Giuseppe Catapano: Volkswagen, l’a.d. Winterkorn annuncia le dimissioni. L’Ue: gli stati indaghino

img733607Come previsto, l’amministratore delegato di Volkswagen, Martin Winterkorn, ha annunciato le dimissioni a seguito dello scandalo sulle alterazioni ai gas di scarico. “Volkswagen ha bisogno di un nuovo inizio e sto aprendo la strada a questo nuovo inizio con le mie dimissioni”, si legge in una nota diffusa da Winterkorn. L’ormai ex a.d. del colosso tedesco dell’auto si dice “scioccato dagli eventi dei giorni scorsi” e “basito dal fatto che irregolarità di tali proporzioni siano state possibili nel gruppo Volkswagen”. “Il processo di chiarificazione e trasparenza deve continuare”, scrive ancora il manager, che da parte sua nega ogni coinvolgimento diretto nello scandalo della frode sulle emissioni che ha travolto la casa automobilistica tedesca: “Non sono a conoscenza di nessun atto illegale da parte mia”.

L’Ue: i singoli stati indaghino e poi riferiscano a Bruxelles. I dispositivi vietati dal 2007. La Commissione europea incoraggia i Ventotto a fare le indagini necessarie e a riferirne all’esecutivo: le autorità nazionali sono responsabili dei controlli sulle emissioni dei motori delle auto e devono effettuare controlli particolarmente rigorosi, sottolinea Bruxelles. “Discuteremo con loro su come coordinare queste indagini e faciliteremo il loro scambio di informazioni”, ha spiegato la portavoce Lucia Caudet, tornando sul caso dei dispositivi truccati per falsificare i risultati dei test, scoperti sulle auto Volkswagen. Tali dispositivi, ha spiegato ancora la portavoce, sono vietati in Unione europea da una regola del 2007. Bruxelles era consapevole della possibilità di truccare i test, tanto che dall’inizio del 2016 entrerà in vigore una nuova normativa comunitaria che prevede che i controlli sulle emissioni inquinanti non avvengano più in laboratorio ma su strada. In ogni caso, ha precisato, la competenza sui controlli e sull’eventuale decisione del ritiro di auto e dispositivi, o di comminare sanzioni, è nazionale. “Accogliamo con favore le indagini cominciate in alcuni Stati, come Germania, Francia e Italia”.

