Giuseppe Catapano scrive: Processi ancora pieni di carta

Processo civile telematico. Ma ancora pieno di carte. Dalle continue interruzioni dei servizi, ai quasi 40 tribunali che trasmettono ancora gli atti in forma cartacea, alla richiesta della maggior parte dei giudici della copia di cortesia, il pct, a quasi un anno dalla sua entrata in vigore nei tribunali d’Italia, sta creando più complicazioni che altro. È la fotografia scattata ancora una volta dall’Associazione nazionale degli avvocati italiani sull’attuazione della giustizia digitale in Italia (si veda ItaliaOggi dell’8 aprile scorso), con tanto di casi specifici. A partire dal tribunale di Velletri, che ha dichiarato inammissibili gli atti introduttivi inviati in via telematica senza il decreto Dgsia. Altri tribunali, continua l’Anai, hanno avuto il decreto autorizzativo, ma non ne hanno dato puntuale informazione. Ancora, il tribunale di Monza ha stabilito che il giudice potrà sempre richiedere agli avvocati copia cartacea di cortesia e di documenti già depositati telematicamente. Al contrario, il tribunale di Salerno ha invitato i difensori a depositare copia telematica di cortesia in formato pdf nativo, del ricorso e della comparsa di costituzione. «Gli avvocati», afferma l’Anai, «si devono quindi far carico di un duplice processo, telematico e cartaceo, anche in uffici giudiziari lontani dal proprio studio, mentre i giudici lamentano motivazioni per rifiutare il processo telematico». Anai richiama anche un sondaggio effettuato dal Csm, dal quale emerge che su 116 uffici di primo grado, per più di 50 la trasmissione del fascicolo telematico per il processo di appello non viene in alcun modo garantita.

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