Giuseppe Catapano: Riforme, Toti e Garavaglia in audizione al Senato

Toti_Giovanni_100915Il 9 settembre si sono tenute le prime audizioni di rappresentanti delle Regioni presso la Commissione Affari costituzionali del Senato nell’ambito di un’indagine conoscitiva sulla revisione della parte II della Costituzione. Nel corso della giornata sono stati auditi il presidente della regione Liguria, Giovanni Toti e l’assessore Massimo Garavaglia in rappresentanza della Regione Lombardia.
Secondo Toti “nel testo” del Ddl Riforme “vi sono delle contraddizioni e degli aspetti non condivisibili”. In particolare “il nuovo riparto delle competenze attribuite alle Regioni e allo Stato, eliminando le materie concorrenti. Non è stata fatta una vera e propria chiarezza e il testo contiene “termini generici che creeranno conflittualità” davanti alla Corte. L”articolo 117 fa nascere forti perplessità. Alcune materie come i servizi sociali, il trasporto locale, agricoltura e sanità dovrebbero rimanere in capo alle Regioni”. La lettura del nuovo articolo 117 della Costituzione “fa nascere forti perplessità già dalla molteplicità e dalla varietà dei termini usati. Sono termini generici che sembrano fatti apposta per creare ulteriore confusione tra le competenze”. Inoltre, continua il presidente della Regione Liguria, “se si guarda al rapporto tra Stato e Regioni, dal combinato disposto del nuovo Senato e il nuovo riparto delle competenze sembra che l’arcaica concorrenza di competenza tra Stato e Regioni sopravviva sotto altre spoglie.
“Se si va verso un Senato – ha aggiunto – che esprima realmente le realtà territoriali bisogna rivedere la potestà legislativa. Non basta un travaso di materie” tra Stato e Regioni “ma serve un maggiore confronto”. Toti ha quindi sottolineato che con la riforma tutti “gli Enti locali perdono autonomia” non compensata dal ruolo del nuovo Senato che “non ha alcun obbligo nei suoi confronti, a causa di mancanza di vincolo di mandato”. Il Nuovo Senato dovrebbe essere composto “con una elezione diretta da parte dei cittadini contestuale a quello del Consiglio regionale, prevedendo inoltre una delegazione a se stante in Senato, perché è difficile pensare che Governatori o assessori abbiano tempo di fare anche i parlamentari” in Senato, ha aggiunto il presidente della Liguria.
Il Presidente della Liguria sottolinea quindi che “al di là delle soluzioni che verranno adottate, se si va nella direzione di un Senato dei territori occorrerebbe ripensare la riqualificazione della potestà legislativa sulle competenze delle Regioni”. E aggiunge: “il prezzo che si paga è quello della limitazione dei poteri delle comunità in cambio di un Senato che non ha alcun legame con essi: si rimane perplessi dinanzi a questa impostazione, che fa perdere il principio di autonomia delle Regioni” perché “gli Enti regionali perdono sovranità a favore di un Senato che non ha nessun obbligo nei confronti dei territori perché i consiglieri” scelti come nuovi senatori “non sono eletti e non hanno nessun vincolo i territori”. Tra l’altro gli organismi di competenze, ossia i consigli regionali- sottolinea Toti- rimarrebbero monchi di loro componenti e tutto cio’ a danno delle Regioni”.
Infine una critica sulla clausola di salvaguardia o di supremazia dello Stato, per quanto riguarda il nuovo Titoli V: “per alcune materie a me non piace per niente – osserva Toti -. Andrebbe prevista solo per comprovati casi di supremazia di unità dello Stato e per casi eccezionali. Occorre dividere in maniera netta le reali competenze e lasciare alle Regioni una reale possibilità di autoregolarsi con tutte le conseguenze che possano derivare anche da una disomogeneità”.
Sul riparto delle competenze legislative tra Stato e Regioni è intervenuto anche Massimo Garavaglia, assessore all’Economia della Lombardia, nel corso di un’analoga audizione sulle riforme presso la stessa Commissione Affari costituzionali del Senato: “occorre ritornare al testo del Senato” poi modificato dalla Camera in seconda lettura. Garavaglia ha sottolineato il sistema di ripartizione di competenze “non è logico” ed ha portato come esempio la suddivisione di formazione professionale e di politiche attive per il lavoro che nel testo della Camera sono riportate l’una in capo alle Regioni l’altra allo Stato, mentre “devono andare insieme”. L’assessore lombardo ha definito “un aborto” la clausola di supremazia dello Stato: “andrebbe limitata a situazione eccezionali e temporalmente”. Infine Garavaglia ha fatto una critica di fondo alla futura composizione del Senato: “Il modello è la camera delle autonomia tedesca”, cioè il Bundesrat. E in ogni caso, ha sottolineato: “c’è da chiedersi che ci fanno i senatori a vita. Il loro apporto sarebbe molto migliore dall’altra Camera”.

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