Il Guardian: emesso 1 mln di tonnellate di inquinanti l’anno. Con la manipolazione sui test di 11 milioni di veicoli, la Volkswagen è responsabile di quasi un milione di tonnellate di sostanze inquinanti l’anno. Lo sostiene il giornale britannico Guardian, secondo il quale si tratta di un quantitativo pari al totale delle emissioni inquinanti in Gran Bretagna di auto, impianti energetici, industrie e agricoltura.
Secondo il giornale l’Epa, l’agenzia di controllo Usa, ha calcolato che le 482 mila auto diesel VW avrebbero emesso tra le 10 mila e le 41 mila tonnellate di gas di scarico l’anno, contro le mille tonnellate che avrebbe dovuto emettere se avesse rispettato gli standard Usa. Allargando questo calcolo agli 11 milioni di veicoli diesel VW in circolazione, la compagnia potrebbe potenzialmente essere responsabile di 230-950 mila tonnellate di emissioni inquinanti l’anno, il cui impatto sarebbe particolarmente elevato in Europa dove i veicoli diesel sono la metà del totale, contro l’1% degli Stati Uniti.
Intanto lo scandalo rischia di allargarsi ulteriormente. L’agenzia californiana per la protezione ambientale, l’Air Resources Board’, ha annunciato che intende effettuare nuovi test sui motori diesel della casa di Wolfsburg. Stavolta non si limitera al diffusissimo 4 cilidri due litri al centro dello scandalo, ma analizzerà se Volkswagen ha adottato gli stessi trucchi sul più potente diesel 6 cilindri a V da 3 litri montato si modelli di lusso come la Porsche Cayenne e l’Audi A6.
Per il momento sono almeno 25 le class action, le azioni collettive, già presentate in tutti i 50 stati Usa, contro Volkswagen. Gli studi legali querelanti si sono mossi in gran fretta e non hanno faticato a trovare clienti, perché molti amici e colleghi degli avvocati erano proprietari di Volkswagen diesel.
Dal canto suo, Volkswagen ha ingaggiato lo studio legale americano Kirkland & Ellis per aiutarla ad affrontare lo scandalo delle emissioni truccate negli Usa. Lo studio Usa ha difeso i britannici di Bp nell’inchiesta Usa sulla marea nera che nel 2010 ha devastato il Golfo del Messico.
In Germania intanto il ministero dei Trasporti smentisce di essere stato a conoscenza del dispositivo usato da Volkswagen per manipolare i controlli dei gas di scarico negli Usa. “Al ministero dei Trasporti – si legge in una nota – non eravamo a conoscenza dell’utilizzo di una tecnologia sui controlli delle emissioni”.
Ieri il giornale ‘Die Welt’ aveva sostenuto il contrario, sulla base di una risposta del ministro dei Trasporti tedesco a un’interrogazione dei Verdi del 28 luglio scorso, da cui trapelava che il ministero aveva avviato “il lavoro sull’ulteriore sviluppo del quadro normativo comunitario”, con l’obiettivo di ridurre “le reali emissioni” dei veicoli. Tuttavia il ministero dei Trasporti precisa di non essere a conoscenza di nessuna manipolazione dei dati e di nessuna tecnologia predisposta a tal fine. “Con il miglioramento e la riconfigurazione del processo di misurazione – si legge nella risposta del ministero – attraverso la fissazione di livelli di tolleranza più bassi e di condizioni di utilizzo più vicine alla realta’, l’intento è di arrivare a risultati più rappresentativi”.
Il titolo della casa tedesca, dopo un avvio ancora negativo fino al -8%, ha virato in rialzo e rimbalzato fino al 7%, dopo che nei due giorni precedenti la compagnia tedesca ha bruciato oltre 25 miliardi di euro di capitalizzazione di mercato.

Il ministro Galletti: siamo pronti a far scattare il blocco delle vendite. “Se scopriremo che anche in Italia sono state vendute auto dotate di un software per ingannare i controlli sulle emissioni sarà inevitabile far scattare il blocco delle vendite”.
Lo ha detto a Repubblica il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, spiegando di aver mandato “una lettera all’a.d. di Volkswagen Italia chiedendo di fornire elementi oggettivi per capire se nelle autovetture commercializzate in Italia siano stati installati accorgimenti tecnici analoghi a quelli scoperti negli Stati Uniti, accorgimenti per alterare i dati sulle emissioni di gas inquinanti”. “E’ arrivato il momento di fare chiarezza, di procedere a una revisione ampia del sistema. Anche perché, se i dati di emissione cambiano, cambia anche il quadro dell’inquinamento atmosferico. Ci sono in giro polveri più sottili di quelle che risultano dai controlli ufficiali”, ha aggiunto Galletti.
Sempre a proposito dello scandalo Volkswagen, “in ballo – ha concluso il ministro- ci sono migliaia di posti di lavoro in Europa. E questa è una ragione in più per fare chiarezza nell’interesse di tutti. Questa vicenda dimostra che fare i furbi in campo ambientale non conviene”.

Il ministro Guidi: va fatta velocemente chiarezza. “Se quello che sembra emergere verrà confermato è certo che c’è un quadro di grande gravità, peraltro direi già confermato dai vertici dell’azienda”. Il ministro dello Sviluppo economico, Federica Guidi, chiede chiarezza e lancia l’allarme sulle possibili ripercussioni del caso delle emissioni Volkswagen. “Intanto – ha affermato Guidi a margine del forum Pmi per gli investimenti e il commercio tra Italia e Cina – è importante fare velocemente, anche con i vertici dell’azienda, la massima chiarezza su quello che è successo e su quelle che possono essere le ripercussioni. Ma per ora siamo alle battute iniziali. È prematuro ora prefigurare quali scenari ci troveremo a dover fronteggiare”.
Oltre ai consumatori di auto, il caso Volkswagen potrebbe investire anche il settore della componentistica automotive in Italia. “Volkswagen – ha osservato il ministro Guidi – è il secondo produttore mondiale di auto. Quindi, sia per dimensioni che per volumi che per livello tecnologoco è uno degli attori principali nel settore automotive. Quindi c’è preoccupazione”. Se dunque il quadro dovesse essere confermato, secondo il ministro, non sono escluse “possibili ripercussioni”.
Il ministro ha ricordato che il ministro dell’ambiente, Gian Luca Galletti, e quello alle infrastrutture, Graziano Delrio, sono “direttamente coinvolti” nelle verifiche e nei controlli dei dati e che “hanno già chiesto informazioni all’azienda per quello che riguarda il mercato italiano”. “E’ evidente – ha ribadito il ministro – che una situazione del genere, in un gruppo come Volskwagen, è di grande preoccupazione. Al di là degli aspetti che poi si chiariranno, visto che siamo ancora alle prime fasi e dobbiamo capire quali sono i numeri, certamente se il quadro fosse confermato si aprirebbe uno scenario di grande preoccupazione per un grande gruppo industriale, di fondamentale importanza per il tessuto produttivo tedesco ma anche per molti altri Paesi tra, cui anche l’Italia. E’ certo – ha concluso Guidi – che si tratta di un quadro di grande gravità
riguarda il mercato italiano, nell’ambito di questo potenziale numero di veicoli immesso sul mercato a livello mondiale”.

Giuseppe Catapano: Orsetti di cioccolato, nella lite tra Lindt e Haribo la corte tedesca dà ragione agli svizzeri

img835661Gli orsetti di cioccolato diLindt & Sprüngli non sono contraffazioni delle caramelle prodotte dalla tedesca Haribo, né violano un suo marchio registrato da decenni con il nome “Goldbär” (orsetto d’oro).
Lo ha stabilito il Bundesgerichtshof, la massima istanza federale tedesca in materia civile e penale.
L’orsetto di cioccolato “Teddy”, prodotto da Lindt & Sprüngli, aveva debuttato sugli scaffali tedeschi nell’ottobre 2012 attirando subito l’attenzione di Haribo, società di Bonn famosa per i suoi orsetti gommosi, che ha poi deciso di trascinare la concorrente svizzera in tribunale. In prima battuta, nel dicembre del 2012, ha ottenuto ragione, ma la sentenza è poi stata ribaltata nell’aprile del 2014 dai giudici dell’Oberlandesgericht di Colonia.

Giuseppe Catapano: Riforme, Grasso contro la Lega: “Non permetterò che blocchino il senato”

PIETRO GRASSO ROBERTO CALDEROLI

“Milioni di emendamenti sono una offesa alla dignità delle istituzioni, che ho difeso da ogni attacco da qualunque parti provenisse”. Lo ha dichiarato il presidente del Senato, Pietro Grasso, a proposito del ddl di riforma costituzionale. – “Ieri ho richiamato le parti politiche a non piegare la revisione della nostra Costituzione a logiche di bassa politica”, ha aggiunto Grasso: “ le regole della democrazia vanno riviste con serietà  e con la massima attenzione”.  “Non permetterò  che il senato sia bloccato da iniziative irresponsabili di questa portata e assumerò tutte le misure necessarie per consentire almeno in Aula il dibattito nel merito”, ha aggiunto Grasso, con riferimento agli 82 milioni di emendamenti  presentati dalla Lega.  “Soltanto riordinare e valutare l’ammissibilità di questi emendamenti  richiederebbe anni e anni di lavoro”.
Ma intanto la presentazione degli emendamenti al ddl riforme segna la riappacificazione, momentanea, tra maggioranza e minoranza Pd. La maggioranza ha presentato solo tre emendamenti alla riforma costituzionale firmati dalla presidente della commissione Affari costituzionali del Senato, Anna Finocchiaro. Emendamenti che riguardano “le funzioni del nuovo Senato, l’articolo 2 sulla composizione e la Consulta”. Certo, rimangono aperti i nodi del Titolo V e del Presidente della Repubblica che di intesa approfondiremo nei prossimi giorni”. La notizia è l’intesa raggiunta con gli emendamenti. Ecco quello che ha riappacificato maggioranza e minoranza Pd. Si tratta di una modifica al comma 5 dell’articolo 57 della Costituzione che viene introdotto nell’articolo 2 del Ddl Boschi e fissa in Costituzione il principio che i senatori verrano eletti. L’emendamento aggiunge alla frase “la durata del mandato dei senatori coincide con quella degli organi delle istituzioni territoriali dai quali sono stati eletti” questo periodo: “In conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri in occasione del rinnovo dei medesimi organi, secondo le modalità stabilite dalla legge”. Nello stesso articolo al comma successivo infatti si stabilisce che ci dovrà essere una legge “approvata da entrambe le Camere per regolare le modalità di attribuzione dei seggi e di elezione dei membri del Senato della Repubblica tra i consiglieri e i sindaci, nonché quelle per la loro sostituzione, in caso di cessazione dalla carica elettiva regionale o locale. I seggi sono attribuiti in ragione dei voti espressi e della composizione di ciascun Consiglio”.

E poi più poteri di controllo al nuovo Senato, al quale viene restituita anche la funzione di verificare “l’impatto delle politiche dell’Unione europea sui territori” e viene data anche la “valutazione delle politiche pubbliche e l’attività delle pubbliche amministrazioni”, mentre nel testo votato dalla Camera il Senato si limitava a “concorrere” nella valutazione.    La nuova Camera delle Autonomie continuerà poi a concorrere, come prevede il testo licenziato da Montecitorio, all’espressione di “pareri sulle nomine di competenza del governo nei casi previsti dalla legge”, in piu’ dovrà concorrere a “verificare l’attuazione delle leggi dello Stato”. Infine, il nuovo Senato “esercita funzioni di raccordo fra lo Stato e gli altri enti costitutivi della Repubblica”. Tutto ciò lo prevede l’emendamento della maggioranza a firma Anna Finocchiaro, all’articolo 1 del ddl riforme, ovvero sulle funzioni del Senato.

Non soltanto. Uno dei tre emendamenti firmati da Anna Finocchiaro e frutto dell’accordo nella maggioranza di governo riconsegna al Senato il potere di eleggere due giudici della Corte costituzionale. Nel passaggio alla camera l’elezione dei cinque membri di nomina parlamentare doveva avvenire da parte del parlamento in seduta comune, ma vista la composizione del nuovo Senato, fatto di soli 100 membri, i senatori hanno giudicato questa ipotesi una diminutio.
“La Corte costituzionale è composta da quindici giudici – si legge nel testo dell’emendamento -, dei quali un terzo nominati dal Presidente della Repubblica, un terzo dalle supreme magistrature ordinaria ed amministrative, tre dalla Camera dei deputati e due dal Senato della Repubblica”. Inoltre “alla cessazione dalla carica dei giudici della Corte costituzionale nominati dal Parlamento in seduta comune, le nuove nomine sono attribuite alternativamente, nell’ordine, alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica”.

Minoranza Pd: raggiunta una mediazione degna

La minoranza festeggia. Gli emendamenti hanno il sapore di una vittoria. “Gli emendamenti presentati sulla eleggibilità dei senatori, sulle funzioni e competenze del Senato, frutto di un confronto e lavoro comune nel Pd, sono positivi. Esprimono una ritrovata unità nel partito e consentono un impegno unitario sui temi delle riforme e dell’azione di governo”, afferma il senatore del Pd Vannino Chiti. “Sono soddisfatto che si sia raggiunta una mediazione degna”, aggiunge l’esponente dem: “i senatori saranno sindaci e consiglieri regionali, ma saranno i cittadini a sceglierli. Tornano nella competenza del Senato funzioni di rilievo relative al controllo delle nomine pubbliche, alle nomine dei giudici della Corte Costituzionale, al ruolo nelle politiche europee e nei confronti del sistema delle autonomie, che rendono il nuovo Senato un’istituzione non irrilevante. Come si vede, il bicameralismo paritario si puo’ superare salvaguardando pienamente il diritto dei cittadini a scegliere i propri rappresentanti nelle istituzioni”. Ed è lo stesso Chiti a dichiarare nel corso della mattinata che la minoranza Pd voterà a favore dei tre emendamenti a firma Finocchiaro e capigruppo della maggioranza. “Abbiamo fatto un incontro stamattina e c’è stata condivisione su questi aspetti, ma ho sempre detto che sulla Costituzione e sulla legge elettorale c’è un ruolo del singolo parlamentare”. Sono emendamenti, aggiunge, su “cui ci siamo confrontati, che “abbiamo costruito insieme” e su cui siamo “d’accordo”, sottolinea.

La minoranza Pd, comunque, non ha assolutamente fatto marcia indietro sulla presentazione di propri emendamenti, così come aveva chiesto il ministro Maria Elena Boschi.  In attesa che il presidente del Senato, Pietro Grasso, si pronunci sulla ammissibilità degli emendamenti, la minoranza Pd, infatti, come del resto già preannunciato ieri, conferma per l’Aula tutte e 17 le proposte di modifica depositate in commissione: tre di queste riguardano l’articolo 2 del ddl Boschi e toccano il ‘nodo’ dell’elettività diretta del Senato, nonché la riduzione del numero dei deputati da 630 a 500. La minoranza, tuttavia, giudica “degna” l’intesa raggiunta con la maggioranza e il governo, quindi una volta che sarà stabilita l’ammissibilità degli emendamenti, potrebbe ritirare le sue proposte di modifica e convergere su quelle a firma Anna Finocchiaro, come si augura l’esecutivo, che con Maria Elena Boschi ha spiegato che “gli emendamenti si presentano e si ritirano”.

Ma che cosa accdrà ora, come si procederà? Intanto stasera si concluderà la discussione generale sulla riforma costituzionale nell’Aula del Senato. Domattina, poi, il ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi, svolgerà la sua replica e subito dopo si terrà un primo delicato voto sul ‘non passaggio agli articoli’, una richiesta che spesso viene avanzata dalle opposizioni quando non sono d’accordo su un provvedimento. A quel punto, si apprende da fonti parlamentari, si dovrebbe riunire una conferenza dei capigruppo per fissare il calendario per i prossimi giorni. L’inizio delle votazioni sugli emendamenti, infatti, potrà avvenire soltanto quando il presidente del Senato avrà espresso il suo parere sull’ammissibilità, e vista la mole di quelli presentati, difficilmente si potrà iniziare già domani.

Calderoli (Lega), record di emendamenti. Fi più “contenuta”

“Ho consegnato oggi 82.730.460 emendamenti alla riforma Costituzionale in esame dell’aula del Senato della Repubblica: per salvare la democrazia di un Paese e’ consentito qualunque mezzo, quindi anche questo”, rivendica Roberto Calderoli. “Sono quasi certo di aver battuto tutti i record, italiani e mondiali di emendamenti depositati. E’ giusto, pero’, ora ringraziare anche le persone che mi hanno supportato, riconoscendone capacità e professionalità, a partire dal dottor Penna e tutto lo staff dell’ufficio legislativo del Gruppo Lega Nord e Autonomie del Senato”, aggiunge il vicepresidente leghista del Senato.Non è da record, ma comunque considerevole il numero di emendamenti presentati da Forza Italia. Sono, infatti, 1.173 quelli depositati. Anche dalle altre forze di opposizione arrivano richieste di modifica al testo: Sel ne ha presentate intorno alle 60mila, mentre il numero degli emendamenti del Movimento 5 Stelle si aggira intorno ai 200. Richieste di modifica (160) anche dai fittiani e alcuni emendamenti sono stati presentati anche da Mario Mauro, leader dei Popolari per l’Italia.