribuita a mezzo Google Play Store: capace di monitorare conversazioni a mezzo messaggi di testo, registrare chiamate e scattare foto, Dendroid è frutto di un anno di sviluppo portato avanti da tre persone ed era venduto da Culbertson per 350 dollari, 65mila per il codice sorgente.

Ora, presso un tribunale di Pittsburgh, il giovane stagista della security company ha ammesso tutte le proprie responsabilità, ha riconosciuto i propri errori e ha promesso che nel futuro si impegnerà per sfruttare tutte le proprie capacità per proteggere gli utenti. Nel mese di dicembre verrà giudicato per le proprie malefatte: rischia fino a 10 anni di carcere e una sanzione di 250mila dollari.

Giuseppe Catapano: Per l’appello basta la notifica solo al procuratore costituito

È valida ed efficace la notificazione dell’atto di impugnazione effettuata mediante notifica di una sola copia all’avvocato della parte costituita, anziché di tante copie quanto sono gli interessati che, comunque, vanno citati anche nel successivo grado di giudizio.

Equitalia-e-la-relata-di-notifica-per-la-Cassazione-non-obbligatoria-370x230Importante chiarimento della Cassazione per chi, nel notificare un atto di appello, si sia preoccupato di notificarlo solo alla parte costituita nel precedente grado di giudizio, mentre avrebbe dovuto farlo anche nei confronti degli altri interessati. Secondo la Corte, infatti, è valida ed efficace la notificazione dell’atto di impugnazione effettuata mediante consegna di una sola copia al procuratore costituito, anziché di tante copie quanto sono gli interessati.

La vicenda

Con l’emissione di una sentenza in materia di condominio, la parte soccombente notificava l’appello solo al procuratore costituito nel precedente grado di giudizio e non anche alle altre parti eventualmente rimaste contumaci. Rilevata la nullità dell’impugnazione, la Corte di Appello ordinava all’appellante l’integrazione della notifica che, tuttavia, interveniva successivamente al decorso dei termini per impugnare. Sicché l’appello veniva ritenuto nullo.

La sentenza

Di tutt’altro avviso la Suprema Corte secondo cui la notifica dell’atto di impugnazione effettuata tramite consegna di una sola copia al procuratore costituito, anziché di tante copie quanto sono gli interessati, è conforme al codice di procedura civile, e sarebbe dunque valida o efficace. Non è invece necessario eseguire, notifica mediante, consegna di tante copie quanti sono gli interessati.

Già le Sezioni Unite avevano stabilito che la notificazione dell’atto d’impugnazione eseguita presso il procuratore costituito per più parti, tramite consegna di una sola copia, è valida ed efficace sia nel processo ordinario che in quello tributario. A imporlo è il principio costituzionale della ragionevole durata del processo: il procuratore costituito è destinatario, e non semplice consegnatario, dell’atto di impugnazione, in quanto su di lui incombe l’obbligo di fornire ai propri rappresentati tutte le informazioni concernenti lo svolgimento e l’esito del processo. Pertanto, non va dichiarata la nullità della notifica eseguita tramite consegna di una sola copia al procuratore costituito, anziché di tante copie quanto è il numero degli interessati.

In ogni caso la rinnovazione della notifica sana il vizio e non integra gli estremi di una nuova e autonoma notifica.

Giuseppe Catapano: Il pedone sulle strisce può essere responsabile per l’investimento

Il comportamento che il codice della strada impone al pedone: quando la responsabilità non è dell’automobilista.

Per l’investimento del pedone mentre attraversa le strisce la colpa non è sempre dell’automobilista: se infatti questi non solo rispetta le norme del codice della strada, ma ha tenuto un comportamento prudente, tale da consentirgli di evitare anche eventuali manovre improvvise e avventate del pedone, Il-pedone-sulle-strisce-puo-essere-responsabile-per-investimento-370x230allora la responsabilità non potrà che ricadere su quest’ultimo. Difatti, afferma il Tribunale di Genova, in caso di investimento, la responsabilità del conducente è esclusa quando risulti provato che non vi era, da parte di quest’ultimo, alcuna possibilità di prevenire l’evento: situazione che ricorre allorché il pedone abbia tenuto una condotta imprevedibile e anormale, sicché l’automobilista si sia trovato nell’oggettiva impossibilità di avvistarlo e, comunque, di osservarne tempestivamente i movimenti.

Insomma, il pedone è responsabile del suo investimento sulle strisce quando si rende protagonista di un grave comportamento di imprudenza, noncurante dei divieti di attraversamento.

Così, il passante che, mentre attraversa la strada, è coperto da un’auto non può avere colpe se viene investito da un automobilista che non lo ha visto: era quest’ultimo, infatti, a dover preoccuparsi di raggiungere un campo visivo quanto più ampio possibile, specie nei centri urbani.

Stesso discorso per il passante che, in occasione delle strisce, attraversi la strada sbucando da una siepe posta ai margini. Diverso, però, il discorso se il pedone, nel fare ciò, sbuchi all’improvviso mentre corre: in tal caso, anche un comportamento prudente da parte del conducente rende impossibile l’investimento.

È bene ricordare – ricordano i giudici liguri – che il pedone che attraversa di corsa, come nel caso in esame, anche se sulle strisce, e che si immette nel flusso dei veicoli che marciano secondo la velocità stabilita per legge, pone in essere un comportamento colposo che può costituire causa esclusiva del suo investimento da parte di un veicolo. Questo soprattutto nel caso in cui il conducente del mezzo che lo ha investito dimostra che la comparsa improvvisa del pedone sulla propria traiettoria ha fatto sì che l’impatto fosse inevitabile.

Il pedone del resto ha violato, con la sua condotta, il codice della strada che detta specifiche regole anche per essi. Val la pena ricordarle.

I pedoni, per attraversare la carreggiata, devono servirsi delle strisce pedonali, dei sottopassaggi e dei sovrapassaggi. Quando le strisce non esistono, o distano più di cento metri dal punto di attraversamento, i pedoni possono attraversare la carreggiata solo rispettando le seguenti regole:

– possono attraversare solo in senso perpendicolare, con l’attenzione necessaria ad evitare situazioni di pericolo per sé o per altri;

– devono comunque dare la precedenza ai conducenti.

I pedoni non possono attraversare diagonalmente le intersezioni, non possono sostare o indugiare sulla carreggiata, salvo i casi di necessità.

È vietato ai pedoni effettuare l’attraversamento stradale passando anteriormente agli autobus, filoveicoli e tram in sosta alle fermate.

Giuseppe Catapano: Facebook esige i documenti d’identità dei profili dai propri iscritti

Nickname e pseudonimi su Facebook ma dietro si nasconde la più massiccia raccolta di dati che il web abbia mai conosciuto; servono per combattere i profili falsi, fanno sapere dalla California, mentre il Commissario per la protezione dei dati personali di Amburgo ha emesso un provvedimento contro il social network americano.

Facebook ha iniziato a chiedere i documenti ai propri iscritti. Non solo carte d’identità, ma anche carte di credito, bollette, estratti conto, badge lavorativi o qualsiasi documento in grado di provare la reale identità di una persona. Pena, la disattivazione totale dell’account a tempo indeterminato. Si Facebook-esige-i-documenti-di-identita-dei-profili-370x230tratta di una misura resasi necessaria – fanno sapere da Palo Alto, sede principale del social network di Zuckerberg – solo al fine di combattere il fenomeno dei profili falsi. Ma dietro si nasconde anche la più massiccia “data collection” di documenti identità fatta a mezzo informatico e dai toni simili a quelli di un’estorsione (o mi dai la tua patente o ti disattivo).

È possibile verificare tutti i dettagli di cosa viene richiesto qui, senza peraltro alcuna garanzia sul rispetto della privacy. Non c’è, infatti, alcuna traccia della obbligatoria informativa sul trattamento dei dati, l’indicazione del responsabile del trattamento, le modalità con cui vengono conservati e trattati detti documenti. Insomma, come dare una caparra senza firmare alcuna ricevuta.

Bloccati e senza risposta

Inizialmente si pensava che il fenomeno fosse limitato solo agli Stati Uniti; invece si sta estendento a tutta l’Europa e anche in Italia, a giudicare dalle lamentele in giro. Nei numerosi treat inoltrati a Facebook, sono ormai molte le lamentele degli utenti bloccati senza peraltro alcuna risposta dal centro assistenza. La questione, poi, sembra non interessare solo i profili aperti con nickname (e, quindi, con nomi falsi), ma anche quelli con nomi veri, corrispondenti a quelli registrati all’anagrafe. I forum sono pieni di racconti paradossali.

L’unica autorità che, in merito, si è mossa è il Commissario per la protezione dei dati personali di Amburgo che ha emesso un’ordinanza contro Facebook Ireland Ltd per violazione della legge federale e la legge Telemedia su carte d’identità e identificazione elettronica (qui il testo). L’autorità ha interdetto a Facebook di bloccare i profili utenti aperti sulla base di uno pseudonimo. Viene inoltre disposto che Facebook debba astenersi dal rinominare unilateralmente il nome utente nel corrispondente nome reale. Inoltre viene vietata ogni richiesta di copie digitali di documenti di identità (carta d’identità o passaporto) per scopi di identificazione.

All’origine dell’ordine vi è la denuncia di un utente, che aveva usato il proprio account di Facebook con un nome alias (pseudonimo). Facebook gli aveva bloccato l’uso del profilo, imponendogli di rinominarlo con il nome reale di battesimo, previa presentazione di un documento di identità a prova della corrispondenza. Contro la volontà dell’utente, Facebook ha infine cambiato il nome del suo profilo in quello con il suo vero nome. In tal modo Facebook ha rivelato il suo vero nome ai suoi “amici”.

Johannes Caspar, Commissario Amburgo per la protezione dei dati e la libertà d’informazione, ha riferito in merito: “Come in molte altre denunce contro Facebook, anche questo è un esempio che dimostra come il provider rafforzi prepotentemente, ogni giorno, la propria politica nei confronti dei propri utenti e dei relativi dati personali senza alcun rispetto per le disposizioni legislative nazionali. L’imposizione dell’utilizzo del vero nome viola il diritto dell’utente all’utilizzo di pseudonimi, come disciplinata dalla legge federale tedesca Telemedia”.

Di tutt’altro avviso è il Garante per la privacy dell’Irlanda, nazione dove Facebook ha il proprio distaccamento e sede per l’Europa. Secondo tale Authority, il comportamento di Facebook è legittimo.

Si pone allora l’inevitabile problema della competenza territoriale: quanto potrà essere valida e applicabile la decisione del Commissario tedesco? Secondo quest’ultimo, nei casi in cui Facebook gioca fuori casa deve applicare le leggi degli altri Stati e non quella del suolo irlandese.

Il problema nascosto

Solo pochi giorni fa Facebook ha comunicato di aver raggiunto 1 miliardo di visite in un solo giorno (non parliamo del numero di iscritti, sensibilmente superiore, ma di quante persone, nell’arco delle 24 ore, si sono collegate al social). È una cifra enorme per chi fa servizi sul web.

Una cifra che deve far pensare ai possibili problemi che una raccolta indiscriminata di dati potrebbe comportare, senza peraltro alcuna garanzia sul relativo trattamento.

C’è poi da dire che il comportamento di Facebook viene a ledere non solo il diritto all’anonimato ormai riconosciuto da tutti i moderni Stati democratici, ma anche il diritto alla libertà di parola: subordinare la cessione incondizionata dei propri dati alla possibilità di comunicare con il mondo presenta, già secondo molti, profili di illegittimità. Non è da escludere, quindi, l’intervento della Corte di Giustizia europea